Il Codice Rosso è legge: ma cosa succede alla donna che denuncia?

Il Codice Rosso è legge: ma cosa succede alla donna che denuncia?

28/07/2019 0 Di Michela Silvia

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Final­mente approva­ta la legge che tutela gli abusi e vio­len­ze sulle donne, l’obbligo da parte del­la polizia pen­iten­ziaria di inter­venire entro 3 giorni dal­la denun­cia, una cor­sia che accor­cia di gran lun­ga le attese.

Una legge però che perde in alcuni punti in quanto non è del tutto lineare.

Ad esem­pio non sono pre­visti inter­ven­ti per accor­cia­re i tem­pi del proces­so penale, che in media dura otto anni, purtrop­po in alcu­ni casi anche di più, e sap­pi­amo bene che una sen­ten­za defin­i­ti­va dopo dieci anni non dà gius­tizia a nes­suno.

Un mio caris­si­mo ami­co medico, che si occu­pa nel­la provin­cia di Tra­pani di vio­len­za di genere, mi disse: “La vio­len­za di genere non viene pre­sa in con­sid­er­azione dalle Con­sulen­ze tec­niche d’ufficio (Ctu) nom­i­nate dal giu­dice nei casi di sep­a­razioni con­flit­tuali e affi­do dei minori”.
La vio­len­za viene con­fusa con il con­flit­to e si arri­va a con­sigliare alle donne di riti­rare le querele per dare pro­va di vol­er­si con­cil­iare e abbas­sare la con­flit­tual­ità. In situ­azioni peg­giori, le donne che han­no subito mal­trat­ta­men­ti sono dichiarate “madri non tute­lan­ti”; ma un uomo che com­mette vio­len­za anche davan­ti ai figli “è comunque un buon padre”.

Quindi ancora discrepanze e poca chiarezza.

Vor­rei solo aprire una par­ente­si, che invece avrebbe bisog­no di molte righe per essere chiari­ta, in mer­i­to alla tutela delle mamme e i bam­bi­ni, vit­time di vio­len­ze.
Ciò in cui spero davvero, è che dopo la fase iniziale del­la denun­cia, vengano real­mente pro­tet­ti.
Tenu­ti insieme.
Aiu­tati.
Sal­vati.
Un Uomo vio­len­to, un padre vio­len­to è una per­sona che deve essere aiu­ta­ta con gli stru­men­ti adeguati, ma allon­tana­to per­ché non con­tinui ad essere un peri­co­lo.
Spero che le sezioni dei Tri­bunali civile e penale com­in­ci­no a col­lab­o­rare tra loro, incro­cian­do i dati, per avere una visione chiara del­la situ­azione che viene denun­ci­a­ta, affinché non ven­ga con­sid­er­a­ta con­flit­tuale e quin­di a ris­chio per il minore, ma che la vio­len­za man­ten­ga il cat­ti­vo nome che ha, per­ché solo attra­ver­so quel­lo si pos­sono atti­vare le mis­ure di sicurez­za e pro­tezione.
La macchi­na del­la gius­tizia, le leg­gi, i cen­tri antiv­i­o­len­za, esistono.
Bisogna però lavo­rare nel modo gius­to, affinché questo non diven­ti un incas­tro peri­coloso che pos­sa finire per fare un gio­co con­trario, veden­do madri e bam­bi­ni, allon­ta­nati tra loro.

🔴 CODICE ROSSO: cosa prevede?

La pro­pos­ta di legge 1455, approva­ta dal­la Cam­era, basa­ta su un dis­eg­no di legge gov­er­na­ti­vo conosci­u­ta come Codice Rosso, vuole raf­forzare le tutele proces­su­ali delle vit­time di reati vio­len­ti, con par­ti­co­lari rifer­i­men­to ai reati di vio­len­za ses­suale e domes­ti­ca quali: mal­trat­ta­men­ti con­tro famil­iari e con­viven­ti; vio­len­za ses­suale, aggra­va­ta e di grup­po; atti ses­su­ali con minorenne; cor­ruzione di minorenne: atti per­se­cu­tori: lesioni per­son­ali aggra­vate da lega­mi famil­iari.
Le nuove norme preve­dono che la polizia giudiziaria deve imme­di­ata­mente comu­ni­care, anche in for­ma orale, al pub­bli­co min­is­tero la notizia di un reato com­pre­sa nell’elenco prece­dente.
Il pub­bli­co min­is­tero ha l’obbligo di sen­tire la per­sona offe­sa entro tre giorni dall’iscrizione del­la notizia di reato. Queste due norme vogliono evitare che la vit­ti­ma cor­ra anco­ra rischi, assumen­do rap­i­da­mente tutte le inizia­tive per evitare nuove aggres­sioni. Pre­vis­to anche divi­eti di avvic­i­nar­si alle vit­time e uso dei brac­cialet­ti per i per­se­cu­tori.
La polizia deve pro­cedere sen­za ritar­di alle indagi­ni e riferire al pub­bli­co min­is­tero. Entro un anno le forze dell’ordine dovran­no svol­gere cor­si di for­mazione speci­fi­ci per affrontare questo tipo di reati.
Viene introdot­to il reato speci­fi­co di sfre­gio del viso e l’obbligo di comu­ni­care alla vit­ti­ma e al suo avvo­ca­to la scarcer­azione dell’aggressore.

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