I Giganti a Pantelleria: storie di vita e di mare con Gabriella Furno

19/08/2026 0 Di Francesca Marrucci

I Giganti sono arrivati a Pantelleria e ci hanno raccontato storie di vita e di mare

Inaugurata l’esposizione dei due giganti di Gabriella Furno e Aurelio Mustacciuoli alla Galleria TheDepot a Pantelleria centro, curata da Laura Boggero 

di Fran­ce­sca Marrucci

Si rac­con­ta che un gior­no un uomo attra­ver­sò il mare.
Non sap­pia­mo da dove venisse.
Non sap­pia­mo dove voles­se andare.
E for­se non importa.
Per­ché, pri­ma o poi, un mare lo attra­ver­sia­mo tutti.

Era un uomo. 
Nuo­tó per miglia e miglia d’acqua.
Tenen­do sul­le spal­le una casa. Non quel­la di cemen­to e mat­to­ni, ma quel­la che con­ti­nui a por­tar­ti die­tro anche quan­do non ci abi­ti più. Un amo­re, uno di quel­li che il tem­po può arrug­gi­ni­re, ma non disar­ma­re. Una paro­la che avreb­be dovu­to dire. Un per­do­no arri­va­to trop­po tar­di. E poi i nomi, 
di tut­ti quel­li che ave­va incontrato. 
I nomi pesa­no moltissimo.
Soprat­tut­to quel­li del­le per­so­ne che non puoi più chiamare.
Le spal­le san­no cose che la testa dimentica.
For­se è per que­sto che dicia­mo che una respon­sa­bi­li­tà si pren­de sul­le spalle.

Quan­do arri­vó dall’altra par­te del mare l’uomo era diven­ta­to enor­me, un gigante.
Por­ta­va con sé til peso di tan­te sto­rie che meri­ta­va­no una riva.

Posò i pie­di sul­la roc­cia, si voltò.
e die­tro di lui non c’era nessuno
Le per­so­ne era­no lon­ta­ne. La per­so­na che lui stes­so era sta­to era lontana.
Era esau­sto. Dor­mì il son­no del giu­sti e dei pesca­to­ri di sogni.

Al suo risve­glio alzó gli occhi e davan­ti a lui c’era qualcosa.
O qual­cu­no.
Fat­to di pez­zi, di cose rot­te, per­du­te, un legno, una cor­da, un ferro,)che il mare ave­va por­ta­to via e poi, osti­na­ta­men­te, ave­va deci­so di restituire.
Il gigan­te lo guar­dò a lun­go e poi gli chiese:
“Chi sei?»
«Sono tut­to quel­lo che hai dovu­to lascia­re per arri­va­re fin qui.»
“Dun­que sei il mio passato”
“No, sono una par­te di te”
Allo­ra Il Gigan­te gli die­de le sue mani per toc­ca­re il mondo.
E il colos­so di legno e sale, die­de al Gigan­te nuo­vi occhi per impa­ra­re a guardarlo.
Per­ché la memo­ria non ripor­ta indie­tro, ripor­ta a noi

Ripar­ti­ro­no.

Ognu­no rac­co­glie il viag­gio di chi lo ha pre­ce­du­to e lo con­se­gna a chi ver­rà dopo.
Per­ché pri­ma di esse­re migran­te, nau­fra­go, con­qui­sta­to­re o viag­gia­to­re, chi giun­ge da un’altra riva è sem­pli­ce­men­te un uomo che ha attra­ver­sa­to il mare.

Con que­sto rac­con­to Lau­ra Bog­ge­ro ha pre­sen­ta­to l’o­pe­ra monu­men­ta­le de Il Gigan­te di Gabriel­la Fur­no, ormai alla sua ter­za espo­si­zio­ne sul­l’i­so­la e pron­ta a par­ti­re per la pros­si­ma a Ber­li­no. A fare com­pa­gnia al colos­so sen­za mani che sem­bra guar­dar­si le spal­le, un colos­so di mare, di pez­zi e testi­mo­nian­ze che il mare get­ta sul­le nostre spon­de e che for­se nel mare han­no incon­tra­to anche le mani del suo com­pa­gno in mez­zo alle tan­te che ter­mi­na­no la loro stra­da di spe­ran­za nel Cana­le di Sici­lia. Il secon­do gigan­te è infat­ti un’i­stal­la­zio­ne di Aure­lio Mustac­ciuo­li fat­ta con pez­zi di nas­se, bar­che, flutti.

Gabriel­la Fur­no è sta­ta accol­ta con affet­to e ammi­ra­zio­ne dai pre­sen­ti e ha spie­ga­to che in real­tà l’o­pe­ra è anco­ra un cal­co che poi dovrà esse­re fuso in bron­zo o in altro mate­ria­le, anche se mol­ti dei pre­sen­ti lo han­no pre­fe­ri­to così, con la super­fi­cie aspra e segna­ta dal­la lavo­ra­zio­ne in cui tan­ti han­no visto alle­go­ri­che cica­tri­ci latri­ci di tra­scor­si più tra­gi­ci e reali.

L’ar­te così: se è bel­la e fat­ta bene, chi osser­va vede e quel­lo che si mostra sarà diver­so per ognuno.

L’ar­te di Gabriel­la Fur­no, sicu­lo-fran­ce­se, è un’ar­te for­te­men­te lega­ta a temi socia­li e in par­ti­co­la­re del­l’im­mi­gra­zio­ne, lo abbia­mo visto anche nel­le sue due pre­ce­den­ti espo­si­zio­ni. Lau­ra Bog­ge­ro così spie­ga per­ché ospi­ta­re una sua ope­ra oggi a Pan­tel­le­ria: “Par­la­re con i model­li che posa­no per Gabriel­la è un col­po d’accetta, lì per lì, ti spez­za il fia­to. Sto­rie tre­men­de, fero­ci, in cui si mischia­no for­za dispe­ra­ta e caso. Il limi­te tra soprav­vi­ve­re e mori­re è un gesto, un atti­mo. Sto­rie dure, dolo­ro­se, trau­ma­ti­che, epi­so­di di soprav­vi­ven­za che chia­ra­men­te chi ha subi­to non può più scor­da­re né per­do­nar­si. Ma par­lan­do più a lun­go con loro, ciò che ti col­pi­sce è che alla fine han­no dav­ve­ro i tuoi stes­si pen­sie­ri, desi­de­ri, pro­get­ti, pur arri­van­do da sto­rie al limi­te, al di sopra del­la nostra imma­gi­na­zio­ne.…

È quel filo che lega i mon­di e le esi­sten­ze con l’ar­te e che con l’ar­te tro­va un codi­ce comu­ni­ca­ti­vo poten­tis­si­mo, diret­to, sog­get­ti­vo e ogget­ti­vo che non lascia scam­po e costrin­ge a pensare.

Una vir­tù che oggi trop­pe vol­te manca.