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Il signor Ernst e la memoria del legno: incontro con un violino da 10 min di euro
21/08/2026Il signor Ernst e la memoria del legno
Incontro a Pantelleria con uno Stradivari da dieci milioni di euro e tre secoli di storia
di Laura Boggero
Ernst è seduto dall’altro capo del tavolo.
Davanti a lui c’è una pizza.
Non la tocca.
La serata è caldissima, di quelle pantesche in cui anche stare fermi sembra un’attività fisica spossante. Eppure lui è bardato come se dovesse attraversare l’Atlantico a gennaio. Dice che l’umidità gli fa male. D’altra parte ha una certa età e qualche precauzione bisogna concedergliela.
È arrivato a Pantelleria sul volo DAT, insieme agli altri. Cerca di non dare troppo nell’occhio. Quando sei molto famoso, viaggiare anonimo è un privilegio.
Di viaggi, ne ha fatti parecchi. Intercontinentali, anche. Stasera però è stanco: il ritardo del Palermo gli ha mangiato le ultime energie della giornata.
In Italia non viene spessissimo. In Spagna, mi dice, va molto di più. Lì negli ultimi anni hanno investito parecchio nella musica classica. Da noi un po’ meno. Preferiamo cose più facili da consumare: intrattenimento, eventi, contaminazioni, il jazz da coffee bar.
Lo dice senza disprezzo.
Con quel sarcasmo leggero che possono permettersi soltanto i vecchi, che hanno già visto le mode arrivare convinte di essere eterne e andarsene senza salutare.
Ernst, soprattutto, appartiene a un’epoca nella quale per ascoltare musica bisognava per l’appunto ASCOLTARE. Sembra una banalità.
Oggi non lo è più. Abbiamo inventato la musica mentre guidiamo, cuciniamo, corriamo, mentre rispondiamo al cellulare. Una colonna sonora permanente, incaricata di riempire gli interstizi della nostra attenzione. Un tapis roulant sotto i pensieri. La grande musica classica, invece, pretende una cosa diventata scandalosamente costosa: il nostro tempo.
Non è un tappeto su cui camminare.
È una coperta. Ti avvolge, ti immobilizza e, se è davvero grande, per un po’ non ti lascia andare.
Ernst racconta che una volta qualcuno, dalle parti alte di un ministero, gli avrebbe chiesto:
“Ma che senso ha oggi investire tanto nei grandi concerti dal vivo, se c’è Spotify?”
La risposta: “ Che senso ha andare in un ristorante stellato se hai un microonde che ti scalda un piatto precotto, ed è persino profumato?”
Ride. O almeno ho l’impressione che lo faccia.
Ernst è forte. Straordinariamente sensibile, reattivo e pronto per i suoi 297 anni.
Ernst è un violino
Non proprio un violino qualsiasi.
Un pezzo da novanta.
Anzi, da dieci milioni.
Di euro.
È lo Stradivari Ex-Ernst del 1729, costruito a Cremona, quando il celebre liutaio era sugli ottanta, sul finire della sua stagione d’oro. Ernst è un incommensurabile pezzo di legno ed arte che ha attraversato i secoli.
Il suo nome viene da Heinrich Wilhelm Ernst, violinista e compositore moravo, formidabile virtuoso, nato nel 1812.
Ernst inseguì artisticamente Paganini, ne raccolse la rivoluzione tecnica e la spinse ancora oltre. Le sue composizioni sono ancora oggi considerate fra le prove più impervie del repertorio violinistico. Lo Stradivari che possedette finì così per prendere il suo nome: Ex-Ernst.
Niccolò Paganini stesso avrebbe suonato questo violino, vincendolo a carte al proprietario. “I Palpiti”, le variazioni sull’aria di Rossini, sarebbero state eseguite, forse addirittura presentate, da Paganini proprio sulle corde dell’Ex-Ernst.
Dopo Heinrich Wilhelm, il violino Ernst cominciò il viaggio. Passó nelle mani del liutaio reale di Monaco, poi a un giudice bavarese. Poi Berlino, Amsterdam, la guerra, l’America e i suoi collezionisti,Salisburgo
Tre secoli di uomini che nascono, diventano famosi, invecchiano, fuggono dalle guerre, attraversano oceani e muoiono. E lui continua a suonare.
È il vero privilegio degli strumenti musicali. Gli uomini possiedono i violini soltanto per qualche anno. Poi sono i violini a possedere la loro memoria.
Nel 2009, la corrispondenza d’amorosi sensi: l’Ex-Ernst incontra Răzvan Stoica.
Il giovane musicista vince a Salisburgo lo Strad Prize, prevalendo su circa 170 concorrenti, e conquista il diritto di suonarlo. Da allora i due si esibiscono insieme in tutto il mondo. Nel febbraio di quest’anno il sodalizio è stato prolungato per altri venticinque anni.
Si dice che dopo tanti anni, un grande violino finisca per conservare qualcosa di chi lo suona: una sorta di memoria sonora, un’impronta che l’interprete lascia lentamente nella sua cassa armonica. Dentro quel legno del 1729 ci sarebbero dunque Ernst, Paganini, tutti quelli che non conosciamo più, e adesso Răzvan. Lui ne è convinto, con un certo orgoglio. Una specie di Spotify biologico…
Solo che la playlist dura trecento anni.
E non c’è modo di dubitarne, di fronte a quel che accaduto mercoledì sera al Kafaro, nel Giardino della Luna
Per un’ora abbondante Pantelleria ha avuto l’onore di ascoltare, sotto il proprio cielo, la voce di Ernst, seduto tra la spalla e il mento di Razvan, con la confidenza e l’amore di chi quel posto lo conosce da sempre.
Răzvan Stoica lo ha suonato accompagnato al pianoforte dalla sorella Andreea Stoica.
C’erano dominio e resa. La disciplina assoluta di chi può chiedere tutto al proprio strumento e, nello stesso istante, la libertà di non chiedergli più niente. Di lasciare che sia lui a decidere dove portarti.
Un’immagine vale per tutte. Un filamento di crine si è staccato dall’archetto, nel furioso corpo a corpo con Razvan.
È rimasto lì, sospeso, fluttuanter, mentre lui continuava a suonare.
Intorno all’archetto giravano le lucciole, con un loro spartito.
Per qualche secondo non si capiva più bene cosa appartenesse alla musica e cosa alla notte. Poi c’era il respiro. Răzvan prendeva fiato, piegava il capo, quasi appoggiandolo al violino, e ripartiva. La magia entrava nel microfono con l’aria dei suoi polmoni e della sera.
Ecco perché abbiamo bisogno dei concerti. La registrazione perfetta conserva la musica. Razvan e il suo violino hanno raccolto per un istante il confine incerto tra chi suona e chi è suonato. Un corteggiamento di gesti e risposte, resistenze e abbandoni. E che, come tutte le storie più intime, esiste davvero soltanto mentre accade.
Spotify, con tutto il rispetto, può aspettare.

Laura Boggero, atleta di bodybuilding, docente e fitness trainer, content creator, scrittrice.

