The Dammuso Circle: Pantelleria, quale turismo vogliamo?

The Dammuso Circle: Pantelleria, quale turismo vogliamo?

19/08/2026 0 Di Redazione

The Dammuso Circle: Pantelleria, quale turismo vogliamo?

L’isola è diventata ritrovo fugace di dj, influencer e feste che vanno avanti fino a mattina. Il disturbo delle abitazioni di panteschi e turisti e notti insonni sono all’ordine del giorno. Cosa porta questo turismo mordi e figgi a Pantelleria?

Negli ulti­mi tem­pi a Pan­tel­le­ria si stan­no mol­ti­pli­can­do feste, DJ set ed even­ti orga­niz­za­ti anche in abi­ta­zio­ni pri­va­te o in spa­zi ricon­du­ci­bi­li ad asso­cia­zio­ni cul­tu­ra­li. Non è nostra inten­zio­ne cri­mi­na­liz­za­re nes­su­no, né tan­to­me­no con­trap­por­re gio­va­ni, resi­den­ti, ope­ra­to­ri turi­sti­ci e visitatori.

Il pun­to è un altro: le rego­le devo­no vale­re per tut­ti e la con­vi­ven­za civi­le deve resta­re un prin­ci­pio non nego­zia­bi­le.

Diver­tir­si è legit­ti­mo. Orga­niz­za­re una festa lo è altret­tan­to. Ma quan­do un even­to pro­du­ce musi­ca ad alto volu­me per ore, quan­do si svol­ge in zone abi­ta­te, quan­do diven­ta ricor­ren­te o vie­ne pro­mos­so pub­bli­ca­men­te sui social, è ragio­ne­vo­le chie­der­si dove fini­sca la festa pri­va­ta e dove ini­zi una vera atti­vi­tà orga­niz­za­ta di intrattenimento.

È una distin­zio­ne impor­tan­te anche per­ché l’or­di­nan­za comu­na­le che disci­pli­na le emis­sio­ni sono­re e gli intrat­te­ni­men­ti musi­ca­li riguar­da, per le par­ti appli­ca­bi­li, anche feste ed even­ti orga­niz­za­ti nel­le abi­ta­zio­ni private.

Non si trat­ta quin­di di impe­di­re la musi­ca. Si trat­ta sem­pli­ce­men­te di rispet­ta­re ora­ri, limi­ti e persone.

E for­se dob­bia­mo ave­re anche il corag­gio di dire una cosa mol­to sem­pli­ce: musi­ca ad alto volu­me alle sei del mat­ti­no, soprat­tut­to all’in­ter­no o nel­le imme­dia­te vici­nan­ze di un cen­tro abi­ta­to, dif­fi­cil­men­te può esse­re con­si­de­ra­ta com­pa­ti­bi­le con una nor­ma­le con­vi­ven­za civi­le.

Non è que­stio­ne di esse­re con­tro i gio­va­ni. Al con­tra­rio, sareb­be sba­glia­to tra­sfor­ma­re que­sta discus­sio­ne nel­l’en­ne­si­mo con­flit­to generazionale.

La vera que­stio­ne è più grande.

Quale turismo vogliamo per Pantelleria?

Pan­tel­le­ria negli ulti­mi anni è diven­ta­ta una desti­na­zio­ne sem­pre più cono­sciu­ta e desi­de­ra­ta. È cer­ta­men­te una gran­de oppor­tu­ni­tà, ma com­por­ta anche una respon­sa­bi­li­tà: deci­de­re qua­le svi­lup­po turi­sti­co voglia­mo favo­ri­re.

Non cre­dia­mo che Pan­tel­le­ria deb­ba rinun­cia­re a cre­sce­re. Al con­tra­rio, l’i­so­la può e deve aumen­ta­re la pro­pria capa­ci­tà di attrar­re visi­ta­to­ri, soprat­tut­to allun­gan­do la sta­gio­ne e ren­den­do­la meno dipen­den­te da poche set­ti­ma­ne estive.

Ma crescere non significa semplicemente aumentare il numero degli arrivi.

La vera sfi­da è atti­ra­re un turi­smo di qua­li­tà: per­so­ne che scel­ga­no Pan­tel­le­ria per cono­scer­la, viver­la, rispet­tar­la e pos­si­bil­men­te fer­mar­si più a lun­go. Un turi­smo capa­ce di pro­dur­re valo­re per le impre­se loca­li, per l’a­gri­col­tu­ra, per la risto­ra­zio­ne, per l’ar­ti­gia­na­to e per tut­to il territorio.

Il turi­smo “mor­di e fug­gi”, al con­tra­rio, rischia di pro­dur­re un rap­por­to mol­to meno equi­li­bra­to tra bene­fi­ci e costi. Con­cen­tran­do un nume­ro ele­va­to di per­so­ne in perio­di bre­vis­si­mi, aumen­ta la pres­sio­ne sul­l’ac­qua, sul­l’e­ner­gia, sui rifiu­ti, sul­la mobi­li­tà, sul­le stra­de e sui ser­vi­zi pub­bli­ci, sen­za neces­sa­ria­men­te gene­ra­re una rica­du­ta eco­no­mi­ca altret­tan­to signi­fi­ca­ti­va sull’isola.

Per Pantelleria, quindi, la qualità della presenza conta almeno quanto la quantità.

Meglio una sta­gio­ne più lun­ga, con visi­ta­to­ri distri­bui­ti da pri­ma­ve­ra ad autun­no e sog­gior­ni più lun­ghi, che una cre­sci­ta con­cen­tra­ta esclu­si­va­men­te nel­le set­ti­ma­ne di mas­si­mo affollamento.

L’i­so­la pos­sie­de un patri­mo­nio che non è ripro­du­ci­bi­le altro­ve: il pae­sag­gio agri­co­lo, i dam­mu­si, i muret­ti a sec­co, la vite ad albe­rel­lo, il mare, il Par­co, le con­tra­de, il silen­zio, una natu­ra aspra e anco­ra straor­di­na­ria­men­te poco urbanizzata.

È questo che rende Pantelleria diversa.

Ed è pro­prio que­sta diver­si­tà che dob­bia­mo ave­re cura di non consumare.

Pan­tel­le­ria non deve diven­ta­re Ibi­za, Myko­nos o una del­le tan­te desti­na­zio­ni nel­le qua­li l’in­trat­te­ni­men­to not­tur­no fini­sce pro­gres­si­va­men­te per pre­va­le­re sul­l’i­den­ti­tà del luo­go. Non per­ché quei model­li sia­no neces­sa­ria­men­te sba­glia­ti, ma per­ché non appar­ten­go­no alla sto­ria, alla strut­tu­ra e alla voca­zio­ne di que­st’i­so­la.

Natu­ral­men­te Pan­tel­le­ria deve esse­re viva. Deve esser­ci spa­zio per musi­ca, arte, spet­ta­co­li, risto­ra­zio­ne, even­ti, gio­va­ni e socia­li­tà. Una comu­ni­tà che non offre occa­sio­ni di incon­tro rischia essa stes­sa di impoverirsi.

Ma c’è una dif­fe­ren­za enor­me tra ave­re una vita cul­tu­ra­le e ricrea­ti­va e tra­sfor­ma­re pro­gres­si­va­men­te l’i­so­la in una desti­na­zio­ne del “par­ty”.

La questione delle feste nelle abitazioni private diventa allora il sintomo di qualcosa di più profondo.

Se un’a­bi­ta­zio­ne vie­ne uti­liz­za­ta occa­sio­nal­men­te per una cena o una festa tra ami­ci sia­mo evi­den­te­men­te nel­l’am­bi­to del­la vita privata.

Se inve­ce nel­lo stes­so luo­go ven­go­no orga­niz­za­ti siste­ma­ti­ca­men­te DJ set, pub­bli­ciz­za­ti attra­ver­so i social, con un pub­bli­co che va oltre la nor­ma­le cer­chia pri­va­ta, allo­ra è legit­ti­mo chie­de­re che ven­ga­no veri­fi­ca­ti la natu­ra del­l’at­ti­vi­tà, il rispet­to del­le auto­riz­za­zio­ni even­tual­men­te neces­sa­rie, le nor­me di sicu­rez­za e soprat­tut­to quel­le sul­la quie­te pub­bli­ca.

Lo stes­so vale per le asso­cia­zio­ni culturali.

Il mon­do asso­cia­ti­vo è una ric­chez­za straor­di­na­ria per un ter­ri­to­rio. Ma pro­prio per que­sto biso­gna evi­ta­re che la defi­ni­zio­ne di “asso­cia­zio­ne cul­tu­ra­le” pos­sa esse­re svuo­ta­ta del suo signi­fi­ca­to e diven­ta­re sem­pli­ce­men­te un con­te­ni­to­re.

Non spet­ta a noi sta­bi­li­re chi rispet­ti o meno la leg­ge. Spet­ta agli orga­ni com­pe­ten­ti verificarlo.

Ma è per­fet­ta­men­te legit­ti­mo chie­de­re che i con­trol­li ci sia­no e che le rego­le ven­ga­no appli­ca­te nel­lo stes­so modo a tut­ti.

Il silenzio è anche una risorsa economica

C’è poi un altro aspet­to che non dovrem­mo sottovalutare.

Una par­te impor­tan­te del­le per­so­ne che sce­glie Pan­tel­le­ria per le pro­prie vacan­ze lo fa pro­prio per­ché cer­ca qual­co­sa che nel­le gran­di desti­na­zio­ni turi­sti­che sta diven­tan­do sem­pre più raro: tran­quil­li­tà, natu­ra, pri­va­cy e silenzio.

Sono ele­men­ti imma­te­ria­li, ma han­no un enor­me valo­re economico.

Un turi­sta che sce­glie di tra­scor­re­re più gior­ni in un dam­mu­so, di fre­quen­ta­re risto­ran­ti, acqui­sta­re pro­dot­ti loca­li, visi­ta­re can­ti­ne e cono­sce­re il ter­ri­to­rio pro­du­ce un rap­por­to mol­to più pro­fon­do e mol­to più uti­le per l’e­co­no­mia del­l’i­so­la rispet­to a una pre­sen­za rapi­da, con­cen­tra­ta e pura­men­te consumistica.

Per­de­re il silen­zio, la tran­quil­li­tà e il carat­te­re dei luo­ghi signi­fi­ca quin­di rischia­re di per­de­re pro­prio quel­la fascia di visi­ta­to­ri che può garan­ti­re a Pan­tel­le­ria un turi­smo più sta­bi­le, più remu­ne­ra­ti­vo e meno inva­si­vo.

Pan­tel­le­ria può cer­ta­men­te aumen­ta­re i pro­pri flus­si turi­sti­ci. Ma dovreb­be far­lo sce­glien­do quan­do, come e qua­le turi­smo attrar­re.

  • Quan­to dura real­men­te la sta­gio­ne turistica?

  • Quan­to tem­po rima­ne media­men­te un visi­ta­to­re sull’isola?

  • Quan­to del­la sua spe­sa resta nel­l’e­co­no­mia locale?

  • Qua­le pres­sio­ne pro­du­ce sul­l’ac­qua, sul­l’e­ner­gia, sui rifiu­ti, sul­la mobi­li­tà e sul paesaggio?

  • Qua­le tipo di turi­smo può esse­re distri­bui­to anche nei mesi di apri­le, mag­gio, giu­gno, set­tem­bre, otto­bre e per­si­no oltre?

Queste non sono domande contro il turismo.

Sono esat­ta­men­te il con­tra­rio: sono doman­de neces­sa­rie per costrui­re un turi­smo più for­te e soste­ni­bi­le nel tem­po.

Pan­tel­le­ria può sce­glie­re una stra­da fat­ta di qua­li­tà, cul­tu­ra, natu­ra, agri­col­tu­ra, eno­ga­stro­no­mia, pae­sag­gio, sport, benes­se­re e una vita socia­le com­pa­ti­bi­le con il territorio.

Può pun­ta­re ad aumen­ta­re le pre­sen­ze sen­za aumen­ta­re in manie­ra incon­trol­la­ta la pres­sio­ne sul­l’i­so­la, lavo­ran­do sul­la desta­gio­na­liz­za­zio­ne, sul­la per­ma­nen­za media e sul­la qua­li­tà dell’offerta.

Oppu­re può lascia­re che sia­no sem­pli­ce­men­te le dina­mi­che del mer­ca­to e dei social a deci­de­re pro­gres­si­va­men­te qua­le tipo di desti­na­zio­ne diventerà.

Noi cre­dia­mo che val­ga la pena scegliere.

E quel­la scel­ta par­te anche dal­le pic­co­le cose: dal rispet­to degli ora­ri, dal rispet­to dei vici­ni, dal­la capa­ci­tà di diver­tir­si sen­za impor­re il pro­prio diver­ti­men­to agli altri.

The Dam­mu­so Circle