Donkey App, a Pantelleria una compagnia pronta ad andare in scena

02/09/2026 0 Di Lucia Boldi

Donkey App, a Pantelleria una compagnia davvero speciale si prepara ad andare in scena

di Lucia Boldi

Due vol­te alla set­ti­ma­na, il mar­te­dì e il vener­dì, all’ombra del bun­ker di Buk­ku­ram suc­ce­de qual­co­sa di piut­to­sto inso­li­to. Arri­va­no bam­bi­ni, ragaz­zi e adul­ti, si indos­sa­no orec­chie d’asino, si ripas­sa­no bat­tu­te, si discu­te di regia, qual­cu­no improv­vi­sa più del dovu­to, qual­cun altro lo richia­ma all’ordine. E a un cer­to pun­to arri­va anche la pizza.

Sono le pro­ve di Don­key App, la pic­co­la com­me­dia scrit­ta da Lucia Bol­di che andrà in sce­na il 3 otto­bre al bun­ker di Buk­ku­ram, nell’ambito del­la secon­da edi­zio­ne di Pan­tel­le­ria Asi­na­bi­le, il festi­val dedi­ca­to all’asino pan­te­sco e al rap­por­to anti­co e nuo­vo tra que­sto ani­ma­le e l’isola.

Nato lo scor­so anno, Pan­tel­le­ria Asi­na­bi­le è mol­to più di una festa dedi­ca­ta all’asino: met­te insie­me natu­ra, edu­ca­zio­ne ambien­ta­le, cul­tu­ra, inclu­sio­ne, cam­mi­ni, atti­vi­tà per bam­bi­ni e occa­sio­ni di rela­zio­ne con gli ani­ma­li. La pri­ma edi­zio­ne è sta­ta orga­niz­za­ta dal Par­co Nazio­na­le Iso­la di Pan­tel­le­ria insie­me al Comu­ne, al Dipar­ti­men­to Regio­na­le del­lo Svi­lup­po Rura­le e Ter­ri­to­ria­le e all’Asineria Asi­ni di Reg­gio Emi­lia, coin­vol­gen­do nume­ro­se asso­cia­zio­ni e real­tà dell’isola.

Al cen­tro c’è l’asino pan­te­sco, tor­na­to sull’isola dopo cir­ca trent’anni di assen­za gra­zie a un lun­go pro­get­to di recu­pe­ro del­la raz­za. Un ani­ma­le che appar­tie­ne pro­fon­da­men­te alla memo­ria di Pan­tel­le­ria e che oggi vie­ne risco­per­to anche per le sue straor­di­na­rie pos­si­bi­li­tà edu­ca­ti­ve, rela­zio­na­li e sociali.

Ed è pro­prio den­tro que­sto spi­ri­to che nasce Don­key App.
La sto­ria comin­cia con uno scio­pe­ro. Gli asi­nel­li di Pan­tel­le­ria han­no incro­cia­to gli zoc­co­li e non inten­do­no più lavo­ra­re alle vec­chie con­di­zio­ni. A gui­da­re la pro­te­sta c’è Vanes­sa l’Asinessa, per­so­nag­gio crea­to da Caro­le Ber­nar­do e già pro­ta­go­ni­sta di diver­si libri per bam­bi­ni. Poi com­pa­re una miste­rio­sa App che pro­met­te di risol­ve­re ogni pro­ble­ma. O for­se di com­pli­car­li definitivamente.

Ma la sto­ria rac­con­ta­ta sul pal­co­sce­ni­co è sol­tan­to una par­te dell’avventura. L’altra, for­se la più bel­la, sta acca­den­do duran­te le prove.
Accan­to a Caro­le Ber­nar­do ci sono Gia­co­mo Poli­car­do, gior­na­li­sta, appas­sio­na­to di tea­tro, libri e di tut­to ciò che pro­du­ce cul­tu­ra, e Gereon Pilz, archi­tet­to ber­li­ne­se, pre­si­den­te del Cir­co­lo Cor­so Umber­to e del­la gal­le­ria d’arte Le Alco­ve di Van der Grinten.

E poi ci sono loro: Rober­ta, Lui­sa, Vit­to­ria, Sal­va­to­re, Luca, Mar­co, Sofia, Auro­ra, Ludo­vi­ca, Chia­ra e Olimpia.

Bam­bi­ni e ragaz­zi diver­si per età, carat­te­re, capa­ci­tà, tem­pe­ra­men­to e sto­rie per­so­na­li. Ragaz­zi che, cia­scu­no per un moti­vo dif­fe­ren­te, sono dav­ve­ro spe­cia­li. E che den­tro que­sta impro­ba­bi­le com­pa­gnia tea­tra­le stan­no tro­van­do ognu­no il pro­prio posto.
Non sem­pre quel­lo pre­vi­sto dal copione.

C’è chi sug­ge­ri­sce modi­fi­che alla regia, chi vor­reb­be aggiun­ge­re bat­tu­te, chi difen­de gelo­sa­men­te le pro­prie, chi non ama trop­po le orec­chie d’asino e chi inve­ce pre­ten­de di siste­mar­le secon­do un pre­ci­so pro­get­to este­ti­co. Si pro­va, si sba­glia, si rico­min­cia. Qual­che vol­ta ci si distrae. Mol­to spes­so si ride.
E ogni mar­te­dì e vener­dì, a ren­de­re meno mas­sa­cran­te que­sta duris­si­ma vita tea­tra­le, arri­va Gereon con la piz­za per tut­ti i ragazzi.

Così, sot­to gli albe­ri di Buk­ku­ram e davan­ti a un bun­ker costrui­to per tutt’altre sto­rie, sta cre­scen­do poco alla vol­ta Don­key App.
Non uno spet­ta­co­lo sull’inclusione, ma uno spet­ta­co­lo fat­to insie­me. Sen­za divi­de­re chi aiu­ta da chi vie­ne aiu­ta­to, chi inse­gna da chi impa­ra, chi è “spe­cia­le” da chi dovreb­be esse­re “nor­ma­le”. Per­ché duran­te le pro­ve i ruo­li cam­bia­no con­ti­nua­men­te: può capi­ta­re che un bam­bi­no di die­ci anni dia indi­ca­zio­ni di regia a un adul­to e che l’adulto, tut­to som­ma­to, fac­cia bene ad ascoltarlo.

Il 3 otto­bre, al bun­ker di Buk­ku­ram, arri­ve­rà il momen­to del pubblico.
Fino ad allo­ra gli asi­nel­li con­ti­nue­ran­no a provare.
Con gli zoc­co­li incro­cia­ti, le orec­chie stor­te e, pos­si­bil­men­te, una fet­ta di piz­za a por­ta­ta di mano.