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Una bocca, una penna e un microfono che danno fastidio: il caso Ranucci
02/09/2026Una bocca, una penna e un microfono che danno fastidio: il caso Ranucci
Per la rubrica Il Punto di Vista, una riflessione sull’efficacia e l’opportunità di censurare un giornalista non gradito al Governo
di Giacomo Policardo
Sigfrido Ranucci, da anni conduttore di Report, ha fatto del giornalismo d’inchiesta una delle sue cifre distintive. Quante inchieste abbiamo visto? Quante vicende sono state portate alla luce? Quante persone sono state chiamate a rispondere delle proprie azioni grazie al lavoro di una squadra di giornalisti?
Eppure oggi quella voce sembra destinata a non essere più la voce di Report.
Prima è arrivato l’attentato del 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplose davanti all’abitazione di Ranucci, nella zona di Campo Ascolano, nel Comune di Pomezia. Nessuno rimase ferito, ma furono danneggiate le automobili e il cancello dell’abitazione.
Poi, nei giorni scorsi, è arrivata un’altra notizia destinata a far discutere. Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato, sostenendo di aver voluto provocare un aumento della protezione destinata a Ranucci. Una versione che il gip ha giudicato inverosimile e priva di riscontri.
E adesso arriva la decisione della Rai.
Dalla prossima stagione Sigfrido Ranucci non sarà più alla conduzione di Report. La Rai ha annunciato che il programma sarà affidato a una conduzione a due, con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. L’azienda parla dell’inizio di una nuova fase per uno dei suoi programmi di approfondimento.
A Ranucci sono state proposte anche altre possibilità professionali all’interno della Rai, tra cui incarichi a RaiNews, al Tg3 o come corrispondente. Il giornalista, però, ha contestato la decisione.
E intanto anche gli inviati storici di Report hanno manifestato la loro contrarietà alla decisione, arrivando a minacciare di lasciare la trasmissione in blocco qualora la Rai non tornasse sui propri passi.
A questo punto una domanda diventa inevitabile. Che cosa deve fare lo Stato quando un giornalista viene minacciato? E ancora: qual è il compito di una televisione pubblica nei confronti di chi svolge giornalismo d’inchiesta?
La Rai è un servizio pubblico. La scelta della conduzione di un programma appartiene all’azienda e può certamente essere discussa sul piano editoriale e professionale. Ma quando una decisione di questo tipo arriva dopo un attentato, dopo una vicenda giudiziaria ancora aperta e in un clima di forte tensione, è comprensibile che nascano domande e che l’opinione pubblica voglia capire.
Non spetta a noi stabilire se dietro questa scelta ci sia una volontà politica. Spetta però alla Rai spiegare con chiarezza le ragioni della propria decisione. Perché il giornalismo libero non dovrebbe avere padrini né colori politici.
Un giornalista può sbagliare. Un’inchiesta può essere contestata. Una trasmissione può essere criticata. Ma la risposta a un’inchiesta non dovrebbe mai essere il silenzio.
Ed è qui che ritorna la domanda dalla quale siamo partiti. È giusto azzittire una bocca? Sequestrare un microfono? Mettere il tappo a una penna? Forse no.
Perché una bocca può smettere di parlare, un microfono può essere spento e una penna può essere messa da parte. Ma le domande, quelle, continuano a vivere.

Giacomo Policardo è un ragazzo pantesco, radioamatore, speaker e dj che ha collaborato per anni con varie radio storiche e occupandosi di sport e sociale. A Pantelleria è membro dell’associazione L’Albero Azzurro che si occupa di ragazzi speciali come lui, che è non vedente e che nella nostra Redazione porterà allegria e temi importanti riguardanti soprattutto il sociale.

