All’Unipant l’8 novembre una conferenza per capire e costituire una Comunità Energetica Rinnovabile sociale a…
Una pizza, una stella e venti nuovi amici
15/06/2026Nel silenzio della notte pantesca, tra costellazioni e sorrisi, nasce una comunità che continua a crescere.
di Lucia Boldi
Se qualcuno pensa che il trekking consista soltanto nel camminare in salita e sudare sotto il sole, probabilmente non ha mai partecipato a un’escursione di I❤️ Trekking.
Perché qui si cammina, certo. Ma si ride parecchio, si mangia bene, si fanno amicizie e, ogni tanto, si finisce persino a contemplare la Via Lattea nel silenzio più assoluto. Che, per un gruppo di italiani generalmente stressati dal lavoro, è già un’impresa astronomica.
Dietro tutto questo c’è Giuliana Serracchioli, anima e motore dell’iniziativa. Sempre sorridente, sempre piena di idee, sempre pronta a tirare fuori dal cilindro una nuova proposta. Quando pensi che abbia esaurito le sorprese, ecco comparire una passeggiata al tramonto, una cena in compagnia, una camminata sotto le stelle o qualche sentiero che non sapevi nemmeno esistesse.
Negli anni il gruppo è diventato molto più di un appuntamento per gli amanti delle scarpe da trekking. È diventato un punto di incontro. Un luogo dove persone che non si sono mai viste prima si ritrovano, dopo pochi chilometri, a parlare come se si conoscessero da una vita.
Succede così che un siciliano racconti una storia a un veneto, che una signora del Trentino scopra il significato di una parola in dialetto pantesco, che qualcuno arrivi da turista e riparta con una rubrica telefonica più ricca di quando è sbarcato.
E da queste conoscenze nascono spesso nuove e inattese sinergie. C’è chi, durante una camminata, scopre un compagno ideale per una partita a burraco e si dà appuntamento al circolo del paese. C’è chi trova finalmente qualcuno disposto a insegnargli gli scacchi o a impararli insieme, tra una mossa sbagliata e una risata. C’è chi organizza un aperitivo, chi una cena, chi una gita in barca. Le amicizie nate sui sentieri continuano spesso ben oltre il sentiero stesso.
A osservare il gruppo viene quasi da sorridere: un piccolo esperimento di unità nazionale riuscito meglio di tanti convegni. Nord, Sud, isole, montagne e pianure che si ritrovano fianco a fianco su una mulattiera di Pantelleria, accomunati dalla stessa passione e dalla stessa domanda: “quale meraviglia ci aspetta dietro la prossima curva?”
Sabato sera, dopo una pizza alla Portella di Tracino, il gruppo si è spostato nella zona di Barone per osservare il cielo. A un certo punto Giuliana ha invitato tutti a spegnere le lampade frontali. Nel giro di pochi secondi siamo scomparsi nel buio.
Sopra di noi la Via Lattea, Cassiopea, Antares, la costellazione dello Scorpione e migliaia di stelle. Erano lì da milioni di anni, eppure sembravano accese soltanto per noi.
In quel momento ci siamo sentiti piccoli. Piccolissimi. Ma non insignificanti. Parti di qualcosa di immenso, misterioso e insondabile. Minuscole presenze dentro un universo sterminato che, nel silenzio di Barone, sembrava quasi volerci raccontare una storia. Attorno a noi il silenzio.
Un silenzio così perfetto che quasi dispiaceva interromperlo. E infatti, per qualche minuto, nessuno ha parlato. Circostanza che meriterebbe probabilmente uno studio scientifico.
In quel momento è stato facile capire perché tante persone continuino a tornare. Certo, per i sentieri. Certo, per i panorami. Ma soprattutto per quel senso di appartenenza che si crea camminando insieme.
Pantelleria fa la sua parte, naturalmente. Con il vento che spettina le idee, i tramonti che rallentano i pensieri e i cieli che sembrano più grandi che altrove.
Ma il resto lo fanno le persone.
E forse il segreto di i❤️ Trekking è tutto qui: si parte per vedere l’isola e, senza accorgersene, si finisce per conoscere un po’ meglio anche gli altri. E magari, strada facendo, anche se stessi.

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

