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Un libro che dà speranza: la storia di Alaa e quella gentilezza che può cambiare il mondo
31/08/2026Un libro che dà speranza: la storia di Alaa e quella gentilezza che può cambiare il mondo
di Giacomo Policardo
Si è tenuta ieri, presso la Cantina D’Ancona, la presentazione di un libro straordinario: “Perché ero ragazzo”, di Alaa Faraj, organizzata da UNIPANT e la Cantina D’Ancona.
Una storia che colpisce, emoziona e soprattutto fa riflettere. È la storia di un ragazzo libico che nel 2015 arriva in Italia con tanti sogni e tante aspettative. Alaa voleva fare il calciatore oppure studiare ingegneria. Un ragazzo come tanti, arrivato nel nostro Paese con la speranza di costruirsi un futuro.
Ma quella speranza, appena arrivato in Italia, si trasforma in un incubo.
Alaa viene accusato di essere uno scafista e finisce in carcere. Da quel momento comincia un percorso lungo, difficile e doloroso. Le testimonianze sono contraddittorie: c’è chi lo accusa di essere un trafficante di esseri umani e chi, invece, crede nella sua innocenza e sostiene che non sia così.
Alaa si trova spaesato, lontano dalla sua terra e dai suoi sogni. Ma proprio durante la sua permanenza in carcere incontra una persona che cambierà profondamente la sua vita: Alessandra Sciurba, professoressa di diritto all’Università di Palermo e impegnata da sempre per i diritti umani.
Alessandra si appassiona alla sua storia, prende a cuore la sua vicenda e cerca di sostenerlo. Tra i due nasce anche un rapporto epistolare, fatto di lettere e di parole che diventano una forma di vicinanza in un momento drammatico e soprattutto diventano un libro.
Ma la strada verso la verità è ancora lunga. Alaa si trova a fare i conti con decisioni giudiziarie che hanno pesato enormemente sulla sua vita. Alessandra decide allora di coinvolgere anche altre persone affinché il caso venga conosciuto e seguito.
La vicenda giudiziaria, però, non è ancora conclusa. Si attende infatti una nuova decisione della Cassazione a ottobre prossimo.
Ma quello che più di tutto ha colpito durante la presentazione non è stata soltanto la storia giudiziaria di Alaa. È stata la sua semplicità.
Alaa ha parlato della necessità di rispondere alle aggressioni con la gentilezza. Ed è proprio la gentilezza che sembra attraversare tutta questa storia: la gentilezza di chi non si arrende all’odio, di chi continua a credere nell’altro e di chi prova a costruire un ponte anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta.
La serata è stata moderata da Francesca Marrucci, giornalista e presidente Unipant. Insieme ad Alaa e Alessandra era presente anche don Vito Impellizzeri, uomo di Chiesa ma soprattutto uomo capace di parlare alle persone e di diffondere un messaggio di speranza, invitando a ragionare con la testa e non soltanto con la pancia.
Le letture sono state affidate a Ketty D’Ancona, padrona di casa, che ha accompagnato i momenti della serata con le parole del libro.
Non sono mancate le riflessioni sull’attualità. Francesca Marrucci ha sottolineato quanto sia preoccupante il clima di odio che si respira oggi e quanto spesso gli immigrati vengano trasformati nel bersaglio delle nostre paure e delle nostre difficoltà. È vero, le bollette costano, la benzina costa, la vita è diventata più cara. Ma cosa c’entrano gli immigrati? Una domanda semplice, ma proprio per questo capace di farci riflettere e girata a Don Vito che ha fatto appello a ragionare con le proprie teste e a non cedere alla paura dell’altro.
La serata si è conclusa con un sentimento che sembrava andare oltre la vicenda giudiziaria di Alaa: la speranza.
Perché questo libro ha smosso qualcosa. La casa editrice Sellerio ha creduto nella storia e nel libro, che ha ricevuto importanti riconoscimenti come il Premio Terzani 2026, ed è stato presentato anche nella Cattedrale di Palermo, ottenendo apprezzamenti da importanti personalità.
E c’è un momento della serata che forse più di tutti racchiude il senso di questa storia.
Alessandra Sciurba, mentre Alaa parlava, ha raccontato: “Quando sentivo questa storia piangevo, ma quando sento adesso questo, anche se ancora non è tutto finito, la vibrazione di Alaa mi fa capire che ce la possiamo fare”. Ed è proprio questa la sensazione con cui si è conclusa la serata.
Non sappiamo ancora come finirà la vicenda giudiziaria di Alaa, ma una cosa, forse, è già successa: questa storia ha fatto incontrare persone, ha fatto nascere domande e ha ricordato a tutti che, anche nei momenti più difficili, la gentilezza può diventare una forma di resistenza.
E allora il pensiero finale non poteva che essere uno: “Ce la faremo.” Poi, come da rito, sono arrivati i ringraziamenti. Ma il messaggio della serata era già rimasto nelle parole, negli abbracci e negli occhi di chi era presente.

Giacomo Policardo è un ragazzo pantesco, radioamatore, speaker e dj che ha collaborato per anni con varie radio storiche e occupandosi di sport e sociale. A Pantelleria è membro dell’associazione L’Albero Azzurro che si occupa di ragazzi speciali come lui, che è non vedente e che nella nostra Redazione porterà allegria e temi importanti riguardanti soprattutto il sociale.











Una serata davvero intensa e significativa, capace di lasciare qualcosa dentro. La storia di Alaa, raccontata con semplicità e umanità, ci ricorda quanto sia importante non fermarsi alle apparenze e avere il coraggio di ascoltare, comprendere e continuare a credere nell’altro. Complimenti a tutti coloro che hanno reso possibile questo momento di confronto e riflessione. Un messaggio di speranza e di gentilezza di cui oggi abbiamo davvero bisogno.