La mia Bukkuràm: i ricordi di Gianni Bernardo

La mia Bukkuràm: i ricordi di Gianni Bernardo

26/06/2026 0 Di Redazione

La mia Bukkuràm

I ricordi di Gianni Bernardo, attore, drammaturgo e scrittore nato e cresciuto ai piedi del bunker

di Gian­ni Bernardo
La stra­da che da casa mia por­ta alle ex caser­me mili­ta­ri di Buc­cu­ram potreb­be anco­ra oggi rico­no­sce­re i pas­si di quel ragaz­zi­no che tut­te le mat­ti­ne, nel­le gior­na­te di fred­do avvol­to in un gran­de cap­pot­to, cam­mi­na­va ripe­ten­do a voce alta l’argomento sco­la­sti­co del gior­no. La stes­sa tec­ni­ca che, ormai oltre l’età degli anni per­du­ti, adot­ta per impa­ra­re il copione.
Le Caser­me (alcu­ne ridot­te dal­le bom­be dell’ultimo con­flit­to a sche­le­tri di fer­ro e cemen­to) in qual­che modo risol­ve­va­no la con­di­zio­ne abi­ta­ti­va assai pre­ca­ria del momento.

Inte­re fami­glie si era­no inse­dia­te abu­si­va­men­te ripri­sti­nan­do alla bel­l’e meglio le lun­ghe came­ra­te, rica­van­do­ci del­le stan­ze divi­se l’una dall’altra da pan­nel­li fai­si­te o lamie­ra. Uomi­ni, don­ne, bam­bi­ni, anzia­ni: deci­ne di per­so­ne che han­no vis­su­to il dopo­guer­ra con digni­tà, dan­do vita a una sor­ta di “comu­ni­tà inten­zio­na­le”, un micro­co­smo rura­le, un bor­go “den­tro la con­tra­da”, reso ancor più vivo e vita­le­dal­la pre­sen­za del­la scuo­la ele­men­ta­re, dal­le bot­te­ghe arti­gia­ne, dal nego­zio di ali­men­ta­ri, dal­la fat­to­ria di Ghiu­van­ni­nu diet­ta, dal “trat­to” (cam­po di boc­ce­pan­te­sco) e dal Cral, glo­rio­so cir­co­lo dopo­la­vo­ro che cele­bra­va il più famo­so car­ne­va­le dell’isola e ospi­ta­va le più rino­ma­te orche­stre da ballo.
Che dire, poi, del Mare­scial­lo Gaspa­re Sira­gu­sa, radio­te­le­gra­fi­sta sul­la nave appog­gio Cit­tà di Mila­no duran­te la spe­di­zio­ne di Nobi­le al Polo Nord nel 1928.In una di quel­le came­ra­te ci abitava.
Quan­do l’autobus, cion­do­lan­do, sbu­ca­va dal­la cur­va e len­ta­men­te si arre­sta­va alla fer­ma­ta del­le Caser­me, un“mucchio sel­vag­gio” di ragaz­zi­ni rumo­ro­si e vocian­ti che tor­na­va­no da scuo­la si rifu­gia­va­no feli­ci e affa­ma­ti nei loro allog­gi. Dopo un bel piat­to di pasta­sciut­ta e dopo aver fat­to i com­pi­ti si river­sa­va­no nel cam­pet­to a gio­ca­re con una pal­la di strac­ci o un vec­chio pal­lo­ne buca­to, chis­sà dove rimediato.

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Con­ti­gua al cam­pet­to, la pan­cia del­la kud­dia dava allog­gio a una gal­le­ria bun­ker “a for­bi­ce” (due ingres­si late­ra­li che con­ver­go­no all’in­ter­no in un’u­ni­ca gal­le­ria prin­ci­pa­le che con­du­ce all’e­ster­no). Den­tro quel tun­nel buio, spes­so ci si avven­tu­ra­va muni­ti di tor­ce, per gio­ca­re, per sco­pri­re chis­sà cosa.
Un po’ più in là, le gran­di pro­fon­dis­si­me vasche costrui­te nel sot­to­suo­lo come depo­si­ti di acqua per le guar­ni­gio­ni mili­ta­ri. Ci si cala­va attra­ver­so una sca­la alla mari­na­ra sen­za pro­te­zio­ne costi­tui­ta da sin­go­li pio­li di fer­ro fis­sa­ti alla parete.
Oggi la con­tra­da sem­bra “il gior­no dopo”, una atmo­sfe­ra sur­rea­le di silen­zio e di malinconia.

Un tem­po c’era il car­tel­lo “Alt! Zona mili­ta­re”, ora nem­me­no l’insegna stra­da­le “Ben­ve­nu­ti a Buccuram”.