Pantelleria, nel bunker l’eco della guerra diventa musica

Pantelleria, nel bunker l’eco della guerra diventa musica

01/09/2026 0 Di Lucia Boldi

Pantelleria, nel bunker l’eco della guerra diventa musica

di Lucia Boldi

Si entra nel bun­ker accom­pa­gna­ti dal­la musi­ca. Le note arri­va­no pri­ma anco­ra di vede­re i musi­ci­sti, attra­ver­sa­no il cemen­to, rim­bal­za­no sul­le pare­ti e accol­go­no il pub­bli­co che len­ta­men­te pren­de posto. Tan­ta gen­te ha rag­giun­to ieri il bun­ker di Buk­ku­ram per una sera­ta che, fin dai pri­mi minu­ti, ha mostra­to di voler esse­re qual­co­sa di più di un concerto.

Eco nel cemen­to”, orga­niz­za­to dall’Asso­cia­zio­ne cul­tu­ra­le Bar­ba­ca­ne con il patro­ci­nio del Par­co Nazio­na­le Iso­la di Pan­tel­le­ria, ha affi­da­to agli archi di Iva­na Spa­ra­cio, Giu­sep­pe Bru­net­to e Sonia Gia­ca­lo­ne un per­cor­so costrui­to intor­no alla memo­ria, alla guer­ra, alla pau­ra e, infi­ne, al ritor­no alla vita.
Ad acco­glie­re il pub­bli­co è sta­to Car­mi­ne Acier­no, pre­si­den­te dell’Associazione Bar­ba­ca­ne, men­tre Flo­rin­da Valen­za ha accom­pa­gna­to la sera­ta intro­du­cen­do i diver­si bra­ni e il per­cor­so musi­ca­le e storico.
A fare il resto è sta­to il luo­go. Il cemen­to costrui­to per resi­ste­re alle bom­be è diven­ta­to, più di ottant’anni dopo, una straor­di­na­ria cas­sa armonica.

Il viag­gio musi­ca­le è comin­cia­to con Hän­del. Il Lar­go e Lascia ch’io pian­ga han­no aper­to la sera­ta qua­si come una soglia, pri­ma che il per­cor­so si faces­se più oscuro.
Men­tre gli archi suo­na­va­no, sul­lo scher­mo alle spal­le dei musi­ci­sti scor­re­va­no le imma­gi­ni del­la Pan­tel­le­ria ai tem­pi del­la guer­ra, trat­te da un docu­men­ta­rio dell’Istituto Luce e da un fil­ma­to d’archivio del­la Bri­tish Pathé. L’isola riap­pa­ri­va in bian­co e nero, segna­ta dai bom­bar­da­men­ti e dal­la pre­sen­za militare.
Musi­ca, imma­gi­ni, paro­le e spa­zio si sono così sovrap­po­sti dan­do vita a un viag­gio emo­zio­na­le di gran­de poten­za. Sedu­ti den­tro quel­le mura, guar­da­re sul­lo scher­mo la Pan­tel­le­ria del­la guer­ra signi­fi­ca­va tro­var­si con­tem­po­ra­nea­men­te davan­ti alla sto­ria e den­tro uno dei suoi luoghi.

Ed è qui che è entra­ta la parola.
Gian­ni Ber­nar­do ha pre­sta­to la pro­pria voce a Enzo Giro­ne, leg­gen­do alcu­ni pas­si trat­ti da L’isola dispe­ra­ta. Il rac­con­to del­la Pan­tel­le­ria del 1943, dei bom­bar­da­men­ti e del­la popo­la­zio­ne rifu­gia­ta sot­to­ter­ra è tor­na­to a risuo­na­re den­tro il cemento.
Per qual­che minu­to gli oltre ottant’anni tra­scor­si sem­bra­va­no accor­ciar­si: fuo­ri la Pan­tel­le­ria di oggi, den­tro il bun­ker l’eco di quel­la che ave­va cono­sciu­to la guerra.

Da lì la musi­ca ha attra­ver­sa­to alcu­ne del­le feri­te più pro­fon­de del Nove­cen­to: Prayer di Erne­st Bloch, Hava Nagi­la, il mini­ma­li­smo inquie­to di Phi­lip Glass fino a Super­ma­ri­ne di Hans Zim­mer, com­po­sto per Dun­kirk. Gli archi sono diven­ta­ti di vol­ta in vol­ta pre­ghie­ra, ten­sio­ne, inquie­tu­di­ne, attesa.

Ma il per­cor­so di Eco nel cemen­to non pote­va ter­mi­na­re nel­la guerra.
Dopo la pau­ra arri­va la soprav­vi­ven­za. Dopo il buio, la luce. Ten­nes­see di Hans Zim­mer, il tema di Schindler’s List di John Wil­liams e infi­ne La vita è bel­la di Nico­la Pio­va­ni han­no con­dot­to l’ultima par­te del con­cer­to ver­so un oriz­zon­te differente.

Ed è for­se qui che Eco nel cemen­to ha tro­va­to il suo signi­fi­ca­to più pro­fon­do. La memo­ria non con­si­ste sol­tan­to nel con­ser­va­re i luo­ghi, ma nel riu­sci­re a far­li par­la­re anco­ra. E il bun­ker di Buk­ku­ram, per una sera, è tor­na­to a par­la­re, rac­con­tan­do un’isola che por­ta anco­ra addos­so le trac­ce del­la pro­pria storia.
Ottant’anni fa den­tro quel­le mura si entra­va per pau­ra. Ieri sera si è entra­ti seguen­do la musi­ca. For­se basta que­sto a rac­con­ta­re il sen­so di una serata.