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Pantelleria: così Cosa Nostra pilotava gli appalti negli anni ’90
14/07/2026Le Mani della “Combriccola” su Pantelleria: così Cosa Nostra pilotava gli appalti negli anni ’90
Intercettazioni e accordi sottobanco nei documenti degli anni ’90: il ruolo chiave di Angelo Siino nella spartizione delle gare pubbliche sul territorio siciliano in un dossier appena pubblicato dal quotidiano Domani
Il controllo capillare degli appalti pubblici in Sicilia, all’inizio degli anni Novanta, non era soltanto una questione di intimidazione violenta, ma un raffinato e sistematico meccanismo burocratico e relazionale e il caso Pantelleria rimane un esempio da studiare.
È quanto emerge con straordinaria chiarezza dalla ricostruzione storica pubblicata nel “Blog mafie” del quotidiano Domani, in collaborazione con l’associazione Cosa vostra, all’interno del ciclo di approfondimenti dedicati al celebre dossier “Mafia e Appalti”.
In questo contesto, il caso di Pantelleria viene a rappresentare un archetipo perfetto del connubio tra criminalità organizzata ed economia legale, un modello in cui la burocrazia pubblica veniva piegata per favorire un sistema criminale integrato.
Per chi non era sull’isola in quegli anni o ha seguito la vicenda da lontano, ma anche per chi vuole saperne un po’ di più della storia recente dell’isola, ecco un riassunto del Dossier che potete leggere per intero nel link a fine articolo.
La ‘combriccola’ con le mani su Pantelleria
Al centro della vicenda si collocano le manovre della cosiddetta “combriccola” per condizionare l’esito di tre specifiche gare d’appalto nel comune di Pantelleria. I documenti dell’epoca, arricchiti da intercettazioni telefoniche risalenti al gennaio del 1990, svelano una fitta rete di contatti tra imprenditori, intermediari e vertici criminali impegnati nel coordinare la consegna delle “buste” e nel concordare le percentuali di offerta.
Nelle telefonate esaminate, figure come Giuseppe Li Pera (rappresentante della Rizzani Eccher) e il geometra Zaccone pianificavano le mosse con precisione chirurgica. L’obiettivo era azzerare la concorrenza reale attraverso intese preventive, assicurandosi che i lavori venissero assegnati esclusivamente alle imprese facenti parte del cartello concordato.
La figura cardine dell’intera operazione era Angelo Siino, storicamente riconosciuto dalle cronache giudiziarie come il vero e proprio “ministro dei Lavori pubblici” di Cosa Nostra. Siino esercitava una vera e propria regia occulta, stabilendo equilibri e mediando tra le richieste delle cosche locali e gli interessi delle grandi imprese nazionali.
Il sistema di spartizione coinvolgeva una pluralità di sigle societarie. Tra queste spiccano la I.A.G.I. di Agrigento (riconducibile a Giuseppe Procopio Iacopelli), la S.PI.C. e la I.C.R., affiancate da realtà capitoline e partenopee come la Edilcostruzioni di Roma. Le imprese siciliane e i partner continentali stringevano così alleanze strategiche per spartirsi le commesse, aggirando i controlli istituzionali.
Approfondire una storia che è ormai emblematica di un modello criminale
La ricostruzione passo passo della vicenda giudiziaria è riportata in dettaglio sul dossier con date, nomi, intercettazioni e atti comunali. È interessante capire, attraverso gli atti del processo, come Pantelleria fosse oggetto di mire predatorie precise e come l’organizzazione avesse messo in piedi una struttura complessa per far sì che tutto ‘passasse’ senza ostacoli e controlli.
Erano altri anni, i sistemi di vigilanza sugli appalti erano diversi, ma quella di Pantelleria rimane come una delle vicende più studiate e importanti per capire i meccanismi con i quali la mafia si impossessava dei territori grazie agli appalti pubblici. Una lettura che vi consigliamo.
I contenuti di questo articolo sono una brevissima sintesi rielaborata dell’inchiesta giornalistica pubblicata su Editoriale Domani, consultabile all’indirizzo ufficiale: https://www.editorialedomani.it/le-manovre-della-combriccola-per-un-appalto-a-pantelleria-w2yghzzo
Foto di copertina di Tommaso Brignone

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