Con Federico Gelmi, i Pescatori di Pantelleria al Festival del Cinema a parlare della tutela del mare

Con Federico Gelmi, i Pescatori di Pantelleria al Festival del Cinema a parlare della tutela del mare

09/10/2020 0 Di Redazione

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Federico Gelmi ha rappresentato i Pescatori di Pantelleria al Festival del Cinema Italiano di San Vito Lo Capo in una Tavola Rotonda sul futuro del mare.

Fondamentale la testimonianza dei pescatori panteschi che hanno avviato una serie di azioni per la tutela dell’ambiente e del loro lavoro, forse unico esempio al mondo.

Fed­eri­co Gel­mi del­l’Asso­ci­azione Pesca­tori di Pan­tel­le­ria, che rag­grup­pa i pesca­tori pro­fes­sion­ali del­la pesca arti­gianale del­l’iso­la, è sta­to ospite al Fes­ti­val del Cin­e­ma Ital­iano il 30 set­tem­bre scor­so nel cor­so del­la Tavola Roton­da Gli Oceani ser­ba­toio di vita e ossigeno per il piane­ta” tenu­tasi al ter­mine del­la proiezione del cor­to La lun­ga rot­ta di Rober­to Lo Mona­co.

Nel­l’am­bito del­la rasseg­na del­la Sezione Ambi­ente che si è tenu­ta al Teatro Comu­nale ‘Frate Ansel­mo Caradon­na’ di San Vito Lo Capo si è par­la­to dei cam­bi­a­men­ti cli­mati­ci e loro con­seguen­ze, approvvi­gion­a­men­to ener­geti­co, tran­sizione agroe­co­log­i­ca, sfrut­ta­men­to dei mari e gli effet­ti sul­la sosteni­bil­ità del piane­ta e sul nos­tro futuro.

Sono sta­ti questi i gran­di temi al cen­tro dei doc­u­men­tari ital­iani in con­cor­so al Fes­ti­val del Cin­e­ma Ital­iano quest’an­no: tra i quali “La lun­ga rot­ta” di Rober­to Lo Mona­co.

Alla Tavola Roton­da che è segui­ta alla proiezione, oltre al pan­tesco Fed­eri­co Gel­mi, han­no parte­ci­pa­to Car­lo Cer­ra­no (Uni­ver­sità Politec­ni­ca delle Marche, Dipar­ti­men­to di Scien­ze del­la Vita e del­l’Am­bi­ente), Domi­t­il­la Sen­ni (MedReAct), Rober­to Lo Mona­co (biol­o­go mari­no e reg­ista del doc­u­men­tario “La lun­ga rot­ta”), con la mod­er­azione di Mau­r­izio Menicuc­ci (gior­nal­ista Rai).

Il tema è un tema che sul­l’iso­la di Pan­tel­le­ria sta a cuore a molti: ‘Gli oceani han­no avu­to, e con­tin­u­ano ad avere, un ruo­lo molto impor­tante nel mit­i­gare gli effet­ti del cam­bi­a­men­to cli­mati­co. Si sti­ma che i mari, nel­l’ul­ti­mo sec­o­lo, abbiano assor­bito com­p­lessi­va­mente cir­ca il 30% del­la CO2 rilas­ci­a­ta in era post indus­tri­ale.  Questo com­por­ta delle con­seguen­ze: acque sem­pre più calde, mari sem­pre più aci­di a causa del­l’as­sor­bi­men­to del­l’anidride car­bon­i­ca e organ­is­mi mari­ni sem­pre più a ris­chio. Arrestare la pesca ecces­si­va e ridurre l’in­quina­men­to dei mari con­tribuirebbe in modo sig­ni­fica­ti­vo a far fronte alle con­seguen­ze del cam­bi­a­men­to cli­mati­co. Gli eco­sis­te­mi mari­ni han­no infat­ti un ruo­lo fon­da­men­tale nel con­trastare gli effet­ti del riscal­da­men­to glob­ale.’

Abbi­amo sen­ti­to Fed­eri­co Gel­mi sul suo inter­ven­to alla Tavola Roton­da.

Signor Gelmi come è arrivato al Festival del Cinema Italiano?

Sono sta­to invi­ta­to a parte­ci­pare come rap­p­re­sen­tante del­l’Asso­ci­azione Pesca­tori di Pan­tel­le­ria a questo dibat­ti­to sulle prob­lem­atiche del mare dal­la MED React e dal­la respon­s­abile Domi­t­il­la Sen­ni. L’ar­go­men­to era l’im­pat­to che la pesca pro­fes­sion­ale può avere sul mare stes­so. Ho por­ta­to la tes­ti­mo­ni­an­za di ciò che noi pesca­tori abbi­amo fat­to a Pan­tel­le­ria, per­ché, si sa, è facile par­lare di prob­le­mi, ma è dif­fi­cile poi trovare soluzioni.

Perché, infatti, chiamare proprio i pescatori di Pantelleria?

Per­ché abbi­amo fat­to una cosa forse uni­ca al mon­do: dal 2012 abbi­amo lim­i­ta­to le reti da pos­ta da 5.000 metri, per­me­sse dal­l’U­nione Euro­pea, a 1.500 metri per bar­ca e questo a tutela del­l’am­bi­ente. Ques­ta autolim­i­tazione, con una con­seguente rior­ga­niz­zazione del­la pesca e con l’Or­di­nan­za del­la Cap­i­tane­r­ia di Por­to, ha fat­to sì che chi­unque viene a pescare a Pan­tel­le­ria si deb­ba lim­itare ai 1.500 metri di reti.

A cosa è servito, in soldoni?

Questo ha fat­to sì che le barche che veni­vano da altre mariner­ie a Pan­tel­le­ria non han­no più trova­to con­ve­nien­za a venire a pescare qui, per­ché con i 1.500 metri di reti non copri­vano più la spe­sa del­la ‘mul­ta per scon­fi­na­men­to’.

Un’iniziativa pantesca, quindi, che è servita a limitare anche lo sfruttamento esterno, sfruttamento che nei decenni passati è stato massiccio…

Cer­ta­mente. Dieci famiglie di pesca­tori pan­teschi han­no ottenu­to un risul­ta­to forse uni­co al mon­do. Ci han­no chiam­a­to a tes­ti­mo­ni­are ques­ta soluzione anche in vari con­gres­si a Mal­ta e in mez­za Europa. Siamo andati anche alla Comu­nità Euro­pea a portare la nos­tra tes­ti­mo­ni­an­za ed è una delle prime volte che i pesca­tori otten­gono un impor­tante risul­ta­to tute­lando il pro­prio lavoro ed il mare.

Le vostre iniziative per la tutela dell’ambiente non si fermano qui, però…

L’Asso­ci­azione Pesca­tori di Pan­tel­le­ria ha deciso sta­vol­ta di non pescare in un luo­go pre­ciso del­l’iso­la: la sec­ca di Cam­po­bel­lo. Abbi­amo cer­ca­to e trova­to un finanzi­a­men­to estero per portare avan­ti a Cam­po­bel­lo uno stu­dio sci­en­tifi­co. Abbi­amo chiesto quin­di alla Regione di fare una ‘zona di non pre­lie­vo’ pres­so la sec­ca e sti­amo atten­den­do la rispos­ta, così il provved­i­men­to sarà este­so a tut­ti.

A cosa servirà questo studio?

A capire cos’è che è così impat­tante sul mare: solo la pesca o è col­pa di altro? È ques­ta la doman­da che ci viene sem­pre pos­ta nei con­gres­si o alle tav­ole rotonde alle quali siamo invi­tati e gra­zie a questo stu­dio potremo dare una pri­ma rispos­ta sul­l’im­pat­to che la pesca ha sul mare. Del resto, dagli stu­di sci­en­tifi­ci mon­di­ali si vede che gli stock itti­ci in tut­to il mon­do si sono ridot­ti di più del 80%, una situ­azione pre­oc­cu­pante. Dob­bi­amo capire qual è la causa o quali sono le con­cause di questo dis­as­tro e noi pesca­tori pan­teschi vogliamo dare il nos­tro con­trib­u­to alla ricer­ca in questo modo.

A Pan­tel­le­ria i pesca­tori pro­fes­sion­isti si sono resi con­to che se non iniziano loro a pro­teggere il loro ambi­ente e il loro lavoro, a dare il buon esem­pio, sarà dif­fi­cile che qual­cuno pren­derà in con­sid­er­azione ques­ta causa.