Napoleide, effetti collaterali di una serata napoletana a Pantelleria

09/10/2026 0 Di Lucia Boldi

NAPOLEIDE, EFFETTI COLLATERALI DI UNA SERATA NAPOLETANA A PANTELLERIA

Cronaca semiseria di una spettatrice entusiasta

di Lucia Boldi
Dopo il pri­mo pez­zo ero già innamorata.
Dopo il secon­do ave­vo deci­so che Napo­li è una del­le più gran­di inven­zio­ni dell’umanità. Alla fine di Napo­lei­de ave­vo le mani dolo­ran­ti per due ore di applau­si, la voce distrut­ta dai “bra­viiii!” e una discre­ta cer­tez­za: l’indomani mat­ti­na avrei com­pra­to il pri­mo volo disponibile.
Spac­ca­na­po­li, arrivoooo!

È que­sto, in sin­te­si, l’effetto pro­dot­to ieri sera alla Can­ti­na D’Ancona di Cimil­lia da “Napo­lei­de”, lo spet­ta­co­lo orga­niz­za­to dall’Università Popo­la­re di Pan­tel­le­ria – UNIPANT.
E a giu­di­ca­re da quel­lo che suc­ce­de­va intor­no a me, la sin­dro­me non ha col­pi­to sol­tan­to la sottoscritta.

Sul pal­co Camil­lo Milo De Feli­ce, per­cus­sio­ni e voce, ed Elia Ciri­cil­lo, chi­tar­ra, voce e kazoo. Con loro Toni Accur­so, tam­bu­rel­li e voce, Rita Tum­mi­nia, orga­net­to, e Gian Miche­le Mon­ta­na­ro, nac­che­re etru­sche, cuc­chiai, tam­bu­rel­li e voce.
Il pro­gram­ma annun­cia­va un tuf­fo nel­la tra­di­zio­ne e nel­la cul­tu­ra napo­le­ta­na. Il tuf­fo c’è sta­to. Solo che nes­su­no ave­va pre­vi­sto che sarem­mo fini­ti tut­ti com­ple­ta­men­te sott’acqua.

Dopo ogni bra­no par­ti­va l’applauso. Lun­go. Poi un “bra­vo!”. Poi die­ci “bra­vi!”. Poi di nuo­vo le mani.
La sca­let­ta ha attra­ver­sa­to la tra­di­zio­ne napo­le­ta­na con la Tam­mur­ria­ta dell’agro noce­ri­no, Cece­re­nel­la, Matri­mo­nio d’o Guar­ra­ci­no, la Tam­mur­ria­ta dell’Avvocata, ’A nfer­ta, Miche­lem­mà. Musi­ca, paro­le, rac­con­ti, iro­nia e quel­la capa­ci­tà tut­ta napo­le­ta­na di sta­re peri­co­lo­sa­men­te vici­ni alla malin­co­nia e, un atti­mo dopo, far­ti ridere.
Poi Gian Miche­le Mon­ta­na­ro ha inter­pre­ta­to una vil­la­nel­la del Cin­que­cen­to napoletano.
Magistralmente.
E lì, per qual­che minu­to, sia­mo rima­sti tut­ti sem­pli­ce­men­te ad ascoltare.
Cin­que seco­li can­cel­la­ti in pochi istanti.
Que­sta è sta­ta for­se la cosa più sor­pren­den­te di Napo­lei­de: quel­la musi­ca era viva.

A un cer­to pun­to pub­bli­co e musi­ci­sti ave­va­no già smes­so di esse­re due cate­go­rie distin­te. Si can­ta­va, si tene­va il rit­mo, si rispon­de­va, si ride­va. Quel­la pro­mes­sa scrit­ta sul­la locan­di­na – “coin­vol­gi­men­to del pub­bli­co” – si è rive­la­ta deci­sa­men­te riduttiva.
Per­ché il coin­vol­gi­men­to vero dove­va anco­ra arrivare.
Dopo qua­si due ore è giun­to il momen­to dei saluti.
Il pub­bli­co ha chie­sto il bis.
Bis concesso.
Ades­so è finita?
Nem­me­no per sogno.
Nes­su­no vole­va anda­re via e, cosa anco­ra più inte­res­san­te, nep­pu­re i musi­ci­sti sem­bra­va­no ave­re una gran voglia di smettere.
Così gli stru­men­ti sono usci­ti dal­la sala e la sera­ta si è tra­sfe­ri­ta sul ter­raz­zo del­la Can­ti­na D’Ancona, in mez­zo alle vigne di Pantelleria.

Da quel momen­to la sca­let­ta uffi­cia­le è sta­ta feli­ce­men­te dimenticata.
Tut­ti a bal­la­re giro­ton­di, tre­ni­ni, taran­tel­le e pizziche.
Chi cono­sce­va i pas­si bal­la­va. Chi non li cono­sce­va bal­la­va lo stes­so. Ci si pren­de­va per mano, si cam­bia­va posto, si ride­va. E i musi­ci­sti con­ti­nua­va­no a suonare.
A quel pun­to Napo­lei­de non era più un con­cer­to e nep­pu­re uno spettacolo.
Era diven­ta­ta una festa.
Ed era for­se il modo più auten­ti­co per rac­con­ta­re quel­la cul­tu­ra popo­la­re che la sera­ta vole­va por­ta­re a Pan­tel­le­ria: non qual­co­sa da osser­va­re sedu­ti, ma una musi­ca da vive­re insie­me, con le mani, con le voci, con i pie­di. Una musi­ca che pas­sa da chi la suo­na a chi l’ascolta e poi tor­na indietro.

La sera­ta ave­va anche una fina­li­tà impor­tan­te: soste­ne­re attra­ver­so le dona­zio­ni la BIP – Biblio­te­ca Inte­gra­ta Poli­fun­zio­na­le, il pro­get­to di UNIPANT per crea­re uno spa­zio dedi­ca­to ai libri, alla cul­tu­ra, agli incon­tri e alla vita del­la comu­ni­tà. I musi­ci­sti han­no offer­to il pro­prio con­tri­bu­to arti­sti­co pro­prio per soste­ner­ne la realizzazione.

Sta­mat­ti­na mi fan­no male le mani. Non ho qua­si più voce.
E con­ti­nuo a pen­sa­re che mi sia venu­ta un’improvvisa, seris­si­ma neces­si­tà di Napoli.
Spac­ca­na­po­li, arrivoooo!

FOTO di Francesca Marrucci e Francesco Ruggirello