Il bug del tempo e la fisica del talento: Alessandro incontra Valentina

Il bug del tempo e la fisica del talento: Alessandro incontra Valentina

27/08/2026 1 Di Laura Boggero

Tra Ronaldo, Marte e un pianoforte a velocità spropositata

di Lau­ra Boggero

Ales­san­dro incon­tra Samuel nel par­cheg­gio del Giar­di­no del­la Luna. Ha appe­na cono­sciu­to il suo mito, Valen­ti­na Lisitsa.

Lei è lo stru­men­to musi­ca­le che Pla­to­ne senz’altro tene­va nel gran salo­ne dell’Iperuranio. Un’orchestra sin­fo­ni­ca com­pres­sa in die­ci dita. Il pia­no­for­te più velo­ce del West. Quel­lo che uno Stei­n­way sogna di diven­ta­re quan­do dorme.

Samuel non pos­sie­de le coor­di­na­te neces­sa­rie per com­pren­der­ne la magnitudine.

«Lei è il Cri­stia­no Ronal­do del­la musi­ca clas­si­ca». Così Ales­san­dro glie­la spiega.

Io tra­se­co­lo. Para­go­na­re una del­le più gran­di inter­pre­ti viven­ti del pia­no­for­te a uno che pren­de a cal­ci una pal­la mi sem­bra qua­si blasfemo.

Poi ci penso.

Ales­san­dro ha vent’anni. Ha stu­dia­to pia­no­for­te al Mor­lac­chi e ades­so inge­gne­ria aero­spa­zia­le. Non ha bestem­mia­to. Ha sem­pli­ce­men­te fat­to fisi­ca. Ha cam­bia­to siste­ma di riferimento.

In fon­do l’eccellenza non appar­tie­ne a ciò che fac­cia­mo. Appar­tie­ne a quan­to lon­ta­no riu­scia­mo a portarlo.

E Valen­ti­na è su Alfa Centauri.

Quan­do la vedi suo­na­re sem­bra che qual­cu­no abbia tro­va­to un bug nell’anatomia uma­na: non pos­so­no esse­re die­ci pol­pa­strel­li sol­tan­to. Die­ci dita con­tro ottan­tot­to tasti. E dire­sti che sia­no i tasti in infe­rio­ri­tà numerica.

Poco pri­ma Pier ave­va det­to ad Ales­san­dro quan­to fos­se for­tu­na­to. Lui avreb­be volu­to incon­tra­re Spring­steen o i Rol­ling Stones.

Aure­lio sce­glie­reb­be Elon Musk, per quel­la sua sfron­ta­ta fidu­cia in una spe­cie uma­na inter­pla­ne­ta­ria. È un otti­mi­sta: pen­sa che non riu­sci­re­mo a estin­guer­ci pri­ma di espor­ta­re la nostra mera­vi­glio­sa, fero­ce liber­tà anche su Marte.

Io Hedy Lamarr, diva di Hol­ly­wood e, inci­den­tal­men­te ma non trop­po, anche scien­zia­ta. Sen­za di lei non avrem­mo né Wi-Fi né Bluetooth.

Poi lo chie­dia­mo a Valentina.

Nes­su­na esi­ta­zio­ne: Rachmaninov.

Pec­ca­to sia mor­to nel 1943.

Ma è solo una futi­le incom­pa­ti­bi­li­tà ana­gra­fi­ca. Per­ché ascol­tan­do Valen­ti­na suo­na­re nel Giar­di­no del­la Luna vie­ne il sospet­to che si sia­no incon­tra­ti lo stes­so, in qual­che pie­ga del­lo spa­zio-tem­po. For­se in quel ter­ri­to­rio clan­de­sti­no che esi­ste tra una par­ti­tu­ra e chi rie­sce dav­ve­ro a viver­la, non solo a decifrarla.

Valen­ti­na suo­na a una velo­ci­tà per cui agli altri pia­ni­sti ser­vi­reb­be il casco. Ci rac­con­ta quan­to spes­so Rach­ma­ni­nov ven­ga ese­gui­to più len­ta­men­te di come lui aves­se scrit­to. Loro due, inve­ce, han­no lo stes­so meta­bo­li­smo musi­ca­le. Rach­ma­ni­nov cor­re e lei gli resti­tui­sce il fia­to necessario.
Non sono più le sue dita a inse­gui­re il tem­po. È il tem­po che acce­le­ra, si aggrap­pa al metro­no­mo, rin­cor­re Valen­ti­na cer­can­do dispe­ra­ta­men­te di non per­der­ne una nota, un accen­to, un sussurro.
Nel 2015 Clas­sic FM arri­vò a pun­tar­le addos­so una pisto­la radar, una spe­cie di auto­ve­lox, per misu­ra­re la velo­ci­tà del­le sue mani men­tre suo­na­va il Con­cer­to n. 2: quan­do il vir­tuo­si­smo supe­ra le paro­le, evi­den­te­men­te, resta lo stu­po­re del­la fisica.

Ma Valen­ti­na ha com­piu­to un pro­di­gio anche più improbabile.
Ha rac­col­to cen­ti­na­ia di milio­ni di visua­liz­za­zio­ni su You­Tu­be facen­do musi­ca clas­si­ca. Una disci­pli­na che, nel­la giun­gla dell’audience pla­ne­ta­ria, per chiun­que altro, anche mol­to bra­vo, per­de­reb­be mala­men­te con­tro un gat­ti­no, un culo e una carbonara.

For­se allo­ra la distan­za tra un ragaz­zo pan­te­sco di vent’anni e una star mon­dia­le del pia­no­for­te è dav­ve­ro sol­tan­to un erro­re di paral­las­se: sem­bra­no lon­ta­nis­si­mi per­ché li guar­dia­mo dal pun­to sbagliato.

E se la bel­lez­za non sal­ve­rà il mon­do, pazienza.
For­se il talen­to riu­sci­rà alme­no a por­tar­ci su Marte.
Dove Ronal­do, Spring­steen, Musk, Hedy e Rach­ma­ni­nov pren­de­ran­no final­men­te un caf­fè insie­me, sot­to un cie­lo che nes­su­no di loro avreb­be con­si­de­ra­to abba­stan­za lontano.
In sot­to­fon­do, Valen­ti­na suo­na il Rach 2.
Natu­ral­men­te trop­po velo­ce anche per la velo­ci­tà del­la luce.