Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Maria Teresa Lopez

Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Maria Teresa Lopez

04/10/2025 0 Di Lucia Boldi

Aspettando l’asinello, un attore al giorno: Maria Teresa Lopez

La pazienza del rivelarsi

Maria­te­re­sa sem­bra timi­da. I suoi capel­li cor­ti, ric­cio­li­ni, le incor­ni­cia­no il vol­to e quan­do mi guar­da, con que­gli occhi spa­lan­ca­ti, ho la sen­sa­zio­ne che stia scru­tan­do den­tro di me, ma sen­za mai far­si sco­pri­re del tut­to. Nel­la com­me­dia Aspet­tan­do l’asinello è uno degli asi­nel­li che entra­no ver­so la fine, e for­se per que­sto appa­re sem­pre cal­ma. Non sape­vo se fos­se dav­ve­ro padro­na del­le sue emo­zio­ni o se sem­pli­ce­men­te la sua par­te non le creas­se quel­la ten­sio­ne che vedo negli altri. Poi, l’altro ieri. duran­te le pro­ve, a un cer­to pun­to, non ha ret­to, e le paro­le, i gesti, il peso del­la sce­na l’hanno attra­ver­sa­ta come un’onda improv­vi­sa. Ha pian­to. Non di dolo­re, ma di com­mo­zio­ne, di ten­sio­ne che final­men­te tro­va­va una via d’uscita.

Maria Tere­sa è una del­le ulti­me arri­va­te all’Albero Azzur­ro. E come suc­ce­de con le per­so­ne nuo­ve, non si sve­la subi­to: ha biso­gno di tem­po, di fidu­cia, di spa­zi silen­zio­si in cui aprir­si pia­no pia­no. Io la osser­vo, e aspetto.

Eppu­re, nel­la mia fret­ta di cono­scer­la meglio, non ho resi­sti­to: ho chie­sto di lei a chi la cono­sce da più tem­po. Sono riu­sci­ta a mala­pe­na a sape­re che ogni mat­ti­na ado­ra fare la spe­sa a puti­ga di Bot­te­ro a Scau­ri e che aiu­ta la mam­ma nel­la pro­du­zio­ne dei for­mag­gi dell’azienda di fami­glia. Mi scu­so, in fon­do, per aver sbir­cia­to nel suo mon­do pri­va­to: avrei dovu­to lascia­re che fos­se lei, con i suoi tem­pi, a donar­mi quei det­ta­gli. La imma­gi­no lì, tra il pro­fu­mo del lat­te cal­do e il bian­co del­le for­me fre­sche, con lo stes­so sguar­do atten­to e lim­pi­do che por­ta in scena.

For­se Maria­te­re­sa è così: una pre­sen­za discre­ta, che non ha biso­gno di dire trop­po. Ma io so che die­tro quel­la cal­ma appa­ren­te c’è un mon­do anco­ra da sco­pri­re. E spe­ro che il tea­tro, con i suoi pic­co­li mira­co­li, mi dia il pri­vi­le­gio di cono­scer­la davvero.

Cosa mi insegna Maria Teresa?

Maria­te­re­sa mi inse­gna la pazien­za del rivelarsi.
Con il suo modo silen­zio­so, con quel­lo sguar­do che sem­bra dire mol­to ma trat­tie­ne anco­ra di più, ricor­da che non tut­to deve esse­re subi­to chia­ro, che non sem­pre biso­gna affret­tar­si a capi­re le persone. 
Mi inse­gna che c’è bel­lez­za nell’attendere, nel lascia­re che i lega­mi si for­mi­no pia­no pia­no, come un for­mag­gio che deve sta­gio­na­re, come un seme che ha biso­gno di tem­po per fiorire.

Mi dimo­stra che die­tro la cal­ma può nascon­der­si un mon­do ric­co, e che la timi­dez­za non è chiu­su­ra, ma un invi­to gen­ti­le ad avvi­ci­nar­si con delicatezza.

Mi mostra che la vul­ne­ra­bi­li­tà non è una debo­lez­za, ma un dono. Che lasciar­si attra­ver­sa­re dal­le emo­zio­ni, anche fino alle lacri­me, è l’unico modo per far entra­re den­tro di noi il sen­so pro­fon­do di ciò che stia­mo vivendo.

Lucia Bol­di