Diario delle prove: Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno Lucia Boldi ha deciso di…
Aspettando l’Asinello, un attore al giorno: Gianni Di Chiara
05/10/2025Aspettando l’Asinello, un attore al giorno: Gianni Di Chiara
Gianni non è “l’ultimo attore” della commedia. Anzi, se parliamo di emozione, è tra i primi. Attorno a lui si crea un’energia silenziosa che cattura, un campo magnetico fatto di attese e piccoli miracoli. Gianni sembra costruire una barriera fra sé e il mondo, eppure chi riesce a sfiorarla, senza rompere l’incanto, scopre un universo delicatissimo.
Parla poco, anzi pochissimo. Le sue parole arrivano centellinate, come gocce preziose. E forse è proprio questa parsimonia a renderle importanti. Per Roberta Belvisi, che gli è vicina come un’ombra luminosa, Gianni è una persona speciale. In un pensiero scritto, Roberta ha promesso che continueranno sempre insieme questo cammino che chiamano vita. Una promessa semplice e commovente, che dice molto di più di mille discorsi.
La voce di Gianni è un miracolo. Flebile e fragile, quando la senti, hai l’impressione che il mondo si fermi un attimo per non spezzarla. E il suo sorriso, rarissimo, è come un’aurora boreale: appare all’improvviso, dura pochi istanti, ma illumina chi ha la fortuna di assistervi.
Ci sono due cose che lo fanno stare bene: l’acqua e la macchina. Il rumore dello scorrere dell’acqua lo calma, lo accompagna, lo riconduce a un’armonia profonda. E la macchina, che sia in movimento o ferma, diventa per lui un rifugio: un piccolo ambiente protetto, un guscio che lo accoglie e lo difende dal troppo del mondo.
Nella commedia Aspettando l’asinello indossa le orecchie dell’asinello. Ma Gianni non ha bisogno di costumi per trasmettere emozioni. La sua presenza basta. Perché la sua è una lezione di vita silenziosa, che passa attraverso gli sguardi, i gesti minimi, la delicatezza dei suoi tempi.
Cosa mi insegna Gianni?
Gianni mi insegna che non tutto deve essere detto per essere compreso. Mi insegna che il silenzio è una lingua, che la delicatezza non è fragilità ma resistenza, e che i sorrisi più rari sono anche i più veri. Guardandolo, imparo che non serve riempire la vita di parole o di rumori: basta saper ascoltare l’acqua che scorre, custodire le pause, rispettare il tempo dell’altro. Con lui ho capito che l’attesa non è vuoto, ma una forma di amore.
Nel raccontare il diario di tutti gli attori, in ultimo doveva esserci per forza Gianni. Non per ordine cronologico, ma perché la sua presenza è come il punto fermo di una frase lunga, come il silenzio che arriva dopo la musica e la rende ancora più bella. Con lui questo viaggio si chiude, ma non si conclude: resta aperto, come restano aperti i suoi sguardi rari, i suoi sorrisi aurorali, la sua voce fragile che continua a vibrare anche dopo che è scesa la tenda.
Aspettando l’Asinello: l’incontro con dieci vite
Questo diario è nato quasi per caso, ma in realtà non poteva non nascere. Le prove della commedia Aspettando l’asinello mi hanno offerto molto più di quello che immaginavo: non solo la costruzione di uno spettacolo, ma l’incontro con dieci vite che, ciascuna a modo suo, mi hanno insegnato qualcosa.
Ho scelto di raccontarli uno per uno, con delicatezza, come si fa quando si vuole custodire un segreto prezioso. Li ho guardati negli occhi, ho ascoltato le loro voci, ho atteso i loro silenzi, ho sorriso insieme a loro. Ho scoperto fragilità e forze, ostacoli e conquiste, timidezze e slanci di coraggio. E nel farlo, ho riconosciuto anche parti di me che non sapevo di avere.
Non è stata una cronaca delle prove, ma un viaggio emotivo
Ogni ragazzo è diventato una pagina del mio diario, una pagina che profuma di autenticità. Roberta con la sua intelligenza brillante, Tony con la sua tenerezza, Samu con i suoi occhi scuri e il vento che porta sul palco, Luisa con la sua generosità, Nino con la sua forza, Quintina con la sua dolcezza, Adriano con il suo silenzio che ti entra nel cuore, Mariateresa con la sua calma misteriosa, Giacomo con il suo coraggio, e infine Gianni, che è approdo e chiusura, ma mai conclusione.
Scrivere di loro è stato come intrecciare fili diversi in un unico tessuto. E quel tessuto, oggi, lo consegno a chi vorrà leggerlo, con la speranza che le emozioni che hanno attraversato me possano raggiungere anche altri.
Perché Aspettando l’asinello non è solo teatro: è un grande viaggio di umanità. Scrivere questo diario è stato, per me, come percorrere un sentiero lento e prezioso. Ogni incontro, ogni prova, ogni sorriso o esitazione dei ragazzi dell’Albero Azzurro ha lasciato in me una traccia. Credevo di guidarli in una commedia, e invece sono stati loro a guidare me dentro un mondo fatto di autenticità, di emozioni pure, di piccole grandi rivelazioni.
Con loro ho riscoperto il senso vero del teatro: non l’applauso, non la perfezione, ma l’incontro. L’incontro tra anime che si cercano e, nel tempo sospeso di uno spettacolo, si trovano.
Per questo so che Aspettando l’asinello non finirà con l’ultima replica. Continuerà a vivere in chi lo ha recitato, in chi lo ha visto, e in chi, come me, ha avuto il privilegio di camminare accanto a questi ragazzi speciali.
E se oggi chiudo questo diario, lo faccio con gratitudine. Perché ogni pagina è stata un dono, e ogni dono ha reso più ricca la mia vita.
Lucia Boldi

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

