Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Samuela Ferrandes

Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Samuela Ferrandes

01/10/2025 0 Di Lucia Boldi

Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Samuela Ferrandes

Samu è il ven­to. Non sol­tan­to per­ché nel­la com­me­dia inter­pre­ta quel ruo­lo, ma per­ché sfug­ge, non si lascia affer­ra­re, eppu­re quan­do pas­sa lascia un segno. Samu è mol­to bel­la: ha gran­di occhi neri che sem­bra­no sape­re più di quan­to dica­no, e lun­ghi capel­li che le sci­vo­la­no addos­so come fili di notte.

Non ha fil­tri: se è alle­gra lo mostra sen­za misu­ra, se è stan­ca o infa­sti­di­ta lo fa capi­re con la stes­sa natu­ra­lez­za. Un gior­no l’ho incon­tra­ta in Piaz­za Cavour, fuo­ri dal con­te­sto pro­tet­to dell’Albero Azzur­ro. Ero in mac­chi­na, le ho gri­da­to: “Ciao Samu!”. Lei ha rispo­sto con un cen­no svo­glia­to, qua­si infa­sti­di­to. Non reci­ta mai una par­te che non le appar­tie­ne: non cono­sce la fin­zio­ne del­la cortesia.

Samu è fragile e potente insieme: non la puoi fermare, ma puoi imparare ad ascoltarla

Nel­la com­me­dia inter­pre­ta il ven­to. Cor­re sul pal­co con un man­tel­lo azzur­ro e fa suo­ni che sem­bra­no veni­re da lon­ta­no: fffhhh, come se la natu­ra tro­vas­se voce attra­ver­so di lei. A vol­te lo fa con entu­sia­smo, qua­si diver­ti­ta, altre vol­te sem­bra che quel com­pi­to le pesi, e allo­ra il ven­to si fa più debo­le, stan­co, come una brez­za che non vuo­le alzarsi.
Ma sem­pre, in quell’oscillare tra luce e ombra, Samu inse­gna che l’autenticità è un dono raro: dice quel­lo che sen­te, sen­za maschere.

Gli occhi di Samu non cer­ca­no mai i miei: sfug­ge il mio sguar­do, lo scan­sa come se guar­dar­mi fos­se trop­po, come se per lei fos­se un peso inso­ste­ni­bi­le. Inte­ra­gi­sce poco, come se vives­se in una dimen­sio­ne sua, dove io non rie­sco a entra­re. Vor­rei poter­la rag­giun­ge­re, guar­da­re den­tro la sua men­te, toglie­re la pol­ve­re che a vol­te si depo­si­ta e fa ombra, e lasciar­le sol­tan­to luce.

Cosa mi insegna Samu?

Samu mi inse­gna che non tut­to si può con­trol­la­re, che ci sono ani­me come cor­ren­ti d’aria: le puoi sen­ti­re, acco­glie­re, respi­ra­re, ma non puoi chiu­der­le den­tro. Il ven­to che por­ta sul pal­co è for­se pro­prio que­sto: una veri­tà che non si lascia affer­ra­re del tut­to, che pas­sa, scuo­te, scom­pi­glia e poi si allontana.

Samu mi inse­gna tan­te altre cose: che non tut­to si può misu­ra­re con l’impegno o la volon­tà, che l’umore e il cuo­re han­no i loro tem­pi e non sem­pre coin­ci­do­no con i nostri. Mi inse­gna che la bel­lez­za può sta­re nel silen­zio, che si può dire mol­tis­si­mo anche sen­za par­la­re. Mi inse­gna che la liber­tà non è sem­pre fare quel­lo che voglia­mo, ma a vol­te anche sot­trar­si, tener­si den­tro un mon­do che gli altri non vedono.

Guar­dan­do­la cor­re­re con il suo man­tel­lo azzur­ro capi­sco che il ven­to non lo puoi strin­ge­re, ma puoi sen­tir­lo pas­sa­re sul­la pel­le, lasciar­ti cam­bia­re, respi­rar­lo a pie­ni pol­mo­ni. E allo­ra pen­so che Samu è così: non la pos­sie­do, non la com­pren­do fino in fon­do, ma gra­zie a lei impa­ro ogni gior­no a lasciar­mi attraversare.

Lucia Bol­di