Pantelleria 2050: D’Ancona ha chiesto ai panteschi se volevano rinunciare al Castello?

Pantelleria 2050: D’Ancona ha chiesto ai panteschi se volevano rinunciare al Castello?

13/08/2025 1 Di Redazione

Pantelleria 2050: D’Ancona ha chiesto ai panteschi se volevano rinunciare al Castello?

Il recen­te pas­so indie­tro dell’Amministrazione Comu­na­le sul­la gestio­ne del Castel­lo Medie­va­le di Pan­tel­le­ria è la con­fer­ma di un fal­li­men­to annun­cia­to e prevedibile.

Con la deli­be­ra, appro­va­ta in pros­si­mi­tà del Fer­ra­go­sto, la giun­ta ha deci­so di rescin­de­re uni­la­te­ral­men­te la con­ces­sio­ne gra­tui­ta fati­co­sa­men­te otte­nu­ta negli anni pas­sa­ti, rinun­cian­do così a una del­le più impor­tan­ti oppor­tu­ni­tà cul­tu­ra­li e turi­sti­che per l’isola.

Le ragio­ni per cui si è deci­so di abban­do­na­re, di fat­to, il Castel­lo al suo desti­no non sem­bra­no giu­sti­fi­ca­te, nep­pu­re dopo la let­tu­ra del­la deli­be­ra appro­va­ta lo scor­so 8 agosto.

Infat­ti, sem­bre­reb­be che il Dema­nio sta­ta­le aves­se con­fer­ma­to che il Castel­lo neces­si­ta­va di un inter­ven­to di restau­ro e che, quin­di, i rela­ti­vi costi non dove­va­no esse­re posti a cari­co del Comune.

La Soprin­ten­den­za, da par­te sua, sem­bra chie­de­re degli inter­ven­ti di mes­sa in sicu­rez­za che ser­va­no a pre­ser­va­re il monu­men­to e ne con­sen­ta­no la frui­zio­ne in sicu­rez­za, in atte­sa di tro­va­re del­le linee di finan­zia­men­to per inter­ve­ni­re con il restau­ro e il con­so­li­da­men­to del­le par­ti peri­co­lan­ti. Addi­rit­tu­ra, si spin­ge oltre: avvian­do l’azione sosti­tu­ti­va, ossia inter­ve­ni­re con pro­prie risor­se per poi riva­ler­si sul sog­get­to com­pe­ten­te, che a det­ta del Comu­ne sareb­be il Dema­nio sta­ta­le.

Ma c’è di più.

A dicem­bre 2023 sono sta­ti impe­gna­ti dal Comu­ne 80 mila euro per la rea­liz­za­zio­ne di inter­ven­ti di mes­sa in sicu­rez­za del­lo stes­so, giu­sti­fi­can­do tale stan­zia­men­to con la volon­tà di “sal­va­guar­da­re il Castel­lo medie­va­le dal degra­do” e “pre­ser­var­ne lo sta­to e ren­de­re lo stes­so frui­bi­le ai visi­ta­to­ri”.

Ma allo­ra cosa è suc­ces­so ades­so per spin­ge­re la Giun­ta a deli­be­ra­re la rescis­sio­ne del­la con­ven­zio­ne per ecces­si­va onerosità?

E pro­prio alla vigi­lia dell’inizio dei lavo­ri del Water­front che resti­tui­ran­no pie­na visi­bi­li­tà alla strut­tu­ra, libe­ran­do­la dall’obbrobrio del “palaz­zo verde”?

E per­ché si par­la di ecces­si­va one­ro­si­tà dopo che nell’ultimo decen­nio il Comu­ne ha spe­so cir­ca 40.000 € l’anno per inter­ven­ti di manu­ten­zio­ne sul Castel­lo, con il favo­re e l’appoggio di tut­ta la comu­ni­tà che rico­no­sce nel monu­men­to il cuo­re monu­men­ta­le dell’isola?

La scu­sa del­la con­ces­sio­ne limi­ta­ta degli anni reg­ge ancor meno, per­ché fu con­cor­da­to il rin­no­vo illi­mi­ta­to con il Dema­nio pro­prio dal­la nostra Ammi­ni­stra­zio­ne. Dob­bia­mo pen­sa­re che l’azione mal­de­stra di que­sta Ammi­ni­stra­zio­ne abbia reso vani anche que­gli accordi?

Dav­ve­ro si pen­sa che la solu­zio­ne per rida­re digni­tà al Castel­lo, uni­co sim­bo­lo sto­ri­co rima­sto nel cen­tro di Pan­tel­le­ria, è quel­la di resti­tuir­lo al Dema­nio sta­ta­le e, così, chiu­der­lo a tem­po inde­ter­mi­na­to o, peg­gio, far­lo affi­da­re ad un gesto­re privato?

E l’Amministrazione D’Ancona ha chie­sto ai pan­te­schi se era­no favo­re­vo­li a rinun­cia­re al loro Castel­lo, inter­pel­lan­do­li diret­ta­men­te o tra­mi­te il Con­si­glio Comunale? 

 Sareb­be bene anche infor­mar­li che rinun­cian­do alla con­ces­sio­ne, c’è la chia­ra pos­si­bi­li­tà che fra qual­che anno, tro­va­to il pri­va­to dispo­ni­bi­le, il Dema­nio maga­ri lo con­ce­de­rà per far­ci l’ennesimo hotel o altro (ricor­dia­mo­ci il ban­do per il Faro di Pun­ta Spa­dil­lo e di tan­ti altri beni in Ita­lia che han­no fat­to la stes­sa fine).

Le doman­de, come si vede, sono tan­te. Aspet­tia­mo le rispo­ste, se arri­ve­ran­no. Ciò che ci sem­bra pale­se è la volon­tà dell’amministrazione D’Ancona di scap­pa­re dal­le pro­prie respon­sa­bi­li­tà e di lascia­re Pan­tel­le­ria al suo desti­no in balia del­le deci­sio­ni che saran­no pre­se altrove.

Un po’ come è avve­nu­to con la gestio­ne del ricor­so al TAR sul pun­to nasci­ta, chiu­so nel 2020 dall’allora asses­so­re Raz­za (oggi Fra­tel­li d’Italia). Quel ricor­so avreb­be potu­to chia­ri­re il dirit­to dell’isola a man­te­ne­re il ser­vi­zio e le respon­sa­bi­li­tà del gover­no regio­na­le, ma anche allo­ra la giun­ta D’Ancona deci­se, incom­pren­si­bil­men­te, di non pro­se­gui­re l’iter, rinun­cian­do a una bat­ta­glia di giu­sti­zia per la comunità.

Due epi­so­di, due sim­bo­li, un solo filo con­dut­to­re: inca­pa­ci­tà di agi­re, man­can­za di visio­ne e rinun­cia alle responsabilità.

Pan­tel­le­ria meri­ta di meglio.

Pantelleria2050

Pan­tel­le­ria, 12 ago­sto 2025