L’uomo dietro la scena L’artista pantesco si svela in un colloquio fuori dagli schemi, eccentrico,…
L’uomo dietro la scena: intervista a Gianni Bernardo (parte II)
26/12/2025L’uomo dietro la scena: intervista a Gianni Bernardo
di Lucia Boldi
PARTE SECONDA
Riprendiamo da dove eravamo rimasti, l’intervista continua. Gianni Bernardo è ancora nel suo camerino, tra luci calde, pennelli, ceroni, ciprie, fard e rossetti, foto ingiallite di attori e attrici di qui passati in gioventù. E continua a piovere. D’un tratto, rumore di vento forte, poi un tonfo secco, come una porta che si chiude. La luce diventa più tagliente, Gianni irrigidisce le spalle, come se il suo corpo cercasse un riparo che le parole hanno tolto.
ATTO IV – BUCCURAM, L’ULTIMO LEGAME
Come definiresti il libro che hai scritto “Tratti e Ri-Tratti”?
«Un incidente, un evento inatteso che forse si ripeterà».
Nel libro troviamo spesso la figura della donna, un’immagine ricorrente, soprattutto nelle poesie.
«Alcune incontrate, altre sognate, molte inventate».
E la figlia del Principe, che alla fermata del bus aspettava che tu scendessi per baciarla?
«Forse è ancora lì, che mi aspetta. Sono in ritardo, ma sto correndo da lei».
E Giulia, nel racconto che si ispira a Camilleri?
«Il racconto che si ispira a Camilleri l’ho scritto dopo aver letto un suo libro, “Donne”, una specie di catalogo di donne incontrate o ideate dall’autore. Ho immaginato che Camilleri si fosse dimenticato di “Giulia”, cosicché ho provveduto io a raccontare la sua storia, nel mio libro.
Nel 2004 ho incontrato Andrea Camilleri a Porto Empedocle, la Vigata letteraria di Montalbano, dove la mia Compagnia era stata invitata a partecipare a una rassegna nazionale di teatro. Fu proprio lui a chiamarci, dandoci appuntamento al mitico Bar Vigata. Abbiamo conversato per un’ora mentre lui sorseggiava la sua birra, tra l’andirivieni di persone che si fermavano a farsi autografare un suo libro».
C’è una poesia “Dal mio balcone non vedo il mare” che apre ma anche chiude la raccolta.
«Un giorno, uno di quei giorni strani in cui precipiti nell’irrealtà, sono uscito sul balcone convinto che al di là della porta-finestra ci fosse il mare. Il mare è protagonista nei miei racconti, soprattutto nelle canzoni, è il mio infinito, come il cielo».
Ci sono dei personaggi, protagonisti, ritratti o semplici situazioni a te particolarmente vicini?
«Mio padre, così legato alla sua terra, e di più mia madre, perché quando aveva bisogno di me, io non c’ero. E poi Gino Kappler, amico di allegria e di solitudine, che dopo anni di tormento, di lontananza, ormai malato e perduto negli abissi della dimenticanza, forse si è finalmente ricongiunto alla sua isola, amata come mai nessuno».
Gino, amico di allegria e di solitudine… e la tua solitudine?
«Non ne faccio uso, non posso, tuttavia mi serve per nascondere i pensieri tristi, gli assilli e le insicurezze».
La tua casa a Buccuram era l’ultimo filo che ti teneva legato all’isola. Che cosa hai provato a tagliarlo?
«Tutti i miei sogni sono ancora lì, a Buccuram, dentro quella casa che non è più mia».
ATTO V – PROGETTI E ORIZZONTI FUTURI
Gianni lentamente si alza, si siede al contrario sulla sedia, il petto contro la spalliera: un gesto istintivo, di difesa. Sorride appena, ma non è stanchezza, è resistenza. Un debole fascio luminoso taglia il suo viso in controluce.
Quali tuoi eventi artistici si annunciano sotto i riflettori del 2026?
«L’anno che verrà, il 2026, sarà quello in cui la mia Compagnia festeggerà i suoi 50 anni di attività teatrale, che gli è valsa numerosi riconoscimenti in festival e rassegne nazionali e internazionali. Sarò molto impegnato nella pianificazione e organizzazione degli eventi che celebreranno il cinquantenario».
In cantiere per Pantelleria?
«Qualcosa accadrà, e potrebbe essere sorprendente».
C’è chi, a Pantelleria, attende da te nuovi progetti e nuove storie. Tu hai continuato a replicare “La casa dei silenzi” infinite volte. È stata una scelta artistica, un’esigenza personale o una risposta a qualcosa che il pubblico non aveva ancora finito di ascoltare?
«La casa dei silenzi ha chiuso i battenti. Non la replicherò più, salvo festival o rassegne. Questo lavoro ha compiuto il suo percorso, e continuare significherebbe ripeterlo invece che ascoltarlo».
Nel tuo teatro e nelle tue canzoni usi molto il dialetto pantesco.
«Pantelleria sta perdendo sempre più velocemente i propri segni di riconoscimento culturali, in particolare il dialetto, che ancora oggi rappresenta un “tessuto vivo” che rievoca e riporta a uno scenario lavorativo, antropologico, storico e culturale. Io l’ho sempre adoperato, perché ha una forza comunicativa straordinaria. Identifica, rivela, racconta il carattere, l’intima indole di un popolo».
ATTO VI – TEMPO E DESTINO
Pausa. Ultime domande. Voce sommessa.
Se la tua vita fosse una commedia, in che atto saresti adesso?
«L’idea di avvicinarsi all’ultimo atto è assai seccante e fastidiosa. Tuttavia non sono ancora al mio finissage. Devo risolvere gli ultimi paradossi. E ho ancora troppe cose da dimenticare».
Un giorno quale frase ti piacerebbe fosse detta, non dell’attore, ma dell’uomo Gianni Bernardo?
«A volte era un po’ stronzo, però…»
Silenzio.
Quel “però” resta sospeso, come una pausa di scena. Dentro c’è il talento, e poi la disciplina, l’ironia, la capacità di cantare, recitare, scrivere. È un elenco non scritto di rigore, genialità, passioni. Un uomo spigoloso, ma che canta “ Ti darò dei baci a colazione e petali di rose”, capace di commuoversi per il profumo di arancia e cannella di una mustazzola, o per il gusto vellutato e complesso di un passito raro. Perfezionista, pignolo, eccentrico, generoso, burbero, stravagante, imprevedibile, vulnerabile, scontroso ma non ostile. Quel “però” è la somma imperfetta e irripetibile di ciò che è Gianni Bernardo.
Fuori la pioggia continua, pervicace, testarda. Continuerà per tutta la notte. Dalla platea giunge il battito ritmico del pubblico che applaude perché lo spettacolo abbia inizio.
Giunge una voce: “Chi è di scena?”
GALLERIA FOTO:
Foto Gianni Bernardo di Christian Sana
- Gianni Bernardo

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.





































