Le tre teste e altri pezzi pregiati di Pantelleria in mostra al Colosseo a Roma

Le tre teste e altri pezzi pregiati di Pantelleria in mostra al Colosseo a Roma

01/10/2019 0 Di puntoacapo

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Cen­toven­ti preziosi reper­ti sicil­iani, prove­ni­en­ti da sei musei dell’Isola, ‘illu­min­er­an­no’ per sei mesi la mostra “Cartha­go: il mito immor­tale” al Par­co arche­o­logi­co del Colosseo di Roma. L’esposizione, in pro­gram­ma dal 27 set­tem­bre al 29 mar­zo 2020, avrà come tema Cartagine, le sue orig­i­ni e i suoi rap­por­ti con Roma e il Mediter­ra­neo.

Da Pan­tel­le­ria van­no in espo­sizione i ritrat­ti in mar­mo del I sec­o­lo dopo Cristo di Giulio Cesare, Anto­nia Minore e Tito Flavio, ritrovati in una cis­ter­na puni­ca durante lo sca­vo dell’Acropoli. Sem­pre dall’Acropoli dell’isola proven­gono una trapeza (tavo­lo in mar­mo) con iscrizione puni­ca, un can­de­labro in bron­zo, uno spec­chio con iscrizione puni­ca ded­i­ca­ta al Dio Melqart e una preziosa lam­i­na in oro appartenu­ta a una coro­na con foglie di alloro.

Si trat­ta del­la pri­ma grande mostra, intera­mente ded­i­ca­ta alla sto­ria e alla civiltà di una delle cit­tà più poten­ti e affasci­nan­ti del mon­do anti­co. L’iniziativa — pre­sen­ta­ta alla stam­pa, sta­mane, nel­la Cap­i­tale — sarà allesti­ta nei mon­u­men­tali spazi del Foro Romano, all’interno del tem­pio di Romo­lo e del­la Ram­pa impe­ri­ale, con oltre quat­tro­cen­to reper­ti, prove­ni­en­ti dalle più pres­ti­giose isti­tuzioni muse­ali ital­iane e straniere, gra­zie a presti­ti stra­or­di­nari, frut­to di un lavoro assid­uo di coop­er­azione inter­nazionale.
La mostra — cura­ta da Alfon­si­na Rus­so diret­trice del Par­co del Colosseo e da Francesca Guarneri, Pao­lo Xel­la e José Ángel Zamo­ra López, con Mar­ti­na Almonte e Fed­er­i­ca Rinal­di — si arti­co­la in otto aree tem­atiche e guiderà il pub­bli­co attra­ver­so le vicende che han­no lega­to le due gran­di poten­ze del mon­do anti­co. Il per­cor­so rac­con­terà la sto­ria del­la cit­tà feni­cia e dei suoi abi­tan­ti, dal­la fon­dazione fino all’espansione nel Mediter­ra­neo e descriverà la ric­chez­za degli scam­bi com­mer­ciali e cul­tur­ali con Roma, sino a giun­gere alla com­p­lessità del proces­so di roman­iz­zazione e alla battaglia delle Ega­di.
La Sicil­ia sarà pro­tag­o­nista asso­lu­ta nel­la sezione “Cartagine e Roma”, ded­i­ca­ta alle guerre puniche, con i reper­ti sub­ac­quei prove­ni­en­ti dal­lo spec­chio di mare a nord-ovest dell’isola di Lev­an­zo, dove la flot­ta romana, il 10 mar­zo del 241 avan­ti Cristo, scon­fisse quel­la cartagi­nese. I reper­ti in mostra apparten­gono alle collezioni di: Soprint­en­den­za del mare, Soprint­en­den­za dei beni cul­tur­ali di Tra­pani e dei Musei del Satiro di Mazara del Val­lo, “Pao­lo Orsi” di Sir­a­cusa, “Lilibeo” di Marsala e “Sali­nas” di Paler­mo.
Tra gli impor­tan­ti ogget­ti che la Regione Sicil­iana, tramite l’assessorato dei Beni Cul­tur­ali, ha presta­to fig­u­ra­no alcu­ni ros­tri di navi che han­no com­bat­tuto la battaglia delle Ega­di, cep­pi di ancore, elmi di bron­zo, anfore, stat­uette votive, piat­ti puni­ci, ritrat­ti di imper­a­tori romani e urne cinerarie.
«Si trat­ta — sot­to­lin­ea il gov­er­na­tore Nel­lo Musume­ci — di una col­lab­o­razione avvi­a­ta dal­la Regione con il Par­co arche­o­logi­co del Colosseo, con l’intento di val­oriz­zare il ric­co pat­ri­mo­nio cul­tur­ale dell’Isola e che, gra­zie a even­ti di respiro inter­nazionale come questo, pone la Sicil­ia in un con­testo cul­tur­ale mon­di­ale. L’inserimento dei reper­ti arche­o­logi­ci ritrovati e cus­todi­ti nel­la nos­tra regione all’interno del­la mostra su Cartagine è il coro­n­a­men­to di un per­cor­so che ave­va forte­mente volu­to Sebas­tiano Tusa, che nel­lo scor­so gen­naio ave­va accetta­to di far parte del Comi­ta­to sci­en­tifi­co dell’esposizione di Roma. La ricer­ca delle trac­ce e la scop­er­ta di tes­ti­mo­ni­anze del­la pre­sen­za puni­ca nelle acque che cir­con­dano la nos­tra Iso­la furono ogget­to del costante lavoro di min­uziosa indagine con­dot­to da Tusa. L’esposizione di questi reper­ti alla mostra di Roma è un doveroso omag­gio alla sua memo­ria e moti­vo di orgoglio per la Sicil­ia». 
Dal “Sali­nas” proviene una stele funer­aria del III sec­o­lo avan­ti Cristo e i corre­di funer­ari del­la necrop­oli puni­ca del­la cit­tà, con una collezione di gioiel­li in oro, argen­to e pas­ta vit­rea, oltre a numerose anfore, di cui una con un bol­lo che raf­figu­ra la Dea Tan­it. Da Sir­a­cusa arri­va, invece, una coraz­za in lam­i­na di bron­zo del IV sec­o­lo avan­ti Cristo.
Numerosi i reper­ti dell’isola di Mozia: la famosa maschera ghig­nante in ter­ra­cot­ta del VI sec­o­lo avan­ti Cristo; un amule­to raf­fig­u­rante il sim­bo­lo di Tan­it; un medaglione d’oro raf­fig­u­rante il dis­co solare e col­lane in pas­ta vit­rea e orna­men­ti in bron­zo; quat­tro stele in pietra uti­liz­zate come seg­na­coli delle sepol­ture puniche (dal san­tu­ario del Tophet); urne cinerarie e tre stat­uette fit­tili com­ple­tano la serie di man­u­fat­ti che arric­chis­cono la sezione “La vita quo­tid­i­ana in una cit­tà puni­ca”.
Il prezioso corre­do di bor­do del­la nave puni­ca di Marsala con anfore, piat­ti, resti di ani­mali, cime di bor­do, chio­di in bron­zo, par­ti di fas­ci­ame del­la nave e tre fram­men­ti di lamine di piom­bo, cos­ti­tu­isce una stra­or­di­nar­ia tes­ti­mo­ni­an­za del­l’u­ni­co esem­plare di imbar­cazione feni­cia esistente data­ta al III sec­o­lo avan­ti Cristo. 
Da Mazara del Val­lo arri­va la zam­pa di ele­fante in bron­zo, recu­per­a­ta nel­la zona dove fu rin­venu­to il Satiro dan­zante. 
Come for­ma di com­pen­sazione per il presti­to, il Par­co arche­o­logi­co del Colosseo ha mes­so a dis­po­sizione i tec­ni­ci dell’Istituto supe­ri­ore per la con­ser­vazione e il restau­ro per tut­ti gli inter­ven­ti nec­es­sari all’esposizione di alcu­ni reper­ti: il ros­tro bronzeo denom­i­na­to “Ega­di XVIII” del­la Soprint­en­den­za del mare; la dotazione di bor­do del­la nave puni­ca di Marsala — Pun­ta Scario del Museo Lilibeo (com­pren­dente parte del­la strut­tura del­la nave, tre cime in spar­to, un tap­po in sug­hero per anfo­ra, un’olla da cuci­na, una cop­pa a ver­nice nera, un bic­chiere, resti fau­nis­ti­ci e ramoscel­li di una pianta); una trapeza (tavola) in mar­mo con iscrizione puni­ca del­la Soprint­en­den­za dei beni cul­tur­ali di Tra­pani.