Io, Roberta, e la magia dell’asinello

Io, Roberta, e la magia dell’asinello

20/10/2025 0 Di Redazione

Io, Roberta, e la magia dell’asinello

Per la rubrica Il Punto di Vista, Roberta Belvisi ci racconta la sua esperienza di attrice in Aspettando l’Asinello, ma ci insegna anche qualcosa di importante: non è un’etichetta a decidere chi è abile e chi è utile, perché lo siamo tutti a modo nostro

Mi chia­mo Rober­ta e sono una degli atto­ri spe­cia­li dell’Albero Azzurro.
Quan­do pen­so a Aspet­tan­do l’Asinello, sen­to anco­ra il calo­re del­le mani intrec­cia­te alla fine del­lo spet­ta­co­lo, quan­do tut­ti insie­me ci inchinavamo.
In quel momen­to Gia­co­mo Poli­car­do, la nostra voce nar­ran­te, che non vede ma sa ascol­ta­re come nes­su­no, mi strin­ge­va for­te la mano.
Era come se mi dices­se: “Ci sia­mo riu­sci­ti, Rober­ta, sia­mo un tutt’uno.”
Io ero emo­zio­na­ta, tan­to. Ma feli­ce. Feli­ce di esse­re lì, con tut­ti i miei ami­ci spe­cia­li, in quel­la bel­lis­si­ma espe­rien­za condivisa.

Amo i miei ami­ci e non potrei imma­gi­na­re la mia vita sen­za di loro.

Nino è mol­to coraggioso.
Per­ché il corag­gio non è non ave­re pau­ra, ma con­ti­nua­re a pro­var­ci nono­stan­te le difficoltà.
Il suo corag­gio mi ispi­ra ogni giorno.
Di Maria Tere­sa pen­so che è lumi­no­sa e por­ta la luce ovunque.
Di Samue­la che è bellissima.
Di Tony che è una stel­la che bril­la fuo­ri dal cielo.
E di Gian­ni, che la pri­ma vol­ta che mi ha chia­ma­ta per nome, con quel­la voce sot­ti­le e tre­man­te, mi ha fat­to veni­re le lacri­me agli occhi. Con Quin­ti­na o di Gia­co­mo, entram­bi non veden­ti, basta che ci toc­chia­mo e noi ci “vedia­mo” subi­to, sen­za biso­gno di occhi.
Con Lui­sa, nono­stan­te un pic­co­lo liti­gio, sia­mo sta­te bene insie­me, mi dispia­ce che Adria­no abbia potu­to par­te­ci­pa­re poco.

Lucia Bol­di, la nostra autri­ce e regi­sta, mi ha fat­to vive­re una del­le cose più bel­le del­la mia vita.
Il pen­sie­ro di lei, di Ange­la, di Rober­ta, di Mar­zia, e di Anto­niet­ta Valen­za mi riem­pie il cuo­re d’amore, tut­te don­ne che san­no vede­re l’anima pri­ma anco­ra degli occhi.

E poi c’è Gian­ni Valen­za, con la sua fisarmonica.
Quan­do suo­na, nell’aria si alza un’onda di festa, e quan­do par­te un liscio, l’energia ci tra­vol­ge tutti.
La musi­ca di Gian­ni ci uni­sce, ci fa sen­ti­re vivi.

E anche Nico­la, ci ha ripre­si con la sua tele­ca­me­ra sen­za esse­re mai invadente.

Io cre­do che la vita sia un viag­gio: pie­no di mera­vi­glia e di stu­po­re, ma anche di ombre e di luce.
Biso­gna impa­ra­re a cam­bia­re la pro­pria vita, a esse­re come il mare — che non si stan­ca mai di smus­sa­re gli sco­gli, di addol­ci­re i contorni.
Io so che la mia abi­li­tà è più for­te del­la mia disabilità.
Nes­su­no potrà mai far­mi sen­ti­re inu­ti­le, e non ho nem­me­no biso­gno che qual­cu­no mi dica che sono utile.
Io cono­sco il mio valore.

Duran­te le pro­ve mi è pia­ciu­to tan­to poter­mi con­fi­da­re con i miei ami­ci e con Lucia.
Ho potu­to con­di­vi­de­re pen­sie­ri, segre­ti, sogni.
Mi pia­ce­reb­be stu­dia­re giu­ri­spru­den­za e maga­ri un gior­no diven­ta­re magistrato.
Loro mi han­no ascol­ta­ta dav­ve­ro e nei loro occhi ho visto qual­co­sa che asso­mi­glia alla fiducia.

Aspet­tan­do l’Asinello mi ha inse­gna­to che ognu­no di noi ha un posto nel mon­do, anche se lo tro­va a pas­so lento.
E che la feli­ci­tà, a vol­te, ha le orec­chie lun­ghe e il pas­so dol­ce di un asi­nel­lo che, sen­za fret­ta, arri­va sem­pre dove deve arrivare. 
Se reci­te­rei di nuo­vo il pros­si­mo anno in una nuo­va commedia? 
Cer­to che si, però una com­me­dia mia, scrit­ta da me. Ho già il tito­lo: tre amiche.

Rober­ta Bel­vi­si (nel­la foto)