Disabilità e integrazione a Pantelleria. Quando un incontro ci parla di libertà

Disabilità e integrazione a Pantelleria. Quando un incontro ci parla di libertà

22/01/2026 0 Di Giacomo Policardo

Giacomo Policardo solleva la questione della vera integrazione per i disabili. Cosa significa integrare? Creare recinti per i disabili o renderli attori della vita di tutti i giorni? Giacomo parte dalla sua esperienza e ci pone un quesito che pesa sulla società che troppo spesso preferisce ‘mettere da parte’ invece del ‘fare parte’

di Gia­co­mo Policardo

Disa­bi­li­tà e inte­gra­zio­ne. Due bel­le paro­le, vero? Tan­te vol­te le abbia­mo sen­ti­te dire. Ci dico­no di inte­grar­ci al mon­do, di inte­grar­ci a que­sta socie­tà. Pur­trop­po non sem­pre suc­ce­de, ma io voglio rac­con­tar­vi un’e­spe­rien­za che mi è capi­ta­ta due mesi fa cir­ca. Un’e­spe­rien­za di inte­gra­zio­ne e disabilità.

Voglio par­lar­vi di un ragaz­zo che mi ha inse­gna­to tan­to, nono­stan­te l’ab­bia visto tre, quat­tro vol­te, ma vera­men­te mi ha inse­gna­to tan­tis­si­mo ed è per que­sto che uso que­ste paro­le, disa­bi­li­tà e inte­gra­zio­ne. Que­sto ragaz­zo si chia­ma Saber, ho avu­to il pia­ce­re e l’o­no­re di col­la­bo­ra­re con lui in un pro­get­to di cor­to­me­trag­gio sul Natale.

Ebbe­ne, que­sto ragaz­zo ha deci­so di pren­de­re la vita in mano, ha deci­so di met­ter­si in gio­co, nono­stan­te pro­ble­mi di deam­bu­la­zio­ne. Que­sto ragaz­zo non sta mai fer­mo, è sem­pre in giro con gli ami­ci, fa pale­stra, si diver­te, stu­dia. Abbia­mo par­la­to anche di tan­te cose bel­le e profonde.È sta­to bel­lo con­di­vi­de­re con lui tan­te pas­sio­ni. Ed è per que­sto che, par­lan­do di Saber, dico che il disa­bi­le non deve esse­re lascia­to solo… cioè, è disa­bi­le, ma non sem­pre deve ‘fare’ il disa­bi­le. E con que­sto inten­do il modo in cui la socie­tà è abi­tua­ta a vede­re il disa­bi­le: debo­le, fra­gi­le, inca­pa­ce di agi­re, inte­ra­gi­re, rela­zio­nar­si, lavo­ra­re, vive­re da solo. Una sor­ta di inet­to che però deve aprir­si al mon­do, deve aprir­si a que­sta socie­tà. Come se il pro­ble­ma lo creas­se il disa­bi­le. Come se fos­si­mo con­ten­ti di esse­re mes­si da parte.

Qual­cu­no ce lo deve anche per­met­te­re di aprir­ci a que­sta socie­tà. Per­ché, vede­te, lo devo ammet­te­re: sono sta­to un po’ invi­dio­so di Saber, per­ché lui rie­sce a cam­mi­na­re poco e io non vedo, però for­se lui fa più cose di me e io potrei fare cose, non dico più di lui, ma pro­prio come lui.

E so che anche altri ragaz­zi potreb­be­ro fare le cose che fa lui. Mi ha inse­gna­to tan­to. Saber è un ragaz­zo tuni­si­no, quin­di in que­sto caso non c’è solo il fat­to che ci sia­mo tro­va­ti come disa­bi­li, ma anche tra un ita­lia­no e un tuni­si­no, segno che le bar­rie­re le creia­mo, non ci sono in natu­ra, spe­cial­men­te quel­le uma­ne. Quan­do un ragaz­zo ha sen­ti­men­ti pro­fon­di, pen­sie­ri pro­fon­di e guar­da la vita con la giu­sta aper­tu­ra men­ta­le, è anche in gra­do di fre­gar­se­ne di cat­ti­ve­rie e raz­zi­smo e di cer­ti modi igno­ran­ti che ha que­sta società.

E quin­di rin­gra­zio Saber per­so­nal­men­te per aver­mi fat­to capi­re que­ste cose e dico a tut­ti i ragaz­zi che mi cono­sco­no e che han­no come noi una disa­bi­li­tà, di aprir­si al mon­do, di dire anche la nostra, per­ché noi sia­mo in gra­do anche di pro­get­ta­re, di dire, di fare del­le proposte.

Cer­to, alcu­ni di noi han­no più limi­ti, ma sia­mo in gra­do e dob­bia­mo com­bat­te­re per ave­re una vita dav­ve­ro acces­si­bi­le, per­ché non è vero che non si può fare.

Saber me l’ha dimo­stra­to e io vor­rei dimo­strar­lo anche ad altri, per­ché un disa­bi­le deve ave­re anche la for­za di esse­re libe­ro e di poter vola­re, come ha fat­to lui.


Nel­la foto di coper­ti­na: Saber e Gia­co­mo Poli­car­do. Gra­zie a Lau­ra Bog­ge­ro per la foto.