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Personaggi dell’isola: Nello, lo sciamano digitale
30/07/2025Quando il tuo cellulare decide di morire, prega un santo. O chiama Nello.
Pantelleria e il mito moderno dello sciamano digitale
di Lucia Boldi
Ci sono momenti, sull’isola, in cui la tecnologia smette di credere in sé stessa. Il telefono va in tilt, il computer s’inchioda, il tablet si oscura. E tu, sotto il sole impietoso o il vento che fischia tra i dammusi, resti lì, con lo sguardo perso e il dito che tocca lo schermo inutilmente, invocando i santi protettori delle sim card.
All’inizio provi le solite mosse disperate: spegni, riaccendi, preghi.
Poi, se sei fortunato, qualcuno ti indirizza verso Benedetto Casano o il Centro Tim. Lì ti accolgono come si fa con chi ha appena perso una battaglia: ti fanno parlare, sfogare, raccontare la tragedia. E infine, con l’aria complice di chi ha visto molte guerre digitali, ti sussurrano un nome: Nello.
Chi è Nello?
È Nellu, all’anagrafe da ventun anni a Pantelleria, nato altrove, ma ormai parte dell’isola come il vento di maestrale. Parla con un leggero accento rumeno, ha un carattere aperto, gentile, umile, ma consapevole. Non ostenta, ma sa quello che fa. E lo fa benissimo.
Parla poco, ascolta molto. Ti guarda, annuisce, e poi apre un cassetto da cui spunta un attrezzo misterioso che solo lui sa usare. È lo sciamano dei computer e dei cellulari. Quando c’è un problema da risolvere su qualunque tipo di device tutti chiamano lui. E lui arriva. Con la sua calma, i suoi attrezzi misteriosi, un microscopio, qualche saldatore e una pazienza da tempo infinito.
Il suo laboratorio è un piccolo mondo a parte. Non proprio un negozio, sembra una base della NASA ridotta in scala, dove convivono cavi, microchip, lenti d’ingrandimento, e dispositivi in stato vegetativo in attesa di resurrezione.
E lui è lì. Concentrato, ma sempre gentile. Ti spiega cosa è successo al tuo device con parole semplici, come un meccanico della mente digitale. Ma con un tocco quasi poetico, come chi sa di lavorare su oggetti che contengono fotografie, messaggi, ricordi. Tracce di vita.
Il suo laboratorio non ha insegne luminose né vetrine. Si trova appena prima dell’ingresso in paese, un poco oltre la sede dell’Unipant, in una zona che ha il fascino del vago.
Trovarlo è un rompicapo. Nessuna mappa aiuta davvero. Devi chiedere in giro, interpretare segnali, incrociare indizi. E soprattutto: non aspettarti che risponda al telefono. Quando lavora – e lavora sempre – Nello è irraggiungibile, assorto nei suoi pazienti elettronici, intento a ridare vita a ciò che sembrava perduto.
Quando alla fine ti restituisce il telefono funzionante, quasi ti dispiace. Perché un po’ lo ha adottato, curato, fatto tornare a casa.
In un’isola dove i venti cambiano umore e la connessione è spesso un miraggio, sapere che esiste Nello è un sollievo profondo.
È la versione pantesca del Genius Bar degli Apple Stores di tutto il mondo, solo più vero, più discreto, più umano.

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

