ASGI: l’Hotspot di Pantelleria, un microcosmo di diritti sospesi

ASGI: l’Hotspot di Pantelleria, un microcosmo di diritti sospesi

18/07/2025 0 Di Redazione

Il nuovo rapporto ASGI sull’hotspot di Pantelleria, pubblicato il 14 luglio, documenta violazioni strutturali dei diritti umani, che lo configurano come un luogo di detenzione di fatto, privo di chiara base giuridica

ASGI: “Il passaggio a una gestione centralizzata da parte della Prefettura ha comportato una drastica riduzione della trasparenza.

L’accesso ai documenti e alle informazioni è parziale e spesso richiede contenziosi amministrativi; l’accesso fisico al centro è stato negato; e persino le autorità locali dichiarano apertamente di non sapere cosa accada all’interno dell’hotspot.”

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L’i­so­la di Pan­tel­le­ria, un pic­co­lo lem­bo di ter­ra ita­lia­na nel Medi­ter­ra­neo, è da anni un pun­to di ingres­so cru­cia­le, ma spes­so “invi­si­bi­le”, per i migran­ti che giun­go­no in Ita­lia e in Europa.

A par­ti­re dal­l’e­sta­te del 2024, il cen­tro di acco­glien­za sul­l’i­so­la è sta­to for­mal­men­te desi­gna­to come “hotspot”, con la fun­zio­ne pri­ma­ria di for­ni­re pri­mo soc­cor­so e pro­ce­de­re all’i­den­ti­fi­ca­zio­ne dei cit­ta­di­ni stra­nie­ri, in par­ti­co­la­re quel­li pro­ve­nien­ti dal­la Tuni­sia. Que­sta for­ma­liz­za­zio­ne, tut­ta­via, lun­gi dal por­ta­re mag­gio­re tra­spa­ren­za o un miglio­ra­men­to del­le con­di­zio­ni, ha inve­ce con­so­li­da­to un siste­ma che sol­le­va pro­fon­de pre­oc­cu­pa­zio­ni in mate­ria di dirit­ti uma­ni.  

Il nuo­vo det­ta­glia­to rap­por­to di ASGI (Asso­cia­zio­ne per gli Stu­di Giu­ri­di­ci sul­l’Im­mi­gra­zio­ne) usci­to il 14 luglio 2025, si pro­po­ne di met­te­re in luce le cri­ti­ci­tà siste­mi­che e i dati più signi­fi­ca­ti­vi che rive­la­no un model­lo di vio­la­zio­ni dei dirit­ti fon­da­men­ta­li all’in­ter­no del­l’­ho­tspot di Pantelleria.

Il rap­por­to non si limi­ta a descri­ve­re una situa­zio­ne iso­la­ta, ma inqua­dra Pan­tel­le­ria come un “labo­ra­to­rio emblematico”.

Vie­ne evi­den­zia­ta in più pas­sag­gi l’os­ser­va­zio­ne di pro­ble­ma­ti­che serie, tra cui la deten­zio­ne siste­ma­ti­ca alla fron­tie­ra e la sospen­sio­ne del­le garan­zie costi­tu­zio­na­li, sem­bra­no esse­re sta­te “rece­pi­te” nei nuo­vi Rego­la­men­ti sul­l’a­si­lo appro­va­ti dal Par­la­men­to Euro­peo nel 2024.

Que­sta inquie­tan­te con­ver­gen­za sol­le­va inter­ro­ga­ti­vi fon­da­men­ta­li sul­la com­pa­ti­bi­li­tà di tali poli­ti­che con i dirit­ti uma­ni, sia in Ita­lia che a livel­lo europeo.

L’e­spe­rien­za di Pan­tel­le­ria, per­tan­to, non è un’a­no­ma­lia, ma un poten­zia­le pre­ce­den­te per le poli­ti­che migra­to­rie del­l’U­nio­ne Euro­pea, indi­can­do un orien­ta­men­to siste­mi­co ver­so la secu­ri­tiz­za­zio­ne e la sospen­sio­ne dei dirit­ti nel­la gestio­ne del­le fron­tie­re. Ciò met­te in discus­sio­ne la stes­sa pos­si­bi­li­tà che “garan­zie for­ma­li” pos­sa­no coe­si­ste­re con una “sostan­zia­le sospen­sio­ne dei dirit­ti”.   

Ecco una sin­te­si dei dati chia­ve rela­ti­vi all’­ho­tspot di Pan­tel­le­ria, il report com­ple­to ori­gi­na­le è a dispo­si­zio­ne del let­to­re in ver­sio­ne con­sul­ta­bi­le o sca­ri­ca­bi­le alla fine dell’articolo.

Tabella 1: Dati Chiave sull’Hotspot di Pantelleria

Cate­go­ria Dato Det­ta­glio
Arri­vi Ago­sto 2023 – Mar­zo 2024

3.234 arri­vi regi­stra­ti   

 

  Arri­vi sti­ma­ti (2023)

Alme­no 5.000 arri­vi com­ples­si­vi   

 

  Ago­sto 2024 – Gen­na­io 2025 (post-for­ma­liz­za­zio­ne)

592 arri­vi   

 

  Mani­fe­sta­zio­ni di volon­tà di pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le (Ago­sto 2024 – Gen­na­io 2025)

177 su 592 arri­vi tota­li (122 uomi­ni su 497, 55 don­ne su 95)   

 

Capien­za vs. Occupazione Capien­za dichiarata

40 posti (5 modu­li abi­ta­ti­vi da 8 posti)   

 

  Sovraf­fol­la­men­to fre­quen­te (Luglio 2024 – Apri­le 2025)

Fino a 85 per­so­ne pre­sen­ti in diver­si gior­ni   

 

  Occu­pa­zio­ne mas­si­ma (2023)

416 per­so­ne con­tem­po­ra­nea­men­te   

 

Tem­pi medi di permanenza Uffi­cia­li (2023–2024)

2–3 gior­ni   

 

  Effet­ti­vi (Luglio 2024 – Apri­le 2025)

Fino a 5 gior­ni   

 

Mino­ri Stra­nie­ri Non Accom­pa­gna­ti (MSNA) Iden­ti­fi­ca­ti (Ago­sto 2024 – Gen­na­io 2025)

92 su 592 arri­vi   

 

  Tota­le trat­te­nu­ti (Ago­sto 2023 – Mar­zo 2024)

663 mino­ri   

 

 

I. La Detenzione di Fatto: Una Libertà Negata

Le dichia­ra­zio­ni uffi­cia­li del­le auto­ri­tà sul­la natu­ra del­l’­ho­tspot di Pan­tel­le­ria, se sia una strut­tu­ra “aper­ta” o “chiu­sa”, sono pro­fon­da­men­te contraddittorie. 

Ini­zial­men­te, la Pre­fet­tu­ra ha affer­ma­to che il cen­tro era una “strut­tu­ra aper­ta” da cui i migran­ti pote­va­no “entra­re e usci­re libe­ra­men­te” dopo le ope­ra­zio­ni di foto-segna­la­men­to, con le usci­te gesti­te dal­le For­ze del­l’Or­di­ne tra­mi­te appo­si­ti registri.

Que­sta affer­ma­zio­ne, tut­ta­via, si scon­tra diret­ta­men­te con una pre­ce­den­te dichia­ra­zio­ne del­la stes­sa Pre­fet­tu­ra (apri­le 2024), secon­do cui le per­so­ne “devo­no esse­re vigi­la­te e non pos­so­no lascia­re la strut­tu­ra” in atte­sa del tra­sfe­ri­men­to. La Que­stu­ra, pur essen­do indi­ca­ta come respon­sa­bi­le del­la gestio­ne del­le usci­te, ha dichia­ra­to di non esse­re “in pos­ses­so di infor­ma­zio­ni al riguar­do”.   

Una richie­sta di chia­ri­men­to suc­ces­si­va ha rive­la­to un evi­den­te “rim­pal­lo di respon­sa­bi­li­tà” tra Pre­fet­tu­ra, Que­stu­ra e l’en­te gesto­re (Sani­ta­ria Del­fi­no Coo­pe­ra­ti­va Sociale).

Seb­be­ne l’en­te gesto­re abbia riba­di­to che il cen­tro è da con­si­de­rar­si “aper­to” e che la liber­tà di usci­ta è un “dirit­to impre­scin­di­bi­le”, ha poi ammes­so che “fat­ti­va­men­te” le usci­te sono gesti­te dal­le For­ze dell’Ordine.

Uscite arbitrarie, registro mai stato effettivamente utilizzato

Un ele­men­to cru­cia­le emer­so è che il regi­stro di entra­te e usci­te, pur esi­sten­te da due anni, “non è mai sta­to effet­ti­va­men­te uti­liz­za­to”. Le deci­sio­ni sul­le usci­te sono arbi­tra­rie, affi­da­te uni­ca­men­te all’I­spet­to­re di tur­no e basa­te su sog­get­ti­ve “ragio­ni di sicu­rez­za”, come il timo­re di intro­du­zio­ne di ogget­ti peri­co­lo­si, piut­to­sto che su pro­ce­du­re for­ma­liz­za­te o cri­te­ri ogget­ti­vi.   

Que­sta discor­dan­za tra le dichia­ra­zio­ni uffi­cia­li e la real­tà sul cam­po rive­la una vera e pro­pria “fin­zio­ne giu­ri­di­ca” di un cen­tro aperto.

Se il mec­ca­ni­smo for­ma­le di regi­stra­zio­ne dei movi­men­ti non vie­ne mai uti­liz­za­to e le deci­sio­ni sono pre­se da sin­go­li agen­ti in base a pre­sun­zio­ni non anco­ra­te a una base giu­ri­di­ca defi­ni­ta, allo­ra lo sta­tus di “aper­to” ser­ve a elu­de­re le pro­ce­du­re for­ma­li di deten­zio­ne. Que­sta fin­zio­ne per­met­te alle auto­ri­tà di aggi­ra­re le garan­zie costi­tu­zio­na­li rela­ti­ve alla liber­tà per­so­na­le, crean­do una zona di lim­bo lega­le in cui i dirit­ti sono sospe­si sen­za alcu­na respon­sa­bi­li­tà chiara.

La real­tà sul cam­po, con­fer­ma­ta dagli inter­lo­cu­to­ri loca­li, inclu­so un’ex ammi­ni­stra­to­re comu­na­le, è che i migran­ti sono “con­fi­na­ti all’in­ter­no del cen­tro” e “non esco­no più”. Que­sto con­fi­gu­ra una pri­va­zio­ne di fat­to del­la liber­tà per­so­na­le, eser­ci­ta­ta sen­za alcu­na base giu­ri­di­ca chia­ra o prov­ve­di­men­to for­ma­le, ren­den­do­la illegittima.

I tem­pi di per­ma­nen­za, seb­be­ne la Pre­fet­tu­ra abbia indi­ca­to una media di 2–3 gior­ni (2023–2024), pos­so­no esten­der­si fino a 5 gior­ni, pro­lun­gan­do que­sto perio­do di deten­zio­ne infor­ma­le.   

Il quadro che emerge è quello di un controllo invisibile.

Le auto­ri­tà loca­li han­no accol­to con favo­re il pas­sag­gio di respon­sa­bi­li­tà alla Pre­fet­tu­ra, per­ce­pen­do­lo come una “cen­tra­liz­za­zio­ne posi­ti­va”. Que­sta cen­tra­liz­za­zio­ne ha coin­ci­so con un raf­for­za­men­to del­la pre­sen­za del­le For­ze del­l’Or­di­ne, in par­ti­co­la­re del­la Poli­zia di Sta­to, sull’isola.

Il risul­ta­to è che i migran­ti “non si vedo­no e non si sen­to­no” da par­te del­la popo­la­zio­ne loca­le. Que­sto sug­ge­ri­sce una stra­te­gia deli­be­ra­ta di “invi­si­bi­liz­za­zio­ne”, dove il con­fi­na­men­to fisi­co dei migran­ti è accom­pa­gna­to dal­la loro mar­gi­na­liz­za­zio­ne socia­le e politica.

L’ac­co­glien­za posi­ti­va del­la mag­gio­re pre­sen­za di poli­zia da par­te dei resi­den­ti, nono­stan­te l’as­sen­za di rea­li emer­gen­ze di sicu­rez­za, indi­ca un’ac­cet­ta­zio­ne socia­le di que­sta “invi­si­bi­liz­za­zio­ne” come solu­zio­ne alle “que­stio­ni migra­to­rie” per­ce­pi­te. Que­sto crea un pre­ce­den­te peri­co­lo­so in cui la “nor­ma­liz­za­zio­ne del­l’ec­ce­zio­ne” non è solo tol­le­ra­ta, ma impli­ci­ta­men­te accol­ta dal­le comu­ni­tà loca­li, por­tan­do a una ridot­ta con­sa­pe­vo­lez­za pub­bli­ca e respon­sa­bi­li­tà per le vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni. L’i­so­la­men­to fisi­co del­l’­ho­tspot si tra­du­ce in una più ampia indif­fe­ren­za socia­le, ren­den­do note­vol­men­te più dif­fi­ci­li il moni­to­rag­gio indi­pen­den­te e le atti­vi­tà di advo­ca­cy.   

II. Il Silenzio Forzato: Privazione della Comunicazione

Al momen­to del­lo sbar­co al molo, i tele­fo­ni cel­lu­la­ri dei cit­ta­di­ni stra­nie­ri ven­go­no siste­ma­ti­ca­men­te con­fi­sca­ti dal­le For­ze del­l’Or­di­ne, sen­za alcun prov­ve­di­men­to scrit­to che legit­ti­mi tale misu­ra, e resti­tui­ti solo al momen­to del tra­sfe­ri­men­to o del rim­pa­trio. Que­sta pra­ti­ca reci­de imme­dia­ta­men­te il loro prin­ci­pa­le lega­me con il mon­do ester­no.   

All’in­ter­no del cen­tro, le comu­ni­ca­zio­ni sono dra­sti­ca­men­te limi­ta­te. L’u­ni­ca opzio­ne dispo­ni­bi­le è un tele­fo­no cel­lu­la­re for­ni­to dal­l’en­te gesto­re, custo­di­to dal per­so­na­le del cen­tro e uti­liz­za­bi­le solo per “bre­vi chia­ma­te” pre­via regi­stra­zio­ne su un appo­si­to regi­stro. Le con­ver­sa­zio­ni avven­go­no sen­za garan­zie di riser­va­tez­za, in “ambien­ti non pro­tet­ti”, e, aspet­to cri­ti­co, sen­za la pos­si­bi­li­tà di con­tat­ta­re libe­ra­men­te un lega­le.   

Il rego­la­men­to inter­no, redat­to uni­la­te­ral­men­te dal­l’en­te gesto­re, proi­bi­sce espli­ci­ta­men­te l’u­so dei tele­fo­ni per­so­na­li e ne impo­ne la con­se­gna alle For­ze del­l’Or­di­ne. Que­sta dispo­si­zio­ne con­trad­di­ce il prin­ci­pio più ampio del­la “liber­tà di cor­ri­spon­den­za” san­ci­to dal­la nor­ma­ti­va nazio­na­le (D.lgs. 286/1998, Art. 14, co. 2) e richia­ma­to nel con­trat­to di gestione.

Seb­be­ne il rego­la­men­to inter­no men­zio­ni una “estre­ma riser­va­tez­za” per le chia­ma­te, non vie­ne chia­ri­to come que­sta sia garan­ti­ta, e, soprat­tut­to, non è pre­vi­sta alcu­na pos­si­bi­li­tà di comu­ni­ca­zio­ne con un avvo­ca­to.   

Nono­stan­te gli obbli­ghi con­trat­tua­li pre­ve­da­no la for­ni­tu­ra di una sche­da tele­fo­ni­ca da 5 euro all’in­gres­so, l’en­te gesto­re ammet­te che que­ste sche­de “non pos­so­no esse­re uti­liz­za­te all’in­ter­no del­la strut­tu­ra per man­can­za di dispo­si­ti­vi o cabi­ne ade­gua­te, e sono di fat­to uti­liz­za­bi­li “solo suc­ces­si­va­men­te, una vol­ta avve­nu­to il tra­sfe­ri­men­to in altra sede”. Esi­ste inol­tre il sospet­to che que­ste sche­de ven­ga­no for­ni­te solo all’u­sci­ta e uni­ca­men­te a colo­ro che sono rite­nu­ti ido­nei alla per­ma­nen­za, esclu­den­do arbi­tra­ria­men­te gli altri.   

La gestione della comunicazione presenta una lacuna critica nella fase iniziale

L’en­te gesto­re entra in con­tat­to con gli ospi­ti solo dopo il foto-segna­la­men­to. Ciò signi­fi­ca che, duran­te la fase cru­cia­le e più deli­ca­ta, pri­ma che il loro sta­tus giu­ri­di­co sia defi­ni­to, i migran­ti sono com­ple­ta­men­te pri­va­ti del­la comu­ni­ca­zio­ne: sen­za tele­fo­no per­so­na­le, sen­za sche­da tele­fo­ni­ca fun­zio­nan­te e sen­za acces­so al tele­fo­no con­di­vi­so del centro.

Que­sto crea un “sostan­zia­le vuo­to di tute­la”. La siste­ma­ti­ca con­fi­sca dei tele­fo­ni all’ar­ri­vo, l’as­sen­za di cana­li di comu­ni­ca­zio­ne pri­va­ti, le sche­de tele­fo­ni­che inu­ti­liz­za­bi­li e il com­ple­to vuo­to comu­ni­ca­ti­vo pri­ma del­l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne sug­ge­ri­sco­no una stra­te­gia deliberata.

Non si trat­ta di una sem­pli­ce svi­sta, ma di un model­lo che garan­ti­sce che i migran­ti sia­no iso­la­ti e diso­rien­ta­ti duran­te la fase più cri­ti­ca del loro ingres­so. Impe­den­do l’ac­ces­so a con­tat­ti ester­ni (fami­lia­ri, avvo­ca­ti, orga­niz­za­zio­ni di sup­por­to), le auto­ri­tà disar­ma­no di fat­to gli indi­vi­dui, impe­den­do loro di com­pren­de­re o far vale­re i pro­pri diritti.

Que­sto “blac­kout comu­ni­ca­ti­vo” mina diret­ta­men­te il dirit­to alla dife­sa e al giu­sto pro­ces­so, crean­do un ambien­te in cui gli indi­vi­dui sono vul­ne­ra­bi­li a deci­sio­ni arbi­tra­rie e pri­vi dei mez­zi per con­te­star­le, raf­for­zan­do la natu­ra opa­ca del­le ope­ra­zio­ni del­l’­ho­tspot e ren­den­do dif­fi­ci­le l’in­ter­ven­to o il moni­to­rag­gio da par­te di atto­ri ester­ni.   

Le impli­ca­zio­ni per la dife­sa sono signi­fi­ca­ti­ve: l’en­te gesto­re non for­ni­sce alcun elen­co di avvo­ca­ti, osta­co­lan­do l’ac­ces­so alla dife­sa lega­le. Inol­tre, con­tat­ta­re il cen­tro dal­l’e­ster­no è “estre­ma­men­te com­ples­so, se non impos­si­bi­le”, ren­den­do il flus­so comu­ni­ca­ti­vo uni­la­te­ra­le e impe­den­do a fami­lia­ri o lega­li di sta­bi­li­re un con­tat­to tem­pe­sti­vo con la per­so­na trat­te­nu­ta.   

III. Diritti Sconosciuti: La Mancanza di Informativa Legale

Nono­stan­te chia­ri obbli­ghi lega­li e con­trat­tua­li per una infor­ma­ti­va lega­le com­ple­ta , la sua ero­ga­zio­ne a Pan­tel­le­ria è “defi­ci­ta­ria e intem­pe­sti­va”. Le infor­ma­zio­ni sono gene­ri­che, for­ni­te in modo col­let­ti­vo (tra­mi­te una bro­chu­re e discus­sio­ni di grup­po), e non sono indi­vi­dua­liz­za­te in base alle esi­gen­ze spe­ci­fi­che del­le per­so­ne accol­te.  

Un aspet­to cru­cia­le è che que­sta infor­ma­ti­va vie­ne for­ni­ta solo dopo la pro­ce­du­ra di iden­ti­fi­ca­zio­ne e la com­pi­la­zio­ne del “foglio noti­zie”. Que­sto docu­men­to, redat­to con un’as­si­sten­za mini­ma­le e non uffi­cia­le da par­te di media­to­ri OIM e sem­pre in pre­sen­za del­le for­ze del­l’or­di­ne, “cri­stal­liz­za” di fat­to le infor­ma­zio­ni, ren­den­do­le “dif­fi­cil­men­te modi­fi­ca­bi­li” in segui­to.   

L’as­sen­za tota­le di un momen­to infor­ma­ti­vo pre­ce­den­te all’i­den­ti­fi­ca­zio­ne impe­di­sce ai migran­ti di com­pren­de­re i pro­pri dirit­ti, in par­ti­co­la­re quel­lo di richie­de­re pro­te­zio­ne inter­na­zio­na­le, in tem­po uti­le per pren­de­re deci­sio­ni infor­ma­te. Le per­so­ne sono costret­te a fare scel­te cru­cia­li sul loro sta­tus giu­ri­di­co sen­za infor­ma­zio­ni ade­gua­te o assi­sten­za lega­le pre­li­mi­na­re. Que­sto ritar­do, uni­to alla pri­va­zio­ne del­la comu­ni­ca­zio­ne, por­ta a una “siste­ma­ti­ca com­pro­mis­sio­ne del­le garan­zie fon­da­men­ta­li”.   

La tem­pi­sti­ca del­la for­ni­tu­ra del­le infor­ma­zio­ni è stra­te­gi­ca. Se gli indi­vi­dui ven­go­no infor­ma­ti dei loro dirit­ti solo dopo aver già for­ni­to dati che potreb­be­ro deter­mi­na­re il loro sta­tus lega­le (ad esem­pio, se sono richie­den­ti asi­lo o migran­ti eco­no­mi­ci), allo­ra l’in­for­ma­zio­ne è di fat­to inu­ti­le per influen­za­re quel­la deter­mi­na­zio­ne iniziale.

Que­sto sug­ge­ri­sce una sop­pres­sio­ne o un ritar­do stra­te­gi­co del­le infor­ma­zio­ni per snel­li­re i pro­ces­si e poten­zial­men­te limi­ta­re le richie­ste di asi­lo. Que­sta pra­ti­ca mina il prin­ci­pio del con­sen­so infor­ma­to e del giu­sto pro­ces­so, pre­clu­den­do di fat­to l’e­ser­ci­zio dei dirit­ti fon­da­men­ta­li e tra­sfor­man­do il pro­ces­so di iden­ti­fi­ca­zio­ne in un mec­ca­ni­smo di con­trol­lo piut­to­sto che in un per­cor­so di pro­te­zio­ne. Crea inol­tre una situa­zio­ne para­dos­sa­le: sen­za infor­ma­zio­ni, gli indi­vi­dui non pos­so­no far vale­re i pro­pri dirit­ti; quan­do le rice­vo­no, è trop­po tar­di per far­lo efficacemente.

IV. Minori Invisibili: Le Fallacie nell’Accertamento dell’Età

I Mino­ri Stra­nie­ri Non Accom­pa­gna­ti (MSNA) a Pan­tel­le­ria sono pri­va­ti del­le garan­zie pro­ce­du­ra­li pre­vi­ste per l’ac­cer­ta­men­to del­l’e­tà. Non esi­ste una pro­ce­du­ra di veri­fi­ca for­ma­le sul­l’i­so­la stes­sa; even­tua­li segna­la­zio­ni ven­go­no sem­pli­ce­men­te invia­te alla Que­stu­ra di Tra­pa­ni. Gli accer­ta­men­ti, quan­do avven­go­no a Tra­pa­ni, si basa­no spes­so su un uni­co esa­me radio­lo­gi­co, pri­vo del­l’ap­proc­cio mul­ti­di­sci­pli­na­re richie­sto dal­la leg­ge.   

Si riscon­tra una chia­ra vio­la­zio­ne del­la “leg­ge Zam­pa”, poi­ché non ven­go­no effet­tua­te segna­la­zio­ni alla Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca pres­so il Tri­bu­na­le per i Mino­ren­ni di Paler­mo o ai ser­vi­zi socia­li ter­ri­to­ria­li. Que­sta sal­va­guar­dia lega­le cru­cia­le vie­ne igno­ra­ta. L’en­te gesto­re entra in con­tat­to con le per­so­ne solo  dopo che que­ste sono sta­te iden­ti­fi­ca­te dal­le auto­ri­tà, impe­den­do qual­sia­si “inter­ven­to pre­ven­ti­vo” in caso di dub­bi sul­l’e­tà e ren­den­do strut­tu­ral­men­te inat­tua­bi­le il “bene­fi­cio del dubbio”.

Le dichia­ra­zio­ni di mino­re età sono spes­so igno­ra­te, e i mino­ri non pos­so­no acce­de­re a docu­men­ti sul pro­prio tele­fo­no o con­tat­ta­re i fami­lia­ri per otte­ne­re pro­ve a cau­sa del­la con­fi­sca dei tele­fo­ni.   

Le con­se­guen­ze di que­sta erra­ta clas­si­fi­ca­zio­ne sono gra­vi: mol­ti mino­ri ven­go­no erro­nea­men­te tra­sfe­ri­ti in Sici­lia come adul­ti, il che può por­ta­re alla loro deten­zio­ne ille­git­ti­ma nei Cen­tri di Per­ma­nen­za per il Rim­pa­trio (CPR) in vista del rim­pa­trio, sen­za alcu­na pos­si­bi­li­tà rea­le di con­te­sta­re la pro­pria età. Anche quan­do rico­no­sciu­ti come mino­ri, i loro tra­sfe­ri­men­ti avven­go­no solo in pre­sen­za del­le For­ze del­l’Or­di­ne, sen­za il sup­por­to di per­so­na­le civi­le o spe­cia­liz­za­to, com­pro­met­ten­do ulte­rior­men­te la loro pro­te­zio­ne.   

92 minori? Probabilmente di più…

Seb­be­ne 92 MSNA sia­no sta­ti iden­ti­fi­ca­ti su 592 arri­vi tra ago­sto 2024 e gen­na­io 2025, il rap­por­to sospet­ta for­te­men­te che il nume­ro rea­le di mino­ri non iden­ti­fi­ca­ti sia “signi­fi­ca­ti­va­men­te più ele­va­to” a cau­sa di que­ste disfun­zio­ni siste­mi­che. Tra ago­sto 2023 e mar­zo 2024, 663 MSNA sono sta­ti trat­te­nu­ti nel cen­tro, a vol­te per perio­di pro­lun­ga­ti.   

La com­bi­na­zio­ne di assen­za di valu­ta­zio­ne del­l’e­tà in loco, l’af­fi­da­men­to a esa­mi radio­lo­gi­ci sin­go­li, la pale­se vio­la­zio­ne del­la Leg­ge Zam­pa e il coin­vol­gi­men­to tar­di­vo del­l’en­te gesto­re dimo­stra­no una negli­gen­za siste­mi­ca nel­la pro­te­zio­ne dei minori.

Il sospet­to di un nume­ro mol­to più ele­va­to di mino­ri non iden­ti­fi­ca­ti è una diret­ta con­se­guen­za di que­ste caren­ze pro­ce­du­ra­li. Que­sto non è solo inef­fi­cien­za, ma un mec­ca­ni­smo che per­met­te ai mino­ri di esse­re trat­ta­ti come adul­ti, aggi­ran­do le pro­te­zio­ni spe­ci­fi­che a loro desti­na­te. Ciò espo­ne una pro­fon­da vio­la­zio­ne eti­ca e lega­le, che por­ta alla deten­zio­ne ille­git­ti­ma e al poten­zia­le rim­pa­trio di bam­bi­ni vul­ne­ra­bi­li. Il siste­ma sem­bra pri­vi­le­gia­re la rapi­di­tà di ela­bo­ra­zio­ne e il con­trol­lo del­le fron­tie­re rispet­to ai dirit­ti fon­da­men­ta­li e al benes­se­re dei mino­ri, con il rischio di dan­ni irre­ver­si­bi­li e un aggra­va­men­to del­la loro vulnerabilità.

V. Condizioni Disumane: La Promiscuità e il Sovraffollamento

L’ho­tspot di Pan­tel­le­ria ha una capien­za dichia­ra­ta di soli 40 posti, distri­bui­ti in 5 modu­li abi­ta­ti­vi da 8 posti ciascuno.Tuttavia, i dati rive­la­no un sovraf­fol­la­men­to cro­ni­co e gra­ve: in diver­si gior­ni sono sta­te pre­sen­ti fino a 85 per­so­ne, e nel 2023 si è rag­giun­to un pic­co di 416 occu­pan­ti con­tem­po­ra­nea­men­te.   

Nono­stan­te le nor­ma­ti­ve inter­ne pre­ve­da­no la sepa­ra­zio­ne tra uomi­ni, don­ne e mino­ri “quan­do i nume­ri lo con­sen­to­no”, ciò è strut­tu­ral­men­te impos­si­bi­le data la fre­quen­za del sovraf­fol­la­men­to. In situa­zio­ni di emer­gen­za, la men­sa vie­ne tra­sfor­ma­ta in dor­mi­to­rio con mate­ras­si a ter­ra, por­tan­do a un’or­ga­niz­za­zio­ne infor­ma­le e con­tin­gen­te degli spa­zi. I ver­ba­li del­le ispe­zio­ni uffi­cia­li con­fer­ma­no che la sepa­ra­zio­ne tra uomi­ni e don­ne è “dif­fi­cil­men­te rea­liz­za­bi­le” con un ele­va­to nume­ro di pre­sen­ze.   

La situazione è “particolarmente allarmante per i MSNA”

Mol­ti mino­ri non ven­go­no iden­ti­fi­ca­ti come tali all’in­gres­so e sono di con­se­guen­za allog­gia­ti con gli adul­ti, crean­do una “pro­mi­scui­tà strut­tu­ra­le” pri­va di pro­te­zio­ne lega­le. Que­sto è aggra­va­to dal fat­to che 663 mino­ri non accom­pa­gna­ti sono sta­ti trat­te­nu­ti nel cen­tro tra ago­sto 2023 e mar­zo 2024, a vol­te per perio­di pro­lun­ga­ti, spe­cial­men­te nei mesi inver­na­li.   

La capien­za dichia­ra­ta di 40 posti, quin­di, è un nume­ro for­ma­le che non cor­ri­spon­de alla real­tà ope­ra­ti­va del­l’­ho­tspot, dove l’oc­cu­pa­zio­ne può rag­giun­ge­re 85 o addi­rit­tu­ra 416 persone.

La clau­so­la con­trat­tua­le che con­sen­te la non-sepa­ra­zio­ne “quan­do i nume­ri lo con­sen­to­no” di fat­to lega­liz­za la vio­la­zio­ne degli stan­dard di acco­glien­za di base duran­te i perio­di di pun­ta, che sono fre­quen­ti. Que­sto sug­ge­ri­sce che la “capien­za” è una for­ma­li­tà ammi­ni­stra­ti­va piut­to­sto che un rifles­so genui­no del­la capa­ci­tà del­la strut­tu­ra di for­ni­re con­di­zio­ni uma­ne. Que­sta “illu­sio­ne di ade­gua­tez­za” per­pe­tua con­di­zio­ni di vita al di sot­to degli stan­dard, col­pen­do in par­ti­co­la­re i grup­pi vul­ne­ra­bi­li come don­ne e bam­bi­ni. Evi­den­zia una caren­za siste­mi­ca nel for­ni­re un’ac­co­glien­za digni­to­sa, tra­sfor­man­do l’ho­tspot in un luo­go di con­te­ni­men­to piut­to­sto che di cura, e minan­do ulte­rior­men­te i dirit­ti fon­da­men­ta­li di colo­ro che vi transitano.

VI. Il Caso di Mahdi: Un Simbolo delle Violazioni Sistemiche

La vicen­da di Mah­di, un cit­ta­di­no tuni­sia­no di 17 anni tran­si­ta­to per l’ho­tspot di Pan­tel­le­ria nel­l’e­sta­te del 2024, rap­pre­sen­ta un “esem­pio para­dig­ma­ti­co” di tut­te e cin­que le cate­go­rie di ille­git­ti­mi­tà docu­men­ta­te, illu­stran­do come que­ste vio­la­zio­ni sia­no “inter­di­pen­den­ti” e si “ali­men­ti­no reci­pro­ca­men­te”. La sua sto­ria con­fe­ri­sce un vol­to uma­no alle sta­ti­sti­che e ai con­cet­ti lega­li astrat­ti.   

Mah­di è tran­si­ta­to per Pan­tel­le­ria due vol­te nel­l’e­sta­te del 2024. La pri­ma vol­ta, è sta­to erro­nea­men­te iden­ti­fi­ca­to come mag­gio­ren­ne e ille­gal­men­te rim­pa­tria­to in Tuni­sia. Solo al suo secon­do arri­vo, cir­ca un mese dopo, e gra­zie all’in­ter­ven­to tem­pe­sti­vo degli avvo­ca­ti del pro­get­to InLi­mi­ne, è sta­to rico­no­sciu­to come mino­re e tra­sfe­ri­to in un cen­tro per mino­ri in Sici­lia. Que­sto evi­den­zia le gra­vi, e poten­zial­men­te irre­ver­si­bi­li, con­se­guen­ze del­le ini­zia­li caren­ze pro­ce­du­ra­li.   

Duran­te entram­be le sue per­ma­nen­ze nel­l’­ho­tspot, Mah­di è sta­to trat­te­nu­to per un tota­le di nove gior­ni sen­za che gli venis­se mai for­ni­ta una comu­ni­ca­zio­ne for­ma­le sui moti­vi del trat­te­ni­men­to né la pos­si­bi­li­tà di usci­re libe­ra­men­te, dimo­stran­do la fun­zio­ne del­l’­ho­tspot come cen­tro di deten­zio­ne infor­ma­le.   

La sua libertà di comunicazione è stata sistematicamente negata

Il suo tele­fo­no è sta­to imme­dia­ta­men­te con­fi­sca­to all’ar­ri­vo e resti­tui­to solo dopo il rim­pa­trio. Duran­te la pri­ma deten­zio­ne, non gli è sta­ta for­ni­ta alcu­na sche­da tele­fo­ni­ca e ha potu­to effet­tua­re una sola, bre­vis­si­ma tele­fo­na­ta alla madre, moni­to­ra­ta, sen­za pos­si­bi­li­tà di con­tat­ta­re un lega­le nono­stan­te le sue ripe­tu­te richie­ste. La sche­da tele­fo­ni­ca gli è sta­ta con­se­gna­ta solo duran­te la sua secon­da per­ma­nen­za, al momen­to del tra­sfe­ri­men­to in Sici­lia, dopo che la sua mino­re età era sta­ta rico­no­sciu­ta.  

Per quan­to riguar­da l’in­for­ma­ti­va lega­le, Mah­di non ha rice­vu­to infor­ma­zio­ni ade­gua­te sui suoi dirit­ti o sul­la pos­si­bi­li­tà di dichia­rar­si mino­re. La sua dichia­ra­zio­ne di mino­re età e l’of­fer­ta di docu­men­ta­zio­ne a pro­va sono sta­te ignorate.

È sta­to regi­stra­to come adul­to e tra­sfe­ri­to al CPR di Cal­ta­nis­set­ta per il rim­pa­trio, basan­do­si su una valu­ta­zio­ne uni­la­te­ra­le del­le auto­ri­tà, sen­za che venis­se sol­le­va­to alcun dub­bio o atti­va­ta la “leg­ge Zam­pa”. Un suc­ces­si­vo accer­ta­men­to del­l’e­tà, con­dot­to in modo non con­for­me tra­mi­te una radio­gra­fia del pol­so, ha erro­nea­men­te con­fer­ma­to la sua mag­gio­re età, por­tan­do alla con­va­li­da del­la deten­zio­ne e all’e­spul­sio­ne.   

Infi­ne, la man­ca­ta iden­ti­fi­ca­zio­ne del­la sua mino­re età ha avu­to gra­vi riper­cus­sio­ni sul­la sua per­ma­nen­za nel­l’­ho­tspot e suc­ces­si­va­men­te nel CPR di Cal­ta­nis­set­ta, dove è sta­to trat­te­nu­to in con­di­zio­ni di pro­mi­scui­tà con uomi­ni adul­ti, in spa­zi non ade­gua­ti né sicu­ri per un mino­re, aggra­van­do ulte­rior­men­te la sua vul­ne­ra­bi­li­tà e vio­lan­do le leg­gi sul­la pro­te­zio­ne dei mino­ri.   

Un anello di una catena che porta a gravi danni

Il caso di Mah­di è poten­te per­ché illu­stra come ogni vio­la­zio­ne (deten­zio­ne di fat­to, pri­va­zio­ne del­la comu­ni­ca­zio­ne, man­can­za di infor­ma­zio­ni, erra­ta clas­si­fi­ca­zio­ne del­l’e­tà, pro­mi­scui­tà) non sia iso­la­ta, ma un anel­lo di una cate­na che por­ta a gra­vi danni.

La con­fi­sca del tele­fo­no impe­di­sce di pro­va­re l’e­tà, il che por­ta alla clas­si­fi­ca­zio­ne come adul­to, che a sua vol­ta con­du­ce alla deten­zio­ne con adul­ti, espo­nen­do ulte­rior­men­te il mino­re a rischi.

La man­can­za di infor­ma­zio­ni impe­di­sce di far vale­re i dirit­ti, ren­den­do l’in­di­vi­duo più suscet­ti­bi­le a deci­sio­ni arbi­tra­rie. Que­sto dimo­stra un ciclo di vio­la­zio­ni che si raf­for­za­no a vicen­da. Que­sta inter­di­pen­den­za del­le vio­la­zio­ni signi­fi­ca che affron­ta­re un pro­ble­ma iso­la­ta­men­te non è sufficiente.

È neces­sa­rio un approc­cio oli­sti­co per sman­tel­la­re la natu­ra siste­mi­ca degli abu­si dei dirit­ti all’­ho­tspot. Sot­to­li­nea inol­tre la vul­ne­ra­bi­li­tà degli indi­vi­dui in tali con­te­sti, dove la nega­zio­ne di un dirit­to può inne­sca­re una casca­ta di ulte­rio­ri abusi.

VII. Conclusioni: Pantelleria, Specchio delle Frontiere Europee

Pan­tel­le­ria non è un’a­no­ma­lia, ma un “labo­ra­to­rio emble­ma­ti­co” per l’im­ple­men­ta­zio­ne del­le nuo­ve pra­ti­che di gestio­ne del­le fron­tie­re euro­pee, dove “garan­zie for­ma­li con­vi­vo­no con la sospen­sio­ne sostan­zia­le del dirit­to”.

La pro­gres­si­va for­ma­liz­za­zio­ne del cen­tro, lun­gi dal col­ma­re le lacu­ne pre­e­si­sten­ti, ha gene­ra­to un siste­ma che, pur appa­ren­do con­for­me al qua­dro nor­ma­ti­vo, è in real­tà strut­tu­ra­to attor­no a pra­ti­che che non solo sono ille­git­ti­me, ma vio­la­no siste­ma­ti­ca­men­te i dirit­ti fon­da­men­ta­li.   

Il pas­sag­gio a una gestio­ne cen­tra­liz­za­ta da par­te del­la Pre­fet­tu­ra ha com­por­ta­to una “dra­sti­ca ridu­zio­ne del­la tra­spa­ren­za”. L’ac­ces­so ai docu­men­ti e alle infor­ma­zio­ni è par­zia­le e spes­so richie­de con­ten­zio­si ammi­ni­stra­ti­vi; l’ac­ces­so fisi­co al cen­tro è sta­to nega­to; e per­si­no le auto­ri­tà loca­li dichia­ra­no aper­ta­men­te di non sape­re cosa acca­da all’in­ter­no del­l’­ho­tspot. Que­sto svuo­ta il prin­ci­pio di tra­spa­ren­za, ren­den­do dif­fi­ci­le ogni moni­to­rag­gio indi­pen­den­te e raf­for­zan­do la mar­gi­na­liz­za­zio­ne del feno­me­no migra­to­rio.   

La relazione tra il centro e la popolazione locale evidenzia un’ulteriore ambiguità

Se in pas­sa­to gli sbar­chi era­no visi­bi­li e tal­vol­ta accom­pa­gna­ti da con­tat­ti diret­ti con la cit­ta­di­nan­za, oggi l’i­so­la­men­to fisi­co e infor­ma­ti­vo del­l’­ho­tspot ha gene­ra­to un sen­so di distan­za e indif­fe­ren­za. I migran­ti “non si vedo­no e non si sen­to­no”, come ripor­ta­to da un intervistato.

Para­dos­sal­men­te, la mas­sic­cia e cre­scen­te pre­sen­za del­le for­ze del­l’or­di­ne vie­ne accol­ta posi­ti­va­men­te, pur in assen­za di rea­li disa­gi o emer­gen­ze di sicu­rez­za. Ciò indi­ca un’ac­cet­ta­zio­ne socia­le di que­sta “invi­si­bi­liz­za­zio­ne” e del­la “nor­ma­liz­za­zio­ne del­le ecce­zio­ni”.   

Il model­lo “hotspot”, come imple­men­ta­to a Pan­tel­le­ria, sem­bra esse­re intrin­se­ca­men­te pro­get­ta­to per ope­ra­re in una zona gri­gia lega­le, pri­vi­le­gian­do la rapi­di­tà di ela­bo­ra­zio­ne e il con­trol­lo del­le fron­tie­re rispet­to ai dirit­ti indi­vi­dua­li. L’au­men­ta­ta opa­ci­tà, il dinie­go di acces­so e l’in­dif­fe­ren­za loca­le non sono acci­den­ta­li, ma piut­to­sto carat­te­ri­sti­che che con­sen­to­no a que­sto model­lo di fun­zio­na­re sen­za un ade­gua­to con­trol­lo pub­bli­co. Ciò impli­ca una scel­ta poli­ti­ca deli­be­ra­ta a un livel­lo supe­rio­re (nazio­na­le ed euro­peo) di crea­re aree in cui i dirit­ti fon­da­men­ta­li pos­so­no esse­re “sospe­si” sot­to la masche­ra del­la “gestio­ne del­le crisi”.

La nor­ma­liz­za­zio­ne di que­ste pra­ti­che rap­pre­sen­ta una minac­cia signi­fi­ca­ti­va per la super­vi­sio­ne demo­cra­ti­ca e lo sta­to di dirit­to, non solo alle fron­tie­re ma poten­zial­men­te all’in­ter­no di siste­mi di gestio­ne del­la migra­zio­ne più ampi.

Il rapporto conclude che questo sistema è “opaco e difficilmente sindacabile”

È urgen­te la neces­si­tà di una tra­spa­ren­za auten­ti­ca, di una rea­le respon­sa­bi­li­tà e di un ritor­no alla pie­na ade­sio­ne ai dirit­ti fon­da­men­ta­li, garan­ten­do che la Costi­tu­zio­ne ita­lia­na riman­ga cen­tra­le e impre­scin­di­bi­le nel­la tute­la dei dirit­ti di tut­ti, inclu­si quel­li dei cit­ta­di­ni stra­nie­ri.   

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