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Quanto costa davvero un litro di benzina? La verità dietro i bilanci
02/11/2026L’inchiesta / Dietro i rincari e i tabelloni sopra i due euro al litro si nasconde un perfetto meccanismo di ingegneria finanziaria
Quanto costa davvero un litro di benzina? La verità dietro i bilanci delle grandi compagnie
Un’analisi dei flussi industriali, elaborata con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, svela il paradosso dei carburanti: con la filiera integrata la produzione reale permetterebbe un prezzo alla pompa di 1,36 euro, ma il sistema dei mercati trasforma l’efficienza in giganteschi extraprofitti trattenuti dalle multinazionali
di Angelo Parisi
La scena si ripete ogni giorno in tutta Italia: ci si ferma a fare rifornimento e i tabelloni elettronici mostrano cifre impietose, con la benzina che si mantiene saldamente sopra la soglia dei 2 euro al litro. La colpa di questi prezzi esorbitanti viene solitamente attribuita in modo generico alle tensioni internazionali, alle guerre o alle decisioni dei paesi produttori di petrolio.
Eppure, incrociando i numeri della produzione con i meccanismi commerciali, emerge una realtà economica molto diversa: per una grande compagnia energetica strutturata su tutta la filiera, la benzina potrebbe essere venduta in Italia a un prezzo teorico di 1,36 euro al litro garantendo comunque la copertura di tutte le spese operative. È il paradosso dei mercati finanziari se tutto svanisce in una spirale di rincari in cui i colossi del settore riescono a trattenere la quota di guadagno più consistente.
Con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, ho provato a ricostruire il viaggio del carburante dal sottosuolo fino all’auto e ho scoperto che un litro di benzina ha una base di valore industriale di appena 0,39 euro. Questo importo comprende già il costo netto della materia prima, le spese della lavorazione chimica nelle raffinerie, i trasporti locali e il compenso per i gestori della stazione di servizio. Su questa base, l’applicazione delle tasse statali – le pesanti accise italiane (0,73 euro) e l’IVA al 22% calcolata sopra le stesse imposte (0,25 euro) – porta il prezzo finale teorico a un livello perfettamente sostenibile di circa 1,36 euro al litro. Con questo prezzo, lo Stato incasserebbe già il 71% del totale (quasi un euro tra IVA e accise) e la rete commerciale pagherebbe ogni sua spesa.
Eppure, nei fatti, quel carburante ce lo ritroviamo puntualmente a oltre due euro al litro. Da dove nasce questa enorme differenza e nelle mani di chi finisce?
La risposta si nasconde nel ruolo strategico che ricoprono le compagnie “integrate verticalmente”, una condizione che permette di generare utili imponenti in ogni singolo segmento della filiera, massimizzando i ricavi proprio quando il mercato globale si fa instabile. Mentre una “raffineria indipendente” deve subire passivamente i prezzi gonfiati del petrolio acquistato sui mercati mondiali, quelle di proprietà delle società verticalmente integrate giocano su un doppio tavolo.
Da una parte estraggono enormi quantità di greggio a costi vivi irrisori, spesso inferiori ai 20 dollari al barile che, successivamente, rivendono sui mercati internazionali ai prezzi di borsa correnti (ipotizziamo 100 dollari), incassando un margine di guadagno pulito che supera l’80%. Dall’altra, grazie a questa immensa liquidità accumulata a monte, compensano finanziariamente l’acquisto del petrolio specifico destinato alle loro raffinerie. Nei fatti, queste aziende abbattono l’esborso reale per la materia prima, ottenendo la base per la benzina prodotta a un prezzo virtuale di appena 11centesimi al litro.
A questo si somma il fatto che la chimica aiuta ad abbassare ancora le spese: da un barile di petrolio non si fa solo benzina, ma anche diesel, carburante per aerei e bitume. Tutti prodotti ad alto valore che vengono venduti, permettendo di dividere e alleggerire i costi industriali fissi di gestione degli impianti a circa 0,18 euro al litro.
I dati analizzati sono stati ottenuti consultando i bilanci ufficiali di quattro supermajor europee, ENI, TotalEnergies, Shell e Repsol, e fanno emergere la costante ripetizione dello stesso modello: costi di estrazione blindati a pochi dollari per barile a monte, e prezzi agganciati alle borse speculative a valle.
Per le società verticalmente integrate questo meccanismo si amplifica proprio al variare della quotazione del petrolio sui mercati finanziari. Se il petrolio sale, ad esempio a 150 o 200 dollari al barile, i guadagni sull’estrazione crescono in modo esponenziale. A questo punto si innesca il vero paradosso commerciale: la benzina così prodotta non viene venduta calcolando il reale (e bassissimo) costo interno di produzione della holding, ma applicando alla pompa il prezzo massimo fissato sulla base delle quotazioni speculative dei mercati internazionali.
Questo significa che tutto il risparmio accumulato lungo la catena estrattiva non si traduce in uno sconto per gli automobilisti, ma si trasforma interamente in un gigantesco margine interno che le compagnie trattengono nei propri bilanci. Si tratta dei cosiddetti extraprofitti che si impennano durante le crisi energetiche e di cui alcuni negano l’evidenza.
Di fronte a un simile squilibrio, confermato dalle analisi dei dati, in cui i cittadini pagano il prezzo dell’inflazione energetica mentre le multinazionali registrano guadagni miliardari basati su un puro gioco di arbitraggio finanziario, il dibattito si sposta inevitabilmente sul piano politico e regolamentare.
Diventa legittimo e urgente porsi un interrogativo fondamentale: non sarebbe arrivata l’ora di approvare una norma strutturale e stringente che tassi in modo serio gli extraprofitti di queste compagnie, restituendo sotto forma di sconti o aiuti sociali quella ricchezza accumulata alle spalle dei consumatori?
NOTE AL TESTO E FONTI BIBLIOGRAFICHE
I calcoli, i volumi e i modelli economici presentati in questa inchiesta si basano sui dati ufficiali estratti dalle seguenti fonti istituzionali e societarie:
1. Costi di Estrazione e Bilanci Operativi (Eni)
Eni S.p.A. – Annual Report / Relazione Finanziaria Annuale (Sezione Exploration & Production): I dati relativi alla produzione globale di idrocarburi (~1,71 milioni di barili equivalenti al giorno) e i volumi di greggio liquido fanno riferimento ai KPI operativi certificati dalla società.
Voce di Bilancio “Production Costs / Opex per boe”: Il costo industriale vivo sul campo per l’estrazione fisica del greggio (personale, manutenzione pozzi, logistica locale) è registrato nei rendiconti interni alla voce tecnica Opex/Production Costs per boe. Nei giacimenti chiave a elevata efficienza (es. Nord Africa/Egitto), questo valore è storicamente documentato nella forchetta tra i 7 e i 12 dollari al barile.
Voce di Bilancio “Finding & Development Costs” (F&D): I costi di ammortamento delle piattaforme e i costi di pura scoperta geologica (pari a meno di 1 dollaro al barile nei giacimenti d’eccellenza africani) portano il costo totale complessivo del greggio di proprietà (all-in equity crude) alla media di 15–25 dollari al barile utilizzata nel modello matematico.
2. Approvvigionamento e Raffinazione (Downstream)
Eni S.p.A. – Refining & Chemicals Report: I flussi commerciali che vincolano le raffinerie italiane (Sannazzaro, Taranto) all’acquisto sul mercato spot di circa il 60–70% del greggio da fornitori terzi provengono dai dati di tracciamento della divisione Downstream.
Parametri Industriali Area Mediterraneo (Indici Platts): Le metriche di resa del barile (fissate a circa 159 litri standard), la ripartizione dei co-prodotti (43–45% benzina, 25% diesel, cherosene, bitumi) e l’indice di Processing Gain seguono gli standard tecnici di raffinazione industriale europei.
3. Tassazione e Componente Fiscale Italiana
Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM): Il valore dell’Accisa fissa sulla benzina senza piombo, stabilito a 0,7284 € al litro, è ricavato dalle tabelle ufficiali delle aliquote d’imposta sui prodotti energetici dello Stato Italiano.
Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF): L’aliquota IVA al 22% e il meccanismo di calcolo dell’imposta sul valore aggiunto basato sulla somma di Costo Industriale + Accisa (principio della “tassa sulle tasse”) fanno riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica n. 633/1972.
4. Bilanci Operativi Comparativi di Altre Compagnie Integrate
TotalEnergies SE – Universal Registration Document (Sezione Oil & Gas / Upstream Operations): Il bilancio consolidato documenta una produzione integrata di circa 2,43 milioni di boe/d. Alla voce tecnica “Production Costs per boe”, registra costi operativi sul campo stabilmente compresi tra gli 8 e gli 11 dollari al barile per l’area africana e mediorientale.
Shell plc – Annual Report and Accounts / Form 20‑F (Sezione Strategic Report – Upstream Segment): Con una produzione complessiva di circa 2,84 milioni di boe/d, i costi all-in di sviluppo ed estrazione (Finding & Development + Unit Production Costs) si mantengono su una media inferiore ai 22 dollari al barile.
Repsol S.A. – Consolidated Management Report (Sezione Upstream vs Industrial Performance): Documenta il segmento di estrazione (571.000 boe/d) e dimostra come il nucleo dei profitti aziendali rimanga protetto dal basso costo di estrazione fisso della materia prima rispetto al puro margine di raffinazione industriale.

Mi chiamo Angelo Parisi, sono nato a Leonforte (EN) e faccio l’ingegnere di professione. Fino al 30 maggio 2023 ho rivestito il ruolo di assessore comunale a Pantelleria.
La mia specializzazione sono le tematiche ambientali, soprattutto le energie rinnovabili. Sono sicuro che nel futuro prossimo, tutta l’energia di cui avremo bisogno sarà prodotta grazie al sole, al vento, al mare e al calore della terra e che l’uomo potrà solo rallentare questo traguardo.
Nella mia attività professionale cerco di coniugare lo sviluppo tecnologico con la sostenibilità cercando di dimostrare ai committenti che un euro speso oggi si trasformerà in cento euro risparmiati nel corso della vita dell’opera.
Ritengo che Pantelleria sia il luogo ideale dove mettere in pratica le mie idee e con questa collaborazione cercherò di raccontare i semini che ogni giorno pianterò per rendere l’isola energeticamente autosufficiente.

