Pantelleria, Antonio Casano: tuteliamo i nostri prodotti d’eccellenza

Pantelleria, Antonio Casano: tuteliamo i nostri prodotti d’eccellenza

25/01/2020 0 Di Redazione

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Ci scrive Antonio Casano, del Centro Giamporcaro su una questione fondamentale per lo sviluppo dell’isola: la commercializzazione dei prodotti di eccellenza di Pantelleria, iniziando proprio dai capperi e finendo con lo zibibbo.

Se vogliamo uno svilup­po dove ognuno si riconosca, si deve alzare la pro­dut­tiv­ità dei nos­tri prodot­ti che sono di eccel­len­za e spe­cial­mente dei prodot­ti del­l’a­gri­coltura, disin­nes­can­do le spec­u­lazioni in atto sul buon nome di “Pan­tel­le­ria”.

Vi prego di dare atten­zione alla com­mer­cial­iz­zazione dei prodot­ti di eccel­len­za di Pan­tel­le­ria che è affronta­ta in modo fram­men­taria e poco pro­fes­sion­ale, ma van­no viste alla luce di una mon­e­tiz­zazione dei prodot­ti che può essere affi­da­ta solo ad una strut­tura com­mer­ciale di un cer­to pro­fi­lo, che rap­p­re­sen­ti il tes­su­to agrario degli agri­coltori eroici, che van­no final­mente ret­ribuiti, evi­tan­do gli ammas­si volon­tari delle coop­er­a­tive, oltre tut­to fal­lite tutte, eccet­to quel­la dei cap­peri dove io ho presta­to la mia opera quale pres­i­dente del col­le­gio sin­da­cale per più di un decen­nio.
Il mio dis­cor­so è più o meno in questi ter­mi­ni già pub­bli­ciz­za­to in altre sedi più o meno così: È un’ idea mia, ma che ha l’am­bizione che diven­ti l’idea di tut­ti i pan­teschi.
Se vogliamo uno svilup­po dove ognuno si riconosca, si deve alzare la pro­dut­tiv­ità dei nos­tri prodot­ti che sono di eccel­len­za e spe­cial­mente dei prodot­ti del­l’a­gri­coltura, disin­nes­can­do le spec­u­lazioni in atto sul buon nome di “Pan­tel­le­ria” a cui tan­ti han­no con­tribuito, a par­tire dai nos­tri padri e for­man­do una soci­età di cap­i­tali che abbia un peso nel­la com­mer­cial­iz­zazione dei prodot­ti, evi­tan­do la com­mer­cial­iz­zazione fram­men­taria e debole affi­da­ta alla sin­go­la inizia­ti­va, un’u­nione dei pro­dut­tori del­la ven­di­ta che pen­si di con­frontar­si all’ester­no inseren­dosi nel­la grande dis­tribuzione e che gli agri­coltori li ret­ribuis­ca imme­di­ata­mente, per poi lavo­rare con gius­ta moti­vazione i ter­reni che sono abban­do­nati.

C’è bisog­no di una strut­tura com­mer­ciale che si avval­ga di quan­to più tec­ni­ca­mente si ha dis­po­sizione, sia come mezzi di trasporto, basti pen­sare agli aerei, sia di comu­ni­cazione, con sis­te­mi inter­net.
Ques­ta strut­tura per iniziare è bene che si occu­pi del­la com­mer­cial­iz­zazione del­lo zibib­bo e poi di altri prodot­ti, evi­tan­do lo stoccag­gio di mag­a­zz­i­no, cosa che face­vano i com­mer­cianti che proveni­vano dal mer­ca­to ortofrut­ti­co­lo di Paler­mo e che arriva­vano a com­mer­cial­iz­zare sino duemi­la quin­tali al giorno di uva fres­ca zibib­bo des­ti­na­ta alla tavola degli ital­iani, vis­to che arriva­va nei mer­cati del Nord. Se poi la sto­ria non è con­tin­u­a­ta è per­ché i com­mer­cianti esterni han­no trova­to più como­do per motivi logis­ti­ci puntare sul­l’u­va Italia.
Anni fa la Coop dei cap­peri ten­tò di vendere lo zibib­bo a Milano trasportan­do­lo in aereo e ci furono due ten­ta­tivi andati benis­si­mo per la ven­di­ta.

Non si sa per quale moti­vo questi ten­ta­tivi non abbiano avu­to segui­to.

Anto­nio Casano


Foto di Tom­ma­so Brignone