Antonio Gabriele al FIVI di Piacenza intervistato dal nostro Comolli

Antonio Gabriele al FIVI di Piacenza intervistato dal nostro Comolli

25/11/2019 1 Di Giampietro Comolli

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FIVI A PIACENZA, 23 NOVEMBRE PRIMA GIORNATA BOOM DI INGRESSI AL MERCATO DEI VINI

ANTONIO GABRIELE, PRODUTTORE DI PANTELLERIA DOC UNICO RAPPRESENTANTE IN FIERA DELLO ZIBIBBO DI PANTELLERIA   

IL MERCATO DIRETTO ATTIRA MIGLIAIA DI PERSONE. TANTI CARRELLI DELLA SPESA FRA I 626 BANCHI

di Giampi­etro Comol­li

Nove anni fa, era­no meno di 250, oggi sono 626 le can­tine asso­ciate a FIVI, Fed­er­azione Ital­iana dei Vig­naioli Indipen­den­ti, pre­sen­ti a Pia­cen­za per il Mer­ca­to dei Vini. Un appun­ta­men­to annuale che con­voglia a Pia­cen­za, in tre giorni (quest’anno anche il lunedì per sod­dis­fare richi­este da oper­a­tori e ris­tora­tori), cir­ca 20.000 appas­sion­ati, veri cli­en­ti che acquis­tano.

Molti ami­ci gior­nal­isti pre­sen­ti al FIVI-Italy, come mi sono per­me­s­so di bat­tez­zare l’evento pia­centi­no, han­no evi­den­zi­a­to il suc­ces­so di una man­i­fes­tazione, sem­pre in cresci­ta, che rap­p­re­sen­ta una occa­sione, eco­nom­i­ca anche, molto inter­es­sante del mon­do del vino ital­iano ver­so il con­sumo ed il con­suma­tore ital­iano, forse l’unico in sin­to­nia con le domande del mer­ca­to inter­no, in lin­ea con una strate­gia vin­cente e utile. Con­tro vari detrat­tori e poco lungimi­ran­ti pen­satori.

Mi ha fat­to piacere incon­trare a Pia­cen­za e par­lare con Michele Zanar­do, pres­i­dente del Comi­ta­to Nazionale Vini che era impeg­na­to a con­frontar­si con diver­si pro­dut­tori. Otti­mo: il dial­o­go con i pro­dut­tori è indis­pens­abile per sapere e capire le moti­vazioni di tante richi­este, prese di posizione, moti­van­dole e soste­nen­dole soprat­tut­to quan­do si par­la di “tutela e dis­ci­pli­nari” che non sono stru­men­ti “com­mer­ciali per vendere”, ma sono norme di rispet­to e di dirit­to “del ter­ri­to­rio, delle vigne”. 

Cer­to FIVI è solo una asso­ci­azione di 1300 aziende di vig­naioli veri (5000 etichette in tut­to cir­ca), arti­giani del vino come si definis­cono, ma lascerei da parte i cliché-mood. Qui ho vis­to vitivini­coltori appas­sion­ati. Par­lan­do con loro si capisce che è un lavoro “di famiglia”, cui ten­gono per pas­sione, dove la ven­di­ta diret­ta, il con­tat­to con il cliente è un plus in più che offrono. È bene che al ban­co ci sia sem­pre il pro­dut­tore-tito­lare in per­sona: fa la dif­feren­za.

La pri­ma gior­na­ta  è sta­ta un even­to nell’evento. Già alle 9,30 del mat­ti­no c’era coda dall’uscita autostra­da A1 Pia­cen­za sud al parcheg­gio fiera. Fra i banchi di un mega padiglione che si pres­ta a questo tipo di even­ti, nel cor­ri­doio “F” alla postazione “17” incon­tro Anto­nio Gabriele, co-vinci­tore a Pas­si­taly 2019 con il Pan­tel­le­ria Doc Zibib­bo Bian­co Don Klocks e medaglia d’argento per lo Zibib­bo Doc Pas­si­to Bag­ghiu. Qui ogni notizia: https://azienda-vinicola-gabriele.business.site/.

La nos­tra azien­da vitivini­co­la – orgogliosa­mente mi dice Gabriele – nasce nel 2015 ma con una lun­ga tradizione vini­co­la inizia­ta con Gio­van­ni Gabriele. Due etichette ed un uni­co obi­et­ti­vo: alta qual­ità di un vino riconosci­bile sem­pre dal vit­ig­no e dall’origine del ter­roir.” L’assaggio è qua­si per­fet­to, dico qua­si, per­ché è bene che un vig­naio­lo pun­ti sem­pre più in alto: un pro­fu­mo-sapore che è incon­fondibile rispet­to ad altri vini pas­si­ti anche con lo stes­so vit­ig­no di Mosca­to d’Alessandria. È il suo­lo vul­cani­co e la brez­za mari­na con­tin­ua che fa la dif­feren­za, anche con vini di altre isole del Mediter­ra­neo come Mal­ta, Lampe­dusa, Fav­i­g­nana e la Sicil­ia stes­sa.

Ecco è pro­prio questo – con­tin­ua Gabriele – che il con­suma­tore cer­ca, vuole, pre­tende e nes­sun vino può essere fat­to con le leg­gi o i decreti. Noi pro­dut­tori siamo sin­go­lar­mente i garan­ti di ques­ta iden­tità e iden­ti­fi­cazione di vino-ter­ri­to­rio. Cer­to il grup­po affi­ata­to di vitivini­coltori del­lo stes­so ter­ri­to­rio, è un motore in più. Oggi indis­pens­abile”.

Parole sante ver­rebbe da dire, le stesse che direi e che ho sem­pre sostenu­to. Non esistono più i vini ottenu­ti da blend di uve prodotte in ter­ri­tori dif­fer­en­ti. I casi ecla­tan­ti e un po’ forza­ti assur­gono subito alla cronaca, soprat­tut­to se si par­la di Docg e Doc.

Noi vogliamo – pros­egue Gabriele – con­tin­uare a pro­durre un esclu­si­vo e uni­co Pan­tel­le­ria Doc Zibib­bo sen­za altre aggiunte o men­zioni, tranne che bian­co e pas­si­to, per­ché la tradizione di come si ottiene l’uva “pas­sa o sec­ca­ta nat­u­rale” a Pan­tel­le­ria è antichissi­ma, sem­pre quel­la, diver­sa dalle altre e quan­do si assag­gia il vino….si sente ”.

Più chiaro di così non potrebbe esser­lo. E pos­so con­fer­mar­lo. Un recen­tis­si­mo assag­gio di vini pas­si­ti, sem­pre a base di uva Mosca­to Bian­co o Comune o Gial­lo o d’Alessandria, mi è sta­to suf­fi­ciente per riconoscere fra tan­ti (tut­ti alla cieca) quel­lo di Pan­tel­le­ria. Quin­di se vogliamo essere tut­ti, dico tut­ti, rispet­tosi del con­suma­tore anche sin­go­lo (e non dell’astratto e indefini­to mer­ca­to), non è tan­to una ques­tione di etichet­ta, di Doc (sarebbe meglio se lo Zibib­bo di Pan­tel­le­ria diven­tasse Docg in bre­vis­si­mo tem­po), di legge, di dirit­to, di dis­ci­pli­nare coret­to o non cor­ret­to, ma è solo una ques­tione di gus­to e sapore.

Non si può tradire il con­suma­tore o nascon­der­si dietro una etichet­ta. Fu lo stes­so barone sicil­iano, non pan­tesco, Men­dola che per pri­mo fra il 1868 e il 1874, studiò, iden­ti­ficò, diede una pater­nità, clas­si­ficò lo Zibib­bo di Pan­tel­le­ria per il suo aro­ma, sapore e gus­to e non per la for­ma del­la foglia. Annac­quare, dis­perdere, blendiz­zare e stan­dard­iz­zare lo Zibib­bo di Pan­tel­le­ria vuol dire vol­er abban­donare e dimen­ti­care in mez­zo al Mediter­ra­neo una ter­ra ital­iana.