Un anno senza Davide Fanciullacci. Il ricordo dell’Amministrazione Comunale

Un anno senza Davide Fanciullacci. Il ricordo dell’Amministrazione Comunale

04/08/2026 0 Di Redazione

Un anno senza Davide Fanciullacci. Pantelleria ricorda un uomo che ha lasciato un segno

Ci sono per­so­ne che rie­sco­no a lascia­re un ricor­do anche in un luo­go che han­no vis­su­to solo per pochi giorni.
Doma­ni, 5 ago­sto, ricor­re il pri­mo anni­ver­sa­rio del­la scom­par­sa di Davi­de Fan­ciul­lac­ci, sto­ri­co risto­ra­to­re bolo­gne­se e ani­ma del Risto­ran­te Dona­tel­lo, mor­to improv­vi­sa­men­te a Pan­tel­le­ria all’e­tà di 53 anni men­tre si tro­va­va in vacan­za con la pro­pria fami­glia, col­pi­to da un arre­sto cardiaco.
La noti­zia, un anno fa, scos­se pro­fon­da­men­te non solo Bolo­gna, ma anche Pan­tel­le­ria. Quel­la che dove­va esse­re una vacan­za di ripo­so si tra­sfor­mò improv­vi­sa­men­te in una tra­ge­dia che lasciò sen­za paro­le fami­lia­ri, ami­ci e tut­ti colo­ro che lo conoscevano.
Davi­de rap­pre­sen­ta­va la quar­ta gene­ra­zio­ne del­la fami­glia Fan­ciul­lac­ci alla gui­da del Dona­tel­lo, uno dei risto­ran­ti più pre­sti­gio­si e cono­sciu­ti di Bolo­gna, fon­da­to nel 1903 e dive­nu­to nel tem­po un pun­to di rife­ri­men­to del­la risto­ra­zio­ne ita­lia­na. Insie­me alla madre Katia e al fra­tel­lo Ric­car­do ave­va rac­col­to l’e­re­di­tà del padre Fer­ruc­cio, con­ti­nuan­do con pas­sio­ne una sto­ria fami­lia­re lun­ga oltre un secolo.
Ma chi lo ha cono­sciu­to non ricor­da sol­tan­to il ristoratore.
Ricor­da soprat­tut­to l’uomo.
Le testi­mo­nian­ze rac­col­te in quei gior­ni rac­con­ta­va­no tut­te la stes­sa per­so­na: un uomo gen­ti­le, capa­ce di acco­glie­re chiun­que con un sor­ri­so sin­ce­ro, una paro­la di con­for­to, una dispo­ni­bi­li­tà auten­ti­ca. Gli ami­ci degli Sta­dio lo defi­ni­ro­no “fami­glia”, ricor­dan­do come il Dona­tel­lo fos­se diven­ta­to negli anni una secon­da casa gra­zie anche alla sua capa­ci­tà di far sen­ti­re ogni ospi­te accol­to. Anche Con­f­com­mer­cio Ascom Bolo­gna par­lò di lui come di un impren­di­to­re che ave­va sapu­to tra­sfor­ma­re l’o­spi­ta­li­tà in un valo­re uma­no pri­ma anco­ra che professionale.
Non è un caso che, pochi mesi dopo la sua scom­par­sa, Bolo­gna abbia deci­so di custo­dir­ne la memo­ria isti­tuen­do il Pre­mio Davi­de Fan­ciul­lac­ci, dedi­ca­to alle impre­se capa­ci di coniu­ga­re con­ti­nui­tà, respon­sa­bi­li­tà, pas­sio­ne e ricam­bio gene­ra­zio­na­le: valo­ri che Davi­de ave­va incar­na­to ogni gior­no nel pro­prio lavoro.
Anche Pan­tel­le­ria con­ser­va il ricor­do di quel­la gior­na­ta che nes­su­no avreb­be volu­to vivere.
L’i­so­la è da sem­pre ter­ra di acco­glien­za, di vacan­ze, di incon­tri e di sere­ni­tà. Per que­sto tra­ge­die come quel­la che col­pì la fami­glia Fan­ciul­lac­ci lascia­no ine­vi­ta­bil­men­te un segno nel­la memo­ria col­let­ti­va del­la comunità.
A distan­za di un anno, il pen­sie­ro va alla moglie Sil­via, alla madre Katia, al fra­tel­lo Ric­car­do, ai fami­lia­ri e a tut­ti colo­ro che gli han­no volu­to bene.
Per­ché ci sono per­so­ne che ven­go­no ricor­da­te non sol­tan­to per ciò che han­no costrui­to, ma soprat­tut­to per il modo in cui han­no sapu­to far sen­ti­re gli altri.
Davi­de Fan­ciul­lac­ci era una di quel­le persone.
E il tem­po, quan­do il ricor­do è fat­to di uma­ni­tà, non can­cel­la la memoria.

L’Am­mi­ni­stra­zio­ne Comunale


Nel­la foto: Davi­de Fan­ciul­lac­ci e Clau­dio Bisio