Lago di Venere: il Parco spiega gli interventi sulle piante

Lago di Venere: il Parco spiega gli interventi sulle piante

29/05/2026 0 Di Redazione

Tutela della biodiversità del Lago Bagno dell’Acqua: gli interventi del Parco per il ripristino dell’ecosistema originario

In meri­to alle pre­oc­cu­pa­zio­ni espres­se da alcu­ni cit­ta­di­ni riguar­do agli inter­ven­ti di rimo­zio­ne di pian­te intor­no al Lago Bagno dell’Acqua (anche det­to Spec­chio di Vene­re), l’Ente Par­co desi­de­ra fare chia­rez­za e ras­si­cu­ra­re la comu­ni­tà loca­le. Le atti­vi­tà in cor­so non costi­tui­sco­no un’azione arbi­tra­ria di disbo­sca­men­to ma inter­ven­ti pia­ni­fi­ca­ti scien­ti­fi­ca­men­te e obbli­ga­to­ri per leg­ge, fina­liz­za­ti alla sal­va­guar­dia degli habi­tat natu­ra­li del lago.

Gli inter­ven­ti fino­ra ese­gui­ti e tut­to­ra in cor­so rien­tra­no nel più ampio pro­get­to finan­zia­to dal­la Regio­ne Sici­lia­na per un impor­to com­ples­si­vo di 910.860,00 euro (Azio­ne 2.5.1 “Inter­ven­ti per la tute­la, sal­va­guar­dia e la valo­riz­za­zio­ne del­la Rete Natu­ra 2000, dei Par­chi natu­ra­li e del­le aree bosca­te”. – CUP B23D21002000006 CIG: B946F19A92) vol­to alla tute­la e alla valo­riz­za­zio­ne del­la biodiversità.

Gli obiet­ti­vi e le fina­li­tà di que­sto per­cor­so sono sta­ti illu­stra­ti alla comu­ni­tà in un con­ve­gno al Castel­lo di Pan­tel­le­ria il 28 giu­gno 2024 (dal tito­lo “Con­ser­va­zio­ne del­la bio­di­ver­si­tà del Lago Bagno dell’Acqua/Specchio di Vene­re: svi­lup­pi recen­ti e pro­spet­ti­ve futu­re”) che ave­va rac­col­to i risul­ta­ti di inda­gi­ni scien­ti­fi­che (idro­geo­lo­gi­che, vege­ta­zio­na­li, ambien­ta­li e pae­sag­gi­sti­che) con­dot­te da ricer­ca­to­ri dell’Università Sapien­za di Roma, CNR ed esper­ti di altri isti­tu­ti di ricer­ca e coor­di­na­te da Ente Par­co, Comu­ne e Regio­ne Siciliana.

Pre­mes­so che il Lago Bagno dell’Acqua custo­di­sce un eco­si­ste­ma uni­co al mon­do per le spe­cie vege­ta­li e ani­ma­li, con la pre­sen­za di spe­cie rare, ende­mi­che o nuo­ve, e habi­tat raris­si­mi la cui super­fi­cie deve resta­re costan­te o aumen­ta­re, gli stu­di con­dot­ti ave­va­no defi­ni­to le moda­li­tà di inter­ven­to per sal­va­guar­da­re tale bio­di­ver­si­tà, pro­teg­ge­re le pecu­lia­ri­tà geo­lo­gi­che e natu­ra­li­sti­che e garan­ti­re una frui­zio­ne ecosostenibile.

Tali stu­di han­no anche chia­ri­to le azio­ni per miti­ga­re le minac­ce natu­ra­li ed antro­pi­che che gra­va­no sull’ecosistema, tra le qua­li l’estirpazione di spe­cie vege­ta­li eso­ti­che inva­si­ve come l’Aca­cia sali­gna e le pal­me del gene­re Washing­to­nia. Que­ste pian­te, total­men­te estra­nee alla flo­ra spon­ta­nea medi­ter­ra­nea, occu­pa­no rapi­da­men­te lo spa­zio vita­le sot­traen­do­lo agli habi­tat prio­ri­ta­ri pro­tet­ti dal­le diret­ti­ve comu­ni­ta­rie (come le raris­si­me “Step­pe sala­te medi­ter­ra­nee-Limo­nie­ta­lia” e le pra­te­rie alo­fi­le) che l’Ente Par­co ha il dove­re giu­ri­di­co e mora­le di pro­teg­ge­re e incrementare.

L’e­stir­pa­zio­ne mira dun­que a inter­rom­pe­re que­sta infe­sta­zio­ne, a miti­ga­re le minac­ce natu­ra­li e antro­pi­che (ridu­cen­do anche l’apporto di ter­re­no che deflui­sce nel­lo spec­chio d’acqua) e a resti­tui­re al Lago il suo aspet­to ori­gi­na­rio, sano e incontaminato.

Si pre­ci­sa, inol­tre, che l’eradicazione di Aca­cia sali­gna è un obbli­go di leg­ge sta­bi­li­to dal Decre­to Legi­sla­ti­vo n. 230/2017 (in rece­pi­men­to del Rego­la­men­to UE n. 1143/2014) este­so a tut­to il ter­ri­to­rio euro­peo, sia sul­le pro­prie­tà pub­bli­che che su quel­le pri­va­te, così come di Pen­ni­se­tum e Ailan­thus.

L’Ente Par­co invi­ta anche i cit­ta­di­ni alla pru­den­za: Aca­cia Sali­gna (che non è la mimo­sa, ma è una “fal­sa mimo­sa”) è una pian­ta tos­si­ca per la flo­ra cir­co­stan­te e i suoi resi­dui legno­si non devo­no esse­re usa­ti per bra­ci o bar­be­cue. La com­bu­stio­ne rila­scia infat­ti un gas a base di azo­to e zol­fo noci­vo che può pro­vo­ca­re males­se­re (come nau­sea, vomi­to e ver­ti­gi­ni) sia a esse­re uma­ni che ani­ma­li di affezione.

L’Ente rima­ne a dispo­si­zio­ne per qua­lun­que ulte­rio­re chia­ri­men­to e riba­di­sce che ogni inter­ven­to è gui­da­to dal mas­si­mo rigo­re scien­ti­fi­co e dall’amore per la cura e il futu­ro del territorio.

Giu­lia­na Raffaelli