PARLAMENTARI DONNE DI FORZA ITALIA, FRATELLI D’ITALIA, PARTITO DEMOCRATICO, MOVIMENTO CINQUESTELLE, DEMOCRAZIA CRISTIANA E NOI…
ARS: approvata la riforma degli Enti Locali, le donne in Giunta salgono al 40%
18/02/2026Svolta all’ARS: approvata la riforma degli Enti Locali, le donne in Giunta salgono al 40%
Dopo un iter non semplice e il fronte compatto delle parlamentari donne unite, l’Assemblea Regionale Siciliana introduce la norma sulla parità di genere: obbligo di presenza femminile minima nelle amministrazioni comunali, allineando l’Isola alla normativa nazionale, ma ancora tanto c’è da fare
di Francesca Marucci
Un altro passo per allineare le norme siciliane alla normativa nazionale è stato fatto ieri. L’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) ieri ha finalmente approvato il disegno di legge di riforma degli Enti Locali, segnando un passaggio storico per la rappresentanza politica nell’isola. Il cuore della riforma è l’introduzione dell’obbligo, per i sindaci dei comuni con più di tremila abitanti, di nominare in Giunta almeno il 40% di assessori di genere diverso, garantendo così una presenza femminile stabile e non più discrezionale. La norma diventerà effettiva a partire dal primo turno di elezioni amministrative utile.
Una vittoria trasversale delle parlamentari
Il via libera alla norma sulla rappresentanza di genere è il risultato di una mobilitazione compatta e trasversale che ha visto unite le 15 deputate dell’ARS appartenenti a schieramenti opposti: da Forza Italia e Fratelli d’Italia fino al Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Democrazia Cristiana e Noi Moderati.
Le parlamentari avevano indetto un flash mob davanti a Palazzo dei Normanni per denunciare i “giochi d’aula” e il rischio di un nuovo insabbiamento causato dai franchi tiratori. “È una questione di civiltà”, hanno ribadito in una nota congiunta. La pressione politica esercitata dalle deputate ha permesso di blindare l’articolo sulla parità di genere, nonostante il resto del DDL sia stato pesantemente ridimensionato dal voto segreto.
Il dibattito politico e le reazioni: tra orgoglio e tensioni di coalizione
L’approvazione del provvedimento ha generato un clima di forte contrapposizione politica a Palazzo dei Normanni. Se da un lato il fronte femminile celebra un traguardo descritto come epocale, dall’altro l’esito del voto ha messo a nudo profonde spaccature strutturali all’interno della maggioranza di governo, uscita indebolita dal confronto d’aula.
Il fronte del Movimento 5 Stelle: “Un atto di giustizia e civiltà”
Particolarmente incisive sono state le dichiarazioni delle esponenti del Movimento 5 Stelle, che hanno rivendicato il ruolo centrale della società civile e della compattezza parlamentare nel superare le resistenze.
Cristina Ciminnisi, deputata trapanese del M5S, ha sottolineato l’eccezionalità del momento: «Abbiamo aperto una porta nella storia della Sicilia e questa porta non si richiude. Dopo oltre due anni di iter travagliato, l’ARS ha finalmente allineato l’Isola al resto del Paese». Ciminnisi non ha risparmiato critiche alla gestione complessiva del DDL, definendolo «falcidiato dal voto segreto», ma ha ribadito con fermezza che «la parità non è negoziabile. Le donne al governo delle città non sono un riempitivo o un’eccezione, ma parte della guida dei Comuni per diritto, competenza e giustizia».
Sulla stessa linea Roberta Schillaci, vice capogruppo del M5S all’ARS, che ha definito la norma un traguardo di civiltà più che un semplice recepimento burocratico: «Siamo sulla strada giusta, le donne in politica sono un valore aggiunto e l’ARS finalmente lo ha riconosciuto. Abbiamo lavorato in maniera unita, al di là dei partiti di appartenenza, esprimendo una posizione chiara nonostante le tensioni su un DDL che presentava disposizioni non condivisibili». Schillaci ha inoltre rivolto un ringraziamento pubblico ai cittadini che hanno sostenuto il percorso legislativo esponendosi in prima persona.
Le reazioni della Maggioranza e le critiche interne
Nonostante il sostegno formale alla norma di genere da parte di esponenti come Marco Intravaia (FI) e Giorgio Assenza (FdI), la coalizione di centrodestra ha mostrato segni di cedimento. Assenza ha espresso «amarezza e sconforto» per la bocciatura di pilastri della riforma come il terzo mandato per i sindaci e il consigliere supplente, scusandosi con l’ANCI Sicilia per quella che ha definito una «miopia dell’ARS».
Ancora più duro il commento di Salvo Geraci, capogruppo della Lega, che ha parlato di una «Waterloo» per il lavoro svolto in Commissione, lamentando la totale assenza di una regia unitaria della maggioranza: «Non possiamo dare la colpa al voto segreto se le posizioni della coalizione non appaiono chiare».
L’analisi dell’Opposizione e del PD
Dal fronte del Partito Democratico, Valentina Chinnici ha celebrato la vittoria del “partito delle donne”, evidenziando come il successo sia nato da un metodo trasversale ispirato alla figura storica di Angela Bottari. Parallelamente, il capogruppo PD Michele Catanzaro e il capogruppo M5S Antonio De Luca hanno interpretato l’esito delle votazioni come la prova della «scomparsa totale della maggioranza» e della fine politica del governo Schifani, definendo la seduta d’aula un vero e proprio «Vietnam parlamentare» dove solo la norma sulla parità di genere è riuscita a sopravvivere ai franchi tiratori.
Cosa cambia per i Comuni
Oltre alla quota di genere, la riforma introduce il tagliando antifrode per le schede elettorali delle amministrative e nuove agevolazioni finanziarie. Un emendamento proposto da Sud Chiama Nord permetterà ai comuni che hanno usufruito del fondo di rotazione nel 2020 di restituire le somme in 8 anni anziché in 5.
Tuttavia, il giudizio dell’ANCI Sicilia rimane severo. Il presidente Paolo Amenta ha espresso “sconforto” per il continuo rimaneggiamento del testo, sottolineando come la Sicilia resti l’unica regione senza un Consiglio delle autonomie locali e chiedendo un pieno adeguamento al Testo Unico nazionale per garantire stabilità agli amministratori.

Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
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