Danilo Ruggero: intervista sul nuovo singolo ‘La sindrome del pesce rosso’

Danilo Ruggero: intervista sul nuovo singolo ‘La sindrome del pesce rosso’

27/10/2021 0 Di Francesca Marrucci

Que­sto arti­co­lo è sta­to let­to 333 volte!

Torna finalmente a regalarci emozioni il cantautore pantesco Danilo Ruggeri con il nuovo singolo ‘La sindrome del pesce rosso’. Dopo il Premio Parodi, inizia un nuovo percorso musicale e insieme a Dadàmo ci regala un esperimento che mescola cantautorato ed elettro pop 

di Fran­ce­sca Marrucci

Pun­to di rot­tu­ra e di ritor­no dal mare”, così defi­ni­sco­no il nuo­vo sin­go­lo ‘La sin­dro­me del pesce ros­so’, il can­tau­to­re pan­te­sco Dani­lo Rug­ge­ro e al pro­dut­to­re puglie­se, Dadà­mo. Una col­la­bo­ra­zio­ne pro­fi­cua, un bra­no accat­ti­van­te che si reg­ge ben sui rit­mi elet­tro-pop di Dadà­mo e sui testi mai bana­li e di estre­ma pro­fon­di­tà ai qua­li ci ha abi­tua­to Dani­lo Ruggero.

Sug­ge­stio­ni impor­tan­ti, quel­le ammic­ca­te dal ‘pesce ros­so’. Ricor­da­no lo sti­le di Goran Kuz­mi­nac e si ritro­va­no più recen­te­men­te in alcu­ni degli arti­sti indie più inte­res­san­ti, come gli Ex-Ota­go. Segno che il lavo­ro affon­da radi­ci nel­la tra­di­zio­ne del­la musi­ca d’au­to­re e del miglio­re can­tau­to­ra­to nostra­no, abbrac­cian­do per­fet­ta­men­te il flus­so musi­ca­le con­tem­po­ra­neo e più impegnato.

Frut­to del­la som­ma di due sen­si­bi­li­tà appa­ren­te­men­te distan­ti, è un “espe­ri­men­to” dei due arti­sti. Una col­la­bo­ra­zio­ne spon­ta­nea. Com­po­sta ini­zial­men­te da Rug­ge­ro, è sta­ta poi rior­di­na­ta, rein­ter­pre­ta­ta e arran­gia­ta insie­me a Dadà­mo, che si è occu­pa­to anche del­la pro­du­zio­ne affian­ca­to dal pro­du­cer mila­ne­se Mar­co Zop­pi. Ha un’impronta elet­tro-pop. Un sound leg­ge­ro, oldie, imme­dia­to, orec­chia­bi­le, con rife­ri­men­ti alla musi­ca oltreo­cea­no. I suo­ni mini­mal, synth e pia­no­for­ti con melo­die orec­chia­bi­li e rispo­ste repen­ti­ne, insie­me a kick e bas­so osti­na­ti, fan­no subi­to immer­ge­re nell’ascolto.” Que­sta la defi­ni­zio­ne del­la produzione.

Abbia­mo inter­vi­sta­to il can­tau­to­re di Pan­tel­le­ria, chie­den­do a lui stes­so di descri­ver­ci il suo nuo­vo lavo­ro e lui, mae­stro di paro­le e sen­ti­men­ti, ci ha spie­ga­to il per­cor­so inte­rio­re che ha por­ta­to a que­sto sin­go­lo e alla col­la­bo­ra­zio­ne con Dadà­mo, le scel­te di ‘par­ti­re sen­za cer­ca­re scor­cia­to­ie’, facen­do la gavet­ta e impa­ran­do dai pro­pri errori.

Una matu­ri­tà acqui­si­ta nel tem­po che tra­spa­re tut­ta in un testo che par­la di quel­lo che abbia­mo vis­su­to tut­ti in que­sti due anni, pau­ra, iso­la­men­to, incer­tez­za, ecces­si da digi­ta­liz­za­zio­ne coat­ta: “Andi­ri­vie­ni sin­co­pa­ti con i cel­lu­la­ri. (…) Lo sen­ti que­sto sen­so di vuo­to? I silen­zi sono pil­lo­le da ingo­ia­re (…) Ma tu che cosa vuoi? O alme­no dove ti col­lo­chi da qui a vent’anni?

‘La sindrome del pesce rosso’ è il tuo nuovo singolo, fuori dal 30 settembre scorso, ma quanto tempo è trascorso dal tuo ultimo lavoro?

Trop­po in real­tà. Lo dico a malin­cuo­re. Sono rima­sto anni fer­mo in atte­sa del momen­to più oppor­tu­no per pub­bli­ca­re le mie nuo­ve can­zo­ni e, alla fine for­se, quan­do è “pas­sa­to il tre­no dal­la sta­zio­ne”, ero gira­to dall’altra par­te e ho dovu­to atten­de­re anco­ra. La pan­de­mia, il lavo­ro che mi ha risuc­chia­to in una rou­ti­ne pie­na di impe­gni e tan­te altre scu­se che è inu­ti­le elen­ca­re, han­no con­tri­bui­to poi a ral­len­tar­mi ulteriormente.

La sin­dro­me del pesce ros­so” nasce dopo tre anni dal­l’ul­ti­ma mia pro­du­zio­ne del giu­gno del 2018 ed è dis­si­mi­le da tut­to quel­lo che c’è sta­to pri­ma e da quel­lo che ver­rà in futu­ro per­ché è un “espe­ri­men­to”. Mi pia­ce chia­mar­lo così per­ché fon­da­men­tal­men­te lo è sta­to. Non sape­va­mo bene qua­li sareb­be­ro sta­ti i risul­ta­ti dopo aver­ci mes­so le mani la pri­ma vol­ta e, alme­no per me, c’era la pie­na con­sa­pe­vo­lez­za che sareb­be sta­to un azzar­do dal pun­to di vista musi­ca­le e del­la scel­ta del sound. Quel­lo che comun­que mi pre­me far sape­re è che pre­an­nun­cia una “ripar­ten­za” uffi­cia­le, dopo anni dal­le mie pri­me pub­bli­ca­zio­ni originali.

Questa è una notizia che fa davvero piacere e diciamolo: ‘era ora’! Ma parlaci di questo “pesce rosso”. Sei tu? E perché?

Il pesce ros­so sono io, tu, lo è chi si con­ce­de o si è con­ces­so qual­che minu­to per ascol­ta­re la can­zo­ne e ci si è “ritro­va­to”, anche solo per un atti­mo. “La sin­dro­me del pesce ros­so” nasce come una can­zo­ne di sfo­go per l’inquietudine, l’apatia e per la per­di­ta di un rea­le obiet­ti­vo da rag­giun­ge­re nel­la pro­pria vita. Par­la del­la sen­sa­zio­ne di non sape­re dove ci si stia effet­ti­va­men­te diri­gen­do (che, a trent’anni è anco­ra più para­liz­zan­te). Par­la del disin­can­to, del­la disil­lu­sio­ne, del tem­po per­so. Rac­con­ta di “noi” bom­bar­da­ti, intrap­po­la­ti e rin­ta­na­ti nel nostro “pic­co­lo acqua­rio”, nel­la nostra bol­la, il più del­le vol­te “digi­ta­le”.

E scri­vo “digi­ta­le” non a caso per­ché è lì che ci sia­mo rin­ta­na­ti quan­do abbia­mo avu­to la sen­sa­zio­ne che il mon­do stes­se per fini­re. Non cre­di? Era­va­mo già sul­la giu­sta via ma, negli ulti­mi due anni, lo scher­mo del mio smart­pho­ne, essen­do costret­ti a sta­re a debi­ta distan­za dal­la “vita vis­su­ta” e dai natu­ra­li momen­ti di socia­liz­za­zio­ne dal vivo, è diven­ta­to esten­sio­ne del mio brac­cio e dun­que del­la mia vita vera.

Senz’altro. Il digitale è diventato una sorta di ciambella di salvataggio per restare a contatto del mondo e nel mondo, paradossalmente tenendoci divisi. Eppure ‘il punto di rottura’ in questo brano c’è stato, il ritorno al contatto, alla collaborazione con Dadàmo, fondamentale in questo brano, giusto?

Come sta­vo dicen­do, in que­sti anni, ho avu­to la sen­sa­zio­ne di aver per­so di vista i miei rea­li obiet­ti­vi. Tant’è che sta­vo per met­te­re un “pun­to” a tut­to quel che riguar­da­va la musi­ca. Ero com­ple­ta­men­te disin­can­ta­to, chiu­so in casa, in una nuo­va Mila­no in cui mi ero tra­sfe­ri­to nem­me­no un mese pri­ma che chiu­des­se­ro tut­to. Sen­za sape­re cosa fare o come muo­ver­mi dal pun­to di vista arti­sti­co, mi sono ritro­va­to sprov­vi­sto di un’alternativa lavo­ra­ti­va, in uno sta­to di disil­lu­sio­ne che, so che sem­bra stu­pi­do e assur­do (ma so di non esse­re sta­to il solo), tro­va­va pal­lia­ti­vi scrol­lan­do pagi­ne e sto­rie sui social net­work. Scru­tan­do le vite degli altri che, anche in pan­de­mia sem­bra­va­no tut­te più bel­le del­la mia, tro­va­vo rime­dio alla mia cri­si esistenziale.

Pro­prio da qui nasce la can­zo­ne. Da que­ste rifles­sio­ni sul tem­po per­so, tan­to da non aver­ne più da dedi­ca­re per le cose “neces­sa­rie”. Dal­le rifles­sio­ni sul­la poca con­cen­tra­zio­ne o atten­zio­ne che ponia­mo anche per cose più impor­tan­ti del­la nostra vita. Con­ti­nua­men­te distrat­ti, ogni die­ci secon­di, dal­le noti­fi­che del nostro smart­pho­ne, sem­pre iper­con­nes­si. Rifles­sio­ni sul­le aspet­ta­ti­ve ormai disil­lu­se, sui “vuo­ti” per un futu­ro incer­to o sul­la poca voglia di met­ter­si in gio­co per­ché “per­de­re”, impli­ca sem­pre trop­pa fatica.

Rifles­sio­ni fat­te sem­pre ad alta voce con Dadà­mo, l’al­tro auto­re non­ché arran­gia­to­re e pro­dut­to­re del bra­no. Dadà­mo è un caro ami­co e coin­qui­li­no da mol­tis­si­mo tem­po. Pri­ma a Roma, in cui abbia­mo abi­ta­to sot­to lo stes­so tet­to per tre anni e ades­so a Mila­no da poco più di due, vivia­mo in costan­te e reci­pro­co inco­rag­gia­men­to e ci sti­mo­lia­mo quo­ti­dia­na­men­te dal pun­to di vista musi­ca­le.  Anche per lui “La sin­dro­me del pesce ros­so” è una sor­ta di “restart” dopo anni dal­le sue ulti­me pub­bli­ca­zio­ni originali.

Quin­di, per rispon­de­re alla tua doman­da, il bra­no nasce innan­zi­tut­to come una col­la­bo­ra­zio­ne spon­ta­nea. Come un “pun­to di rot­tu­ra e di ritor­no dal mare” appun­to (cit.), sia per me che per Dadà­mo. È il frut­to del­la som­ma del­le nostre sen­si­bi­li­tà e di due sti­li e modi appa­ren­te­men­te distan­ti di inten­de­re la musi­ca. Con que­sto bra­no abbia­mo ten­ta­to di mesco­la­re la mia pen­na can­tau­to­ra­le con la sua vena elet­tro-pop e il risul­ta­to, lima­to e poi cura­to dal­la co-pro­du­zio­ne del pro­du­cer mila­ne­se Mar­co Zop­pi, il mixag­gio del sound engi­neer David Gui­do Guer­rie­ro e il maste­ring di Ele­ven Master, è esat­ta­men­te quel­lo che si può ascol­ta­re qui: https://lnk.to/Lasindromedelpescerosso su tut­te le piat­ta­for­me digitali.

Nonostante il lungo fermo, interrotto dalla esibizioni dal vivo, tra le quali quella dello scorso anno in Piazza a Pantelleria, tua isola natìa, sei un cantautore sempre più apprezzato, la partecipazione al Premio Parodi lo dimostra. Finora però sei rimasto in secondo piano, come ci hai raccontato nell’ultima intervista. Il pesce rosso, invece, nuoterà spedito nel mondo?

Cre­do che sia “natu­ra­le” per­ché, come in ogni ambi­to, la cre­sci­ta è un per­cor­so. Sto cer­can­do di fare tut­to sen­za usa­re scor­cia­to­ie o sot­ter­fu­gi. Voglio con­ti­nua­re a fare le cose per bene, con le mie gam­be, come ho sem­pre fat­to e soprat­tut­to voglio con­ti­nua­re a far­le con la mia testa e con le mie idee alcu­ne vol­te rivo­lu­zio­na­re. Con­ti­nuan­do a non segui­re i con­si­gli di chi ha sem­pre tut­te le solu­zio­ni in tasca, per­ché a sba­glia­re sono già bra­vis­si­mo da solo e sba­glian­do, so che sem­bra anche que­sto bana­le, sto impa­ran­do una marea di cose impor­tan­ti che non avrei mai capi­to in altro modo.

Voglio con­ti­nua­re a fare quel­la che un tem­po era chia­ma­ta la “gavet­ta”, per­ché cre­do sia sacro­san­ta per ave­re più con­sa­pe­vo­lez­za dei pro­pri mez­zi e dei pro­pri limi­ti, ma soprat­tut­to per­ché cre­do che, alla fine dei con­ti, è e sarà tut­to più soddisfacente.

Come dice­vo in una mia vec­chia can­zo­ne che s’intitola “È una que­stio­ne di scel­ta” con­te­nu­ta nel mio EP “In real­tà è solo pau­ra” (https://spoti.fi/3ClfhCG). “[…] È tut­ta una que­stio­ne d’istinto e quan­do puoi chiu­de­re gli occhi lo capi­sci da solo e un po’ di fati­ca per una vit­to­ria fa apprez­za­re anche il dop­pio, un’impresa.” Anco­ra non ho alcun rimor­so per le mie scel­te per cui con­ti­nue­rò drit­to, con la testa sem­pre dura. Qual­che muro a for­za di sbat­ter­ci con­tro, si rom­pe­rà. Spero.

 

La canzone:

La sin­dro­me del pesce rosso

Lo sen­ti que­sto sen­so di vuoto?

Non c’è più nien­te sot­to i pie­di marinaio.

Navi­ghia­mo a vista sen­za una giu­sta rotta

e dovre­sti sta­re fer­ma con quel mal di testa.

 

Andi­ri­vie­ni sin­co­pa­ti con i cellulari.

Ti aspet­ti un altro pas­so avan­ti già da ieri.

Un qual­co­sa che ti fac­cia addormentare

o quel­la scel­ta mai intra­pre­sa di voler sparire.

 

Ma tu che cosa vuoi? O alme­no dove ti col­lo­chi da qui a vent’anni?

Ma tu che cosa vuoi? O alme­no dim­mi dove ti col­lo­chi da qui a vent’anni?

 

Per ora resta lì, sul fon­do alla fine del mon­do a naufragare.

Sei il mio pun­to di rot­tu­ra e di ritor­no dal mare.

La sola pre­sa di ossi­ge­no in que­sto pic­co­lo stagno

quan­do mi sem­bra di mori­re e io sono un pesce rosso.

 

Lo sen­ti que­sto sen­so di vuoto?

I silen­zi sono pil­lo­le da ingoiare,

il mio para­ca­du­te quan­do tut­to esplode

Ma ripe­to: “resta fer­ma con quel mal di testa!”

 

Ma tu che cosa vuoi? O alme­no dove ti col­lo­chi da qui a vent’anni?

Ma tu che cosa vuoi? O alme­no dim­mi dove ti col­lo­chi da qui a vent’anni?

 

Per ora resta lì, sul fon­do alla fine del mon­do a naufragare.

Sei il mio pun­to di rot­tu­ra e di ritor­no dal mare.

La sola pre­sa di ossi­ge­no in que­sto pic­co­lo stagno

quan­do mi sem­bra di mori­re e io sono un pesce rosso.

 

CREDITS

 

La sin­dro­me del pesce rosso

Testo: Dani­lo Ruggero

Musi­ca: Dadà­mo, Dani­lo Ruggero

Arran­gia­to da Dadà­mo

Suo­na­to, regi­stra­to, pro­dot­to e copro­dot­to da Dadà­mo, Mar­co Zoppi

Mixa­to da David Gui­do Guerriero

Maste­riz­za­to pres­so Ele­ven Maste­ring da Andrea De Bernardi

 

Cover del sin­go­lo rea­liz­za­to da Gui­do Lo Pinto

Lyric video scrit­to e rea­liz­za­to da Gui­do Lo Pin­to e Dani­lo Ruggero

Ripre­se, regia e mon­tag­gio di Gui­do Lo Pinto

 

Distri­bui­to da Arti­st First

 

BIOGRAFIE

 

Dadà­mo alla sua ter­za pub­bli­ca­zio­ne disco­gra­fi­ca, è un arti­sta e pro­dut­to­re clas­se ‘95. For­ma­to­si tra il con­ser­va­to­rio di Roma e quel­lo di Mila­no, pub­bli­ca nel 2018 il suo EP di debut­to dal tito­lo “Mil­le Colo­ri” gra­zie al qua­le rie­sce ad arri­va­re in fina­le al Pre­mio Ber­to­li e vie­ne sele­zio­na­to per il _rehub del Reset Festi­val tra cen­ti­na­ia di pro­po­ste musi­ca­li. Nel 2021 ripren­de il suo per­cor­so musi­ca­le curan­do la pro­du­zio­ne del sin­go­lo “Chil­d­hood Wisdom” di Mile­na Paris e pub­bli­can­do una sua per­so­na­lis­si­ma rie­la­bo­ra­zio­ne in chia­ve elet­tro­ni­ca di “Good­bye Pork Pie Hat”, clas­si­co del reper­to­rio jaz­zi­sti­co. Attual­men­te è al lavo­ro per le sue futu­re pub­bli­ca­zio­ni che vedran­no la luce nei pros­si­mi mesi.

 

Dani­lo Rug­ge­ro dedi­ca poco tem­po al son­no e trop­po a tut­te le sue idio­sin­cra­sie emo­ti­ve. Rior­di­na spes­so l’an­go­li­no in bas­so del puzz­le per scri­ve­re can­zo­ni. Clas­se ’91, è nato e cre­sciu­to a Pan­tel­le­ria. Dopo la matu­ri­tà si tra­sfe­ri­sce a Roma e ini­zia a spe­ri­men­tar­si live nei pic­co­li loca­li del­la capi­ta­le. Sele­zio­na­to nel 2015 tra gli stu­den­ti di Offi­ci­na del­le Arti Pier Pao­lo Paso­li­ni, ride­fi­ni­sce il suo pro­get­to artistico.

Sarà tra i fina­li­sti del Pre­mio Fabri­zio De André 2017, vin­ci­to­re del Pre­mio del­la Cri­ti­ca di Voci per la Liber­tà 2018 di Amne­sty Inter­na­tio­nal e vin­ci­to­re asso­lu­to del Roc­ca­ling Festi­val 2018. Pub­bli­ca il suo pri­mo lavo­ro disco­gra­fi­co, l’Ep “In real­tà è solo pau­ra”, il 7 apri­le 2018 e orga­niz­za un pic­co­lo tour in giro per l’Italia tra vari e rino­ma­ti live club e pic­co­li Festi­val indi­pen­den­ti ita­lia­ni. Nel 2020 inve­ce è tra i fina­li­sti del Pre­mio Andrea Paro­di. Attual­men­te sta pro­du­cen­do una serie di nuo­vi bra­ni che saran­no inse­ri­ti nel suo pri­mo e vero disco.