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Sicilia, allarme dagli ambientalisti: ‑23% dei fondi per il nostro Parco e le riserve
02/07/2026Parchi e Aree Marine Protette, l’allarme delle associazioni: in Sicilia tagliati il 23% dei fondi statali. Tra quelle a rischio, il Parco di Pantelleria
Otto sigle ambientaliste denunciano il rischio default per gli enti di gestione proprio all’inizio della stagione estiva. Sotto la lente il Parco Nazionale di Pantelleria e le sette riserve marine siciliane, ma per ora nessuna lettera del Ministro è giunta a Pantelleria
di Francesca Marrucci
Un drastico ridimensionamento delle risorse finanziarie destinate alla tutela della biodiversità e del territorio sta scuotendo il sistema delle riserve naturali italiane. L’allarme è stato lanciato in modo unitario dalle principali organizzazioni ambientaliste nazionali – Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, ProNatura e WWF Italia – che in un comunicato stampa congiunto hanno denunciato i pesanti tagli operati dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).
Pare che gli enti gestori di Parchi Nazionali, Aree Marine Protette (AMP) e Riserve Statali stiano infatti ricevendo in questi giorni le disposizioni ministeriali che sanciscono una riduzione dei trasferimenti statali pari a circa il 23% rispetto ai fondi stanziati l’anno precedente. Una misura che incide direttamente sulle spese obbligatorie e sul funzionamento ordinario degli enti proprio nel pieno della stagione estiva, il periodo di massima vulnerabilità ambientale. Il Parco di Pantelleria però non ha ricevuto nessuna comunicazione di questo genere.
La mappa dei tagli nell’ecosistema siciliano
Le decurtazioni di bilancio deriverebbero dall’applicazione dei tagli lineari previsti dall’ultima Legge di Bilancio dello Stato, che colpiscono in modo differenziato i singoli enti a seconda della struttura dei bilanci interni, con punte di perdita economica che in alcuni parchi nazionali italiani superano i 700.000 euro. Nel territorio della Regione Siciliana, il provvedimento ministeriale metterebbe a serio rischio l’operatività di un delicato mosaico di biodiversità che comprende un parco terrestre e ben sette riserve marine statali:
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Il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria: l’unica area protetta nazionale interamente terrestre della regione.
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Le sette Aree Marine Protette dell’isola e delle coste regionali:
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Area Marina Protetta del Plemmirio
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Area Marina Protetta Capo Gallo / Isola delle Femmine
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Area Marina Protetta Isole Ciclopi
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Area Marina Protetta Isole Pelagie
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Area Marina Protetta Isole Egadi
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Area Marina Protetta di Ustica
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Area Marina Protetta di Capo Milazzo
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Il rischio default e il blocco dei servizi essenziali
Nel loro comunicato di denuncia, le otto sigle ambientaliste spiegano che il problema principale – oltre all’entità stessa del taglio – risiede nella tempistica con cui la misura è stata notificata. Trovandosi a esercizio finanziario già ampiamente inoltrato, la quasi totalità degli enti gestori ha già impegnato o programmato le proprie risorse sulla base delle storiche assegnazioni ministeriali. Dover rinunciare a un quarto del budget a inizio estate espone le strutture al rischio concreto di default o alla necessità di recedere da contratti, appalti e convenzioni già stipulati con il personale interno e con le ditte affidatarie dei servizi.
Le associazioni sottolineano come questa drastica contrazione economica colpisca servizi considerati essenziali e urgenti. In primo luogo, la contrazione dei fondi mette a rischio la macchina della prevenzione antincendio boschivo, attività che in Sicilia riveste carattere di massima priorità per l’incolumità pubblica durante i mesi estivi. In secondo luogo, vengono penalizzati i programmi di monitoraggio scientifico e le azioni dirette alla conservazione della fauna e della flora. Infine, si paventano gravi ripercussioni sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture di sicurezza, come i sentieri naturalistici o i campi boe per gli ormeggi controllati, fino ad arrivare alla possibile riduzione degli orari di apertura al pubblico e dei centri visite delle riserve.
I protagonisti e gli impegni internazionali
Il coro di proteste sollevato da WWF, Greenpeace, Marevivo, Lipu, Italia Nostra, ProNatura, Mountain Wilderness e Blue Marine Foundation evidenzierebbe una palese contraddizione tra i provvedimenti finanziari interni e i trattati internazionali sottoscritti dall’Italia. Il Paese è infatti formalmente impegnato a rispettare la Strategia Europea sulla Biodiversità per il 2030, la quale impone l’obiettivo di proteggere efficacemente almeno il 30% del territorio terrestre e il 30% delle aree marine entro la fine del decennio.
La scelta operata dal Ministero viene unanimemente definita dalle sigle associative come una “misura miope”, che tratta la salvaguardia degli ecosistemi come un mero costo da tagliare anziché come un investimento strategico e strutturale per le future generazioni e per la tenuta socio-economica dei territori protetti, storicamente legati al turismo sostenibile e all’economia verde.
Dal Parco Nazionale Isola di Pantelleria nella persona del Presidente Italo Cucci, da noi interpellato per capire un po’ di più sulla faccenda, per ora nessuna dichiarazione. Da quello che abbiamo capito ancora ci sono notizie contrastanti rispetto al provvedimento e la cosa si chiarirà nei prossimi giorni. “Sicuramente,” promette Cucci, “se dovesse esserci qualcosa da dire, vi informeremo subito”.
Foto di copertina di Tommaso Brignone

Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
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