Rinnovabili sotto assedio: la svolta improvvisa che mina l’indipendenza energetica

Rinnovabili sotto assedio: la svolta improvvisa che mina l’indipendenza energetica

02/12/2025 0 Di Angelo Parisi

Rinnovabili sotto assedio: la svolta improvvisa che mina l’indipendenza energetica

di Ange­lo Parisi

La poli­ti­ca ener­ge­ti­ca ita­lia­na sem­bra navi­ga­re a vista, in una con­trad­di­zio­ne stri­den­te tra l’ambizione dichia­ra­ta di rag­giun­ge­re l’autosufficienza e l’azione con­cre­ta di taglia­re fon­di e sco­rag­gia­re gli inve­sti­men­ti nel set­to­re più cru­cia­le: le ener­gie rin­no­va­bi­li. L’ultimo epi­so­dio in ordi­ne cro­no­lo­gi­co, e for­se il più gra­ve per le sue impli­ca­zio­ni socia­li, è il taglio del­le risor­se del PNRR desti­na­te a finan­zia­re gli impian­ti instal­la­ti dal­le Comu­ni­tà Ener­ge­ti­che Rin­no­va­bi­li (CER). Il gra­ve non è solo il taglio in sé, ma la tem­pi­sti­ca: la sfor­bi­cia­ta è avve­nu­ta a pochi gior­ni dal­la chiu­su­ra del­l’av­vi­so del GSE, pro­prio quan­do una miria­de di cit­ta­di­ni e impre­se, spe­ran­zo­si di otte­ne­re un finan­zia­men­to e mos­si dal­la pro­mes­sa di incen­ti­vi, ave­va­no inve­sti­to tem­po e dena­ro per pre­sen­ta­re la richie­sta in tem­po utile.

Questo non è un incidente isolato, ma l’ennesimo capitolo di una lunga storia di tagli e modifiche in corso d’opera che hanno penalizzato il settore.

Si ini­ziò con la ridu­zio­ne degli incen­ti­vi del Con­to Ener­gia, il mec­ca­ni­smo che ave­va garan­ti­to il pri­mo, gran­de suc­ces­so del foto­vol­tai­co in Ita­lia. Poi fu la vol­ta del­la modi­fi­ca, sem­pre in cor­sa, del fun­zio­na­men­to del­lo Scam­bio sul Posto, e, anco­ra, l’in­tro­du­zio­ne del con­tro­ver­so “spal­ma incen­ti­vi”. Tut­te azio­ni che, pur pre­sen­ta­te con inten­ti diver­si, han­no avu­to il mede­si­mo effet­to pra­ti­co: desta­bi­liz­za­re il qua­dro nor­ma­ti­vo, incre­men­ta­re il rischio per gli inve­sti­to­ri e fre­na­re lo svi­lup­po di un set­to­re fon­da­men­ta­le per la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca e, soprat­tut­to, per l’in­di­pen­den­za ener­ge­ti­ca del Paese.

La situa­zio­ne gene­ra un para­dos­so dif­fi­ci­le da com­pren­de­re: l’I­ta­lia, a cau­sa del­la guer­ra, ha rinun­cia­to alle fon­ti fos­si­li rus­se a buon mer­ca­to, pro­met­ten­do di sosti­tuir­le con una spin­ta sul­l’au­to­suf­fi­cien­za basa­ta sul­le rin­no­va­bi­li. Eppu­re, pro­prio quan­do gli obiet­ti­vi sem­bra­no più vici­ni gra­zie all’interesse del­le comu­ni­tà e del­le impre­se, il gover­no cam­bia improv­vi­sa­men­te rot­ta, taglia i fon­di e, con­te­stual­men­te, aumen­ta le impor­ta­zio­ni di com­bu­sti­bi­li fos­si­li, in par­ti­co­la­re il costo­so GNL dagli allea­ti ame­ri­ca­ni, ven­du­to a un prez­zo decu­pli­ca­to rispet­to al gas rus­so pre-guerra.

Ci si chiede, a questo punto, quale sia la vera politica energetica del governo per il futuro

Le indu­strie ita­lia­ne, schiac­cia­te dal caro ener­gia, sono costret­te a chiu­de­re o a delo­ca­liz­za­re all’e­ste­ro, men­tre l’e­se­cu­ti­vo deci­de di taglia­re risor­se alle fon­ti più eco­no­mi­che, puli­te e decen­tra­liz­za­te (le CER) in favo­re di quel­le più costo­se e inqui­nan­ti. L’annuncio di una fan­to­ma­ti­ca ripre­sa degli inve­sti­men­ti nel nuclea­re di nuo­va gene­ra­zio­ne non fa che aumen­ta­re la con­fu­sio­ne. Il nuclea­re com­por­ta costi di inve­sti­men­to proi­bi­ti­vi, non garan­ti­rà l’au­to­no­mia ener­ge­ti­ca del Pae­se poi­ché l’I­ta­lia non pos­sie­de la mate­ria pri­ma, e, nel miglio­re dei casi, potreb­be esse­re ope­ra­ti­vo tra non meno di tren­t’an­ni. A ciò si aggiun­ge l’an­no­so pro­ble­ma del­lo stoc­cag­gio del­le sco­rie radioat­ti­ve, che resta irrisolto.

Tali mos­se, più che poli­ti­che ener­ge­ti­che lun­gi­mi­ran­ti, appa­io­no come annun­ci sen­za logi­ca che ser­vo­no uni­ca­men­te a man­te­ne­re lo sta­tus quo e, di fat­to, a incre­men­ta­re i pro­fit­ti del­le gran­di socie­tà ener­ge­ti­che attua­li a disca­pi­to dei cit­ta­di­ni, del­le pic­co­le impre­se e del­la vera con­cor­ren­za. La rinun­cia all’e­ner­gia pro­dot­ta dal­le comu­ni­tà loca­li, in favo­re del­l’im­por­ta­zio­ne di fon­ti fos­si­li costo­sis­si­me, sol­le­va seri dub­bi sul­la rea­le volon­tà di garan­ti­re l’autonomia ener­ge­ti­ca e la com­pe­ti­ti­vi­tà del siste­ma indu­stria­le ita­lia­no. Non resta che chie­der­si: quan­to potrà dura­re un approc­cio così ondi­va­go che pena­liz­za il futu­ro ener­ge­ti­co del Paese?