Safina (PD): “Lo Stato impugna il diritto delle donne. Noi non arretriamo”

Safina (PD): “Lo Stato impugna il diritto delle donne. Noi non arretriamo”

09/08/2025 0 Di Redazione

Safina (PD): “Lo Stato impugna il diritto delle donne. Noi non arretriamo”

Lo Sta­to ha deci­so di impu­gna­re una nor­ma di civil­tà. Una leg­ge che non limi­ta nes­su­no, ma garan­ti­sce ciò che già dovreb­be esse­re garan­ti­to per leg­ge: il dirit­to del­le don­ne a sce­glie­re, e a far­lo nei tem­pi e nei modi pre­vi­sti dal­la leg­ge 194. Non un pri­vi­le­gio, ma un dirit­to. E io dico con for­za: non arre­tre­re­mo di un pas­so”.

Dario Safi­na, depu­ta­to regio­na­le del Par­ti­to Demo­cra­ti­co e pri­mo fir­ma­ta­rio del­la leg­ge appro­va­ta lo scor­so mag­gio dall’Assemblea Regio­na­le Sici­lia­na, inter­vie­ne con fer­mez­za dopo la deci­sio­ne del Con­si­glio dei Mini­stri, su pro­po­sta dei mini­stri Schil­la­ci e Roc­cel­la, di impu­gna­re il prov­ve­di­men­to regio­na­le che intro­du­ce l’obbligo di assun­zio­ne di per­so­na­le medi­co non obiet­to­re nel­le strut­tu­re sani­ta­rie pub­bli­che dell’isola.

La leg­ge – pre­ci­sa Safi­na – non pena­liz­za né discri­mi­na i medi­ci obiet­to­ri ma mira sem­pli­ce­men­te a garan­ti­re un ser­vi­zio essen­zia­le garan­ti­to dai (LEA Livel­li essen­zia­li di assi­sten­za). È una rispo­sta dove­ro­sa a un’emergenza che da trop­po tem­po si con­su­ma nel silen­zio: in mol­te strut­tu­re del­la nostra regio­ne, l’obiezione di coscien­za ha supe­ra­to l’80%, ren­den­do l’accesso all’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za di fat­to impra­ti­ca­bi­le. Que­sto è inac­cet­ta­bi­le in uno Sta­to di dirit­to”.

Il par­la­men­ta­re regio­na­le con­te­sta dura­men­te le moti­va­zio­ni del Gover­no: “Sia­mo davan­ti a un atto ideo­lo­gi­co, non tec­ni­co. È sin­go­la­re che uno Sta­to che negli ulti­mi anni ha impu­gna­to un nume­ro irri­so­rio di leg­gi regio­na­li, rico­no­scen­do di fat­to l’autonomia dif­fe­ren­zia­ta, scel­ga pro­prio que­sta, e pro­prio ora, per muo­ve­re guer­ra isti­tu­zio­na­le. Dov’erano quan­do in Ita­lia veni­va richia­ma­ta per l’inadeguata appli­ca­zio­ne del­la 194? Per­ché nes­su­no è inter­ve­nu­to pri­ma per garan­ti­re, anche in Sici­lia, un ser­vi­zio sani­ta­rio equo e con­for­me ai det­ta­mi costi­tu­zio­na­li?”.

Va ricor­da­to, a tal pro­po­si­to, che la Rela­zio­ne annua­le del Mini­ste­ro del­la Salu­te sull’applicazione del­la leg­ge 194/1978 (edi­zio­ne 2024) segna­la un dato allar­man­te: in Sici­lia solo il 47,3% degli ospe­da­li dota­ti di un repar­to di oste­tri­cia e/o gine­co­lo­gia garan­ti­sce l’accesso all’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za, con­tro una media nazio­na­le del 61,1%. In ben 13 regio­ni ita­lia­ne la coper­tu­ra supe­ra il 60%, men­tre l’Isola resta tra le ulti­me in ter­mi­ni di acces­si­bi­li­tà al servizio.

Altro ele­men­to cru­cia­le: l’obiezione di coscien­za tra i gine­co­lo­gi ha rag­giun­to in Sici­lia l’81%, con pic­chi che in alcu­ne pro­vin­ce supe­ra­no il 90%. Un dato che si tra­du­ce in cari­chi di lavo­ro inso­ste­ni­bi­li per i pochis­si­mi medi­ci non obiet­to­ri e, di fat­to, nel­la nega­zio­ne del dirit­to all’aborto per cen­ti­na­ia di don­ne ogni anno.

Il Con­si­glio dei Mini­stri – pro­se­gue Safi­na – affer­ma che la nor­ma­ti­va sull’interruzione volon­ta­ria di gra­vi­dan­za non impo­ne alle regio­ni di garan­ti­re la pre­sen­za di per­so­na­le non obiet­to­re, ma solo l’obbligo di assi­cu­ra­re l’espletamento degli inter­ven­ti richie­sti. Ma pro­prio qui sta il nodo: le stes­se rela­zio­ni del Mini­ste­ro cer­ti­fi­ca­no che que­sto obbli­go non vie­ne rispet­ta­to. E non è un’opinione, sono i dati uffi­cia­li a dir­lo”.

Il par­la­men­ta­re Dem annun­cia bat­ta­glia: “Chie­de­re­mo al gover­no regio­na­le e all’Assemblea di resi­ste­re, di difen­de­re la leg­ge così com’è. Sia­mo pron­ti ad affron­ta­re il giu­di­zio del­la Cor­te Costi­tu­zio­na­le, con­vin­ti del­la bon­tà giu­ri­di­ca e mora­le del­la nor­ma. Per­ché non si può con­ti­nua­re a pre­di­ca­re il rispet­to del­la leg­ge 194 e poi negar­ne l’applicazione nei ter­ri­to­ri. Non si può pre­ten­de­re che le don­ne del Sud viva­no un dirit­to a metà”.

E con­clu­de il depu­ta­to Dem: “La Sici­lia ha fat­to ciò che lo Sta­to ha sem­pre evi­ta­to: ha guar­da­to in fac­cia la real­tà, ha rico­no­sciu­to un pro­ble­ma strut­tu­ra­le e ha ten­ta­to di risol­ver­lo. È un atto di respon­sa­bi­li­tà poli­ti­ca e isti­tu­zio­na­le. Chi lo impu­gna, oggi, si assu­me la respon­sa­bi­li­tà di ali­men­ta­re l’ingiustizia e di com­pro­met­te­re il dirit­to alla salu­te e alla digni­tà del­le don­ne. A que­sto pun­to che si com­mis­sa­ri la Regio­ne Sici­lia­na sul­la garan­zia di attua­zio­ne del­la 194. Noi non tor­ne­re­mo indie­tro.”