Pantelleria, norme urbanistica: l’Assessore Parisi spiega quali si applicano

Pantelleria, norme urbanistica: l’Assessore Parisi spiega quali si applicano

15/03/2023 0 Di Redazione

Nell’ultimo Consiglio Comunale l’Assessore Parisi ha risposto all’interrogazione del Consigliere Comunale Stefano Scaltriti chiarendo quali sono le regole da applicare per lo svolgimento delle attività edilizie sull’isola.

Riportiamo interrogazione e risposta in dettaglio

Qui il video del Consiglio Comunale: https://pantelleria.videoassemblea.it/dettaglio_seduta.php?id_seduta=69

L’INTERROGAZIONE DEL CONSIGLIERE SCALTRITI

Modifiche alle Norme Tecniche di Attuazione di cui alla Delibera Consiliare n. 88 del 30/09/2014.

Pre­mes­so che:

  • duran­te la discus­sio­ne del­la sedu­ta del­la I Com­mis­sio­ne Con­si­lia­re Ter­ri­to­rio Zero del 27/10/2020, è emer­sa una con­tro­ver­sia tra l’Assessore Pari­si e l’allora respon­sa­bi­le del Set­to­re VI Geom. Gabrie­le riguar­do l’approvazione del­le modi­fi­che alle Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne di cui alla Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014;
  • il Geom. Gabrie­le soste­ne­va che con la sud­det­ta Deli­be­ra il Con­si­glio Comu­na­le ave­va “appro­va­to” le nuo­ve Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne e, quin­di, l’iter si era concluso;
  • l’Assessore Pari­si, inve­ce, soste­ne­va che il Con­si­glio Comu­na­le ave­va “adot­ta­to” tali nuo­ve Nor­me e che l’iter si con­clu­de­va con l’approvazione da par­te dell’Assessorato Regio­na­le Ter­ri­to­rio e Ambiente.

Con­si­de­ra­to che le Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne sono uno degli ela­bo­ra­ti più impor­tan­ti del Pia­no Rego­la­to­re Gene­ra­le in quan­to det­ta­no le moda­li­tà e i limi­ti in cui si pos­so­no por­re in atto gli inter­ven­ti edilizi.

Rite­nu­to che per la ragio­ne di cui sopra è impor­tan­te defi­ni­re a qua­li Nor­me biso­gna con­for­ma­re l’attività edilizia.

Inter­ro­ga

l’Assessore all’Urbanistica per sape­re se:

  • l’iter segui­to per l’approvazione del­le modi­fi­che alle Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne si è con­clu­so con l’approvazione del­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014.

Si chie­de rispo­sta scritta.

Pan­tel­le­ria, 27/12/2022

Ste­fa­no Scaltriti

RISPOSTA DELL’ASSESSORE PARISI

Con l’interrogazione in ogget­to si chie­de di sape­re se:

“l’iter segui­to per l’approvazione del­le modi­fi­che alle Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne si è con­clu­so con l’approvazione del­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014”.

Mi scu­so per­ché la rispo­sta al que­si­to è abba­stan­za lun­ga e articolata.

Si pre­met­te che il Pia­no Rego­la­to­re del Comu­ne di Pan­tel­le­ria è sta­to appro­va­to con Decre­to del Diri­gen­te Gene­ra­le del Dipar­ti­men­to Urba­ni­sti­ca del­la Regio­ne Sici­lia­na n. 384 del 17/05/2005 e con Decre­to del Respon­sa­bi­le del Ser­vi­zio 2 del Dipar­ti­men­to Regio­na­le Ter­ri­to­rio e Ambien­te n. 572 del 03/07/2007, suc­ces­si­va­men­te modi­fi­ca­to con D.R.S. n. 834 del 05/10/2007.

Fino all’entrata in vigo­re del­la nuo­va disci­pli­na urba­ni­sti­ca del 2020, in Sici­lia l’iter segui­to per l’approvazione e le varia­zio­ni degli stru­men­ti urba­ni­sti­ci in Sici­lia era quel­lo pre­vi­sto dal­la Leg­ge 17/08/1942 n. 1150, così come inte­gra­ta e modi­fi­ca­ta dal­la Leg­ge Regio­na­le n. 71/1978.

Riguar­do le com­pe­ten­ze, l’art. 12 del­la Leg­ge Regio­na­le 31/05/1994 n. 17 ha chia­ri­to che “Le com­pe­ten­ze dei con­si­gli comu­na­li e pro­vin­cia­li in mate­ria di pia­ni ter­ri­to­ria­li ed urba­ni­sti­ci sono limi­ta­te all’a­do­zio­ne dei pia­ni, gene­ra­li ed attua­ti­vi, e del­le rela­ti­ve varian­ti, non­ché alla appro­va­zio­ne del­le diret­ti­ve gene­ra­li e degli sche­mi di mas­si­ma”.

Per­tan­to i Con­si­gli Comu­na­li appro­va­no le diret­ti­ve gene­ra­li e gli sche­mi di mas­si­ma e adot­ta­no i pia­ni rego­la­to­ri gene­ra­li e i pia­ni par­ti­co­la­reg­gia­ti e le rela­ti­ve varianti.

Pro­prio per le varian­ti, l’ultimo com­ma dell’art. 10 del­la Leg­ge n. 1150/1942 affer­ma che “la varia­zio­ne del pia­no è appro­va­ta con la stes­sa pro­ce­du­ra sta­bi­li­ta per l’approvazione del pia­no stes­so”.

Que­sto vuol dire che dopo l’adozione degli atti da par­te del Con­si­glio Comu­na­le, biso­gna pro­ce­de­re con la pub­bli­ca­zio­ne degli atti pres­so la Segre­te­ria del Comu­ne per la pre­sa visio­ne e la pre­sen­ta­zio­ne di obie­zio­ni e oppo­si­zio­ni, le con­tro­de­du­zio­ni alle obie­zio­ni e oppo­si­zio­ni da par­te del Con­si­glio Comu­na­le e la tra­smis­sio­ne di tut­ta la docu­men­ta­zio­ne all’Assessorato Regio­na­le del Ter­ri­to­rio e dell’Ambiente per l’approvazione definitiva.

A segui­to dell’adozione del Pia­no, o del­la sua varia­zio­ne, da par­te del Con­si­glio Comu­na­le, si appli­ca­no le “misu­re di sal­va­guar­dia” le qua­li pre­ve­do­no che i pro­get­ti pre­sen­ta­ti al Comu­ne devo­no rispet­ta­re sia il Pia­no vigen­te che quel­lo adottato.

Le modi­fi­che alle NTA e al Rego­la­men­to Edi­li­zio del Comu­ne di Pan­tel­le­ria si sono rese neces­sa­rie, da quan­to ripor­ta­to nel­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014 pro­po­sta dall’allora Respon­sa­bi­le del VI Set­to­re Geom. Gabrie­le, per­ché una vol­ta avvia­ta la fase di appli­ca­zio­ne del PRG appro­va­to con i Decre­ti nn. 384/2005, 572/2007 e 834/2007, “sia l’Ufficio Tec­ni­co del Comu­ne, che gli ope­ra­to­ri pri­va­ti del set­to­re edi­le ed i tec­ni­ci pro­get­ti­sti, han­no riscon­tra­to alcu­ne incon­gruen­ze all’interno del Rego­la­men­to Edi­li­zio e del­le Nor­me tec­ni­che di attua­zio­ne che ren­do­no di dif­fi­ci­le appli­ca­zio­ne gli stes­si, non­ché la defi­ni­zio­ne di alcu­ne pra­ti­che di edi­li­zia pro­va­ta avvia­te suc­ces­si­va­men­te ai Decre­ti appro­va­ti­vi, e che sono sta­te segna­la­te dall’amministrazione comu­na­le”.

Per tali ragio­ni, l’Ufficio Urba­ni­sti­ca ha pre­di­spo­sto una pro­po­sta di modi­fi­che del­le Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne e del Rego­la­men­to Edi­li­zio che è sta­ta sot­to­po­sta all’esame del Con­si­glio Comunale.

Le vicis­si­tu­di­ni che han­no por­ta­to all’approvazione del­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014 sono sta­te ogget­to di tre sedu­te del­la Com­mis­sio­ne Con­si­lia­re “Ter­ri­to­rio Zero”: le nn. 5, 6 e 7 del 2019.

Nel­la pri­ma di que­ste tre sedu­te, tenu­ta­si il 26 mar­zo 2019, si è discus­so del cam­bio di desti­na­zio­ne d’uso del­le aree D1 pre­vi­ste nel­le Nor­me Tec­ni­che vota­te con Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014. Il Geom. Gabrie­le, all’epoca respon­sa­bi­le del VI Set­to­re, rife­ri­va che la “pro­po­sta è sta­ta fat­ta dall’Ufficio su indi­ca­zio­ni poli­ti­che”.

Nel­la secon­da sedu­ta, tenu­ta­si gior­no 4 apri­le 2019, lo stes­so affer­ma che “ha accer­ta­to la legit­ti­mi­tà dell’atto con­si­lia­re in que­stio­ne. Affer­ma che even­tual­men­te la Giun­ta potreb­be adot­ta­re un atto di indi­riz­zo ai fini dell’esame ed appro­va­zio­ne di un ritor­no alle vec­chie nor­me di attua­zio­ne limi­ta­ta­men­te alle zone D”.

Nel­la ter­za sedu­ta, tenu­ta­si gior­no 9 apri­le 2019, veni­va invi­ta­to anche l’ex Pre­si­den­te del­la Com­mis­sio­ne con­si­lia­re che ave­va esa­mi­na­to la pro­po­sta di modi­fi­ca alle Nor­me Tec­ni­che, Sig. Lui­gi Fontanarosa.

Il Geom. Gabrie­le pro­du­ce la nota prot. 6719 del 9 apri­le 2019, con alle­ga­ta l’attestazione dell’allora Segre­ta­rio Comu­na­le, Dott.ssa La Gras­sa, prot. 1091 del 22 gen­na­io 2015.

Nel­la nota, il Geom. Gabrie­le affer­ma che “le ret­ti­fi­che alle Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne ed al Rego­la­men­to Edi­li­zio, non costi­tui­sco­no varian­ti al P.R.G., in quan­to non gra­va­no sul ter­ri­to­rio di alcun ‘peso urba­ni­sti­co’, non pre­ve­do­no alcu­na nuo­va volu­me­tria, non varia­no gli stan­dard pub­bli­ci obbli­ga­to­ri per leg­ge, non risul­ta­no in con­tra­sto con la nor­ma­ti­va regio­na­le di set­to­re”.

L’attestazione del Segre­ta­rio Comu­na­le, alle­ga­ta alla sud­det­ta nota, ripor­ta che “con deli­be­ra con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014 è sta­to adot­ta­to ‘Ade­gua­men­to ed inte­gra­zio­ne del Rego­la­men­to Edi­li­zio e del­le Nor­me Tec­ni­che di attua­zio­ne appro­va­ti uni­ta­men­te al P.R.G., da par­te dell’Assessorato Regio­na­le Ter­ri­to­rio e Ambien­te con D.Dir. n. 384 del 17/5/2005’”.

L’ex Pre­si­den­te Fon­ta­na­ro­sa affer­ma: “noi non abbia­mo fat­to varian­ti al PRG tan­to è vero che se noi pren­dia­mo il cor­po del­la deli­be­ra che abbia­mo appro­va­to in Con­si­glio nell’oggetto c’è scrit­to ade­gua­men­to e inte­gra­zio­ne del rego­la­men­to edi­li­zio e del­le nor­me tec­ni­che di attua­zio­ne appro­va­te uni­ta­men­te al PRG dall’Assessorato Regio­na­le Ter­ri­to­rio e Ambien­te”. In segui­to affer­ma “io mi ricor­do che in Com­mis­sio­ne era­no  pre­sen­ti sia i com­po­nen­ti del­la mag­gio­ran­za che del­la mino­ran­za e che la pro­po­sta dell’Ufficio è sta­ta let­ta arti­co­lo per arti­co­lo e dove si dice­va che era un ade­gua­men­to a nor­me di leg­ge, si anda­va avan­ti, dove si pote­va anda­re a met­ter­ci del pro­prio, lì c’è sta­ta la volon­tà poli­ti­ca. Per esem­pio sul­le pisci­ne c’è sta­ta la volon­tà poli­ti­ca del­la mag­gio­ran­za che quan­do si rila­scia un’autorizzazione per pisci­na biso­gna pre­ve­de­re un allac­cio per i vigi­li del fuo­co per l’utilizzo dell’acqua in caso di incen­dio. Una volon­tà poli­ti­ca del­la mino­ran­za rap­pre­sen­ta­ta dal Con­si­glie­re Leo­nar­do Valen­za, è sta­ta quel­la di con­sen­ti­re i muret­ti di altez­za non supe­rio­re a due metri, per­ché c’erano muri a tre metri. La vera volon­tà poli­ti­ca è sta­ta la ridu­zio­ne del lot­to mini­mo che pri­ma era pre­vi­sto dai due ai cin­que­mi­la metri e noi sap­pia­mo che mol­ti pan­te­schi se non tut­ti non han­no gros­se esten­sio­ni, ma han­no mil­le, mil­le­cin­que­cen­to metri, la volon­tà poli­ti­ca è sta­ta, volen­do uti­liz­za­re quel­la zona, di fare un lot­to mini­mo di mil­le metri. Qua si è fer­ma­ta la volon­tà poli­ti­ca”.

Alla doman­da se ci fos­se sta­ta un’interlocuzione con l’ARTA, il Geom. Gabrie­le rispon­de che “è sta­ta comu­ni­ca­ta l’ado­zio­ne del­la deli­be­ra, ma che l’ARTA non ha rispo­sto”.

Quin­di dal­la bre­ve rico­stru­zio­ne del­le vicen­de che han­no riguar­da­to l’approvazione del­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014, si evin­ce che l’Ufficio Urba­ni­sti­ca, sul­la base di quan­to riscon­tra­to e sul­le segna­la­zio­ni degli ope­ra­to­ri del set­to­re edi­le e dei tec­ni­ci, non­ché su del­le non meglio pre­ci­sa­te “indi­ca­zio­ni poli­ti­che”, ha redat­to una pro­po­sta di modi­fi­ca alle NTA e al Rego­la­men­to Edi­li­zio e l’ha sot­to­po­sta al Con­si­glio Comu­na­le soste­nen­do nel cor­po del­la Deli­be­ra sud­det­ta che lo stes­so “non costi­tui­sce varian­te al P.R.G.”.

Da quan­to affer­ma­to dall’ex Pre­si­den­te Fon­ta­na­ro­sa, inve­ce, la “volon­tà poli­ti­ca” espres­sa nel­le sedu­te di Com­mis­sio­ne nel­le qua­li sono sta­te esa­mi­na­te le nuo­ve NTA, ha riguar­da­to solo le pisci­ne, l’altezza dei muret­ti e la ridu­zio­ne del lot­to mini­mo edi­fi­ca­bi­le a 1000 metri quadri.

Tut­to il resto è sta­to pre­sen­ta­to dall’Ufficio al Con­si­glio come un ade­gua­men­to neces­sa­rio det­ta­to dal­la Leg­ge o neces­sa­rio per supe­ra­re le pre­sun­te dif­fi­col­tà riscon­tra­te nell’applicazione del PRG.

Quin­di, ad esem­pio, l’elencazione del­le desti­na­zio­ni d’uso pos­si­bi­li nel­le zone D1 non è sta­ta frut­to di una pre­ven­ti­va espres­sio­ne di una “volon­tà poli­ti­ca”, anche se poi il Con­si­glio Comu­na­le ha accol­to tale modifica.

Sia l’ex Pre­si­den­te Fon­ta­na­ro­sa che il Geom. Gabrie­le, inve­ce, con­cor­da­va­no nell’affermare che le modi­fi­che appor­ta­te non costi­tui­va­no varian­te urba­ni­sti­ca, per­ché non pro­du­ce­va­no “peso urba­ni­sti­co”.

Que­sta pre­ci­sa­zio­ne, secon­do loro, è rile­van­te per­ché da ciò sca­tu­ri­reb­be il fat­to che non è neces­sa­ria l’approvazione regio­na­le di tali modi­fi­che, anche se il Geom. Gabrie­le il 9 apri­le 2019 ave­va par­la­to di ado­zio­ne comu­ni­ca­ta all’ARTA.

Dopo vari appro­fon­di­men­ti, il Sin­da­co ed il sot­to­scrit­to, con nota prot. n. 22867 del 03/12/2019, han­no dato indi­ca­zio­ni all’Ufficio Urba­ni­sti­ca riguar­do le nuo­ve NTA.

Il Geom. Gabrie­le, riscon­tra­va con la nota prot. 24027 del 19/12/2019, affer­man­do che “con la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 30.09.2014 sono sta­te appro­va­te e non adot­ta­te le modi­fi­che aven­ti valo­re rico­gni­ti­vo ed inter­pre­ta­ti­vo del Rego­la­men­to Edi­li­zio e del­le Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne del P.R.G.”, que­sto in vir­tù del fat­to che ai sen­si dell’art. 11 del­la L.R. n. 37/1985 pre­ve­de­va che le modi­fi­che alle NTA e al Rego­la­men­to edi­li­zio “non sono sog­get­te alla pre­ven­ti­va auto­riz­za­zio­ne dell’Assessorato Regio­na­le del Ter­ri­to­rio e dell’Ambiente”.

Sem­pre nel­la sud­det­ta nota, il Geom. Gabrie­le ha soste­nu­to che “in for­za del mede­si­mo art. 12 del­la L.R. 71/78, resta di com­pe­ten­za dell’Assessorato Regio­na­le del Ter­ri­to­rio e dell’Ambiente l’approvazione dei pia­ni par­ti­co­la­reg­gia­ti…”.

Tali affer­ma­zio­ni, però, sono smen­ti­te dall’art. 4 del­la L.R. 71/78 che al com­ma 1 affer­ma “il Pia­no Rego­la­to­re gene­ra­le è appro­va­to con decre­to dell’Assessore regio­na­le per il ter­ri­to­rio e l’ambiente”, dall’ultimo com­ma dell’art. 10 del­la Leg­ge n. 1150/1942 che affer­ma che “la varia­zio­ne del pia­no è appro­va­ta con la stes­sa pro­ce­du­ra sta­bi­li­ta per l’approvazione del pia­no stes­so”, dall’art. 12 del­la Leg­ge Regio­na­le 31/05/1994 n. 17 in cui si affer­ma che “Le com­pe­ten­ze dei con­si­gli comu­na­li e pro­vin­cia­li in mate­ria di pia­ni ter­ri­to­ria­li ed urba­ni­sti­ci sono limi­ta­te all’a­do­zio­ne dei pia­ni, gene­ra­li ed attua­ti­vi, e del­le rela­ti­ve varian­ti, non­ché alla appro­va­zio­ne del­le diret­ti­ve gene­ra­li e degli sche­mi di mas­si­ma”, dall’attestazione del Segre­ta­rio Comu­na­le Dott.ssa La Gras­sa prot. 1091 del 22/01/2015 dove si affer­ma che “con deli­be­ra con­si­lia­re n. 88 del 30/09/2014 è sta­to adot­ta­to ‘Ade­gua­men­to ed inte­gra­zio­ne del Rego­la­men­to Edi­li­zio e del­le Nor­me Tec­ni­che di attua­zio­ne appro­va­ti uni­ta­men­te al P.R.G., da par­te dell’Assessorato Regio­na­le Ter­ri­to­rio e Ambien­te con D.Dir. n. 384 del 17/5/2005’” e dal­le paro­le det­te dal­lo stes­so Geom. Gabrie­le nel cor­so del­la sedu­ta del­la Com­mis­sio­ne Con­si­lia­re del 9 apri­le 2019 quan­do affer­ma­va che all’ARTA era “sta­ta comu­ni­ca­ta l’adozione del­la deli­be­ra”.

Che le modi­fi­che alle NTA e al Rego­la­men­to edi­li­zio non pos­so­no esse­re appro­va­te con una Deli­be­ra Con­si­lia­re è anche con­se­guen­za del fat­to che con il Decre­to di appro­va­zio­ne del PRG, lo stes­so e gli alle­ga­ti sono par­te inte­gran­te del mede­si­mo Decre­to. Ogni modi­fi­ca, anche par­zia­le, di uno solo di tali atti, quin­di, com­por­ta una modi­fi­ca di un Decre­to regio­na­le che non può avve­ni­re per mez­zo di una Deli­be­ra Consiliare.

Per tali ragio­ni, la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 2014 è un atto di ado­zio­ne e non di appro­va­zio­ne, per cui dopo la fase di pub­bli­ca­zio­ne e la deli­be­ra con­si­lia­re di con­tro­de­du­zio­ne alle obie­zio­ni ed osser­va­zio­ni pre­sen­ta­te, tut­ti gli atti anda­va­no tra­smes­si all’Assessorato del Ter­ri­to­rio e dell’Ambiente per la defi­ni­ti­va appro­va­zio­ne. Que­sto, anche nel caso in cui si sareb­be­ro dovu­te appor­ta­re del­le modi­fi­che impo­ste da nor­me di legge.

A segui­to di tale ado­zio­ne, si devo­no appli­ca­re le “misu­re di sal­va­guar­dia” per un perio­do di 5 anni, se gli atti ven­go­no tra­smes­si alla Regio­ne entro un anno dall’adozione, o di 3 anni nel caso in cui gli atti ven­go­no tra­smes­si dopo tale ter­mi­ne, o non ven­go­no trasmessi.

Dal­le ricer­che ese­gui­te dal Segre­ta­rio Comu­na­le Dott. Liot­ta, non si sono tro­va­te note di tra­smis­sio­ne o di rice­zio­ne degli atti rela­ti­va­men­te a tali modi­fi­che né negli archi­vi del Comu­ne né in quel­li dell’ARTA.

Quin­di si deve dare per asso­da­to che le stes­se non sono sta­te tra­smes­se. Per tale ragio­ne, le misu­re di sal­va­guar­dia, e con esse le modi­fi­che alle Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne e al Rego­la­men­to Edi­li­zio adot­ta­te con la Deli­be­ra n. 88 del 2014, sono deca­du­te nel mese di set­tem­bre 2017.

Tali pro­ble­ma­ti­che, sono sta­te anche ogget­to dell’ordine del gior­no del­la riu­nio­ne del­la Com­mis­sio­ne Tec­ni­ca Con­sul­ti­va del 21/01/2020. Dopo la disa­mi­na del­la pro­ble­ma­ti­ca, la Com­mis­sio­ne si pro­nun­cia­va sug­ge­ren­do “di pro­ce­de­re alla ria­do­zio­ne dell’atto secon­do la pro­ce­du­ra pre­vi­sta dal­le nor­me di leg­ge in atto vigen­ti”. Per­tan­to anche la Com­mis­sio­ne Tec­ni­ca Con­si­lia­re con­di­vi­de­va il fat­to che le Nor­me Tec­ni­che di Attua­zio­ne e il Rego­la­men­to Edi­li­zio era­no sta­te adot­ta­te con la Deli­be­ra con­si­lia­re n. 88/2014 e deca­du­te in quan­to nes­sun atto è sta­to tra­smes­so all’ARTA per la defi­ni­ti­va approvazione.

Un ragio­na­men­to ulte­rio­re andreb­be fat­to con riguar­do al con­cet­to di “nuo­vo peso urba­ni­sti­co”.

Con il ter­mi­ne “peso urba­ni­sti­co”, infat­ti, deve inten­der­si ogni atti­vi­tà edi­li­zia di tra­sfor­ma­zio­ne del territorio.

A tito­lo di esem­pio si ripor­ta­no alcu­ne modi­fi­che alle NTA che han­no com­por­ta­to “nuo­vo peso urba­ni­sti­co”.

L’art. 2 del­le NTA appro­va­te dall’Assessorato vie­ta­va la pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­re pisci­ne negli ambi­ti di tute­la e nel­le zone CT, CT1 e CT2. Con le modi­fi­che adot­ta­te con la deli­be­ra n. 88 del 2014, inve­ce, tale divie­to è venu­to meno, oltre­tut­to in vio­la­zio­ne del Pia­no Ter­ri­to­ria­le Pae­si­sti­co che, appun­to, non con­sen­te la rea­liz­za­zio­ne di pisci­ne all’interno del­le zone di tutela.

Nel­le zone B1, le NTA ori­gi­na­li pre­ve­de­va­no che l’altezza mas­si­ma fos­se “pari alla media arit­me­ti­ca del­le altez­ze degli edi­fi­ci adia­cen­ti. Qua­lo­ra l’altezza media risul­tas­se infe­rio­re a mt. 7, l’altezza mas­si­ma ammis­si­bi­le dovrò con­si­de­rar­si pari a n° 3 ele­va­zio­ni fuo­ri ter­ra e sarà di mt. 10,00”.

Con le nuo­ve NTA, inve­ce, si pre­ve­de che “l’altezza mas­si­ma ammis­si­bi­le sarà di m. 10,00. Nel rispet­to dell’indice di edi­fi­ca­zio­ne sono ammes­se altez­ze mag­gio­ri a con­di­zio­ne che le pare­ti poste a quo­ta mag­gio­re di quel­la ammis­si­bi­le sia­no arre­tra­te di 45°”. Quin­di si fis­sa un’altezza mas­si­ma e con­tem­po­ra­nea­men­te si dice che può esse­re dero­ga­ta, can­cel­lan­do anche il limi­te del­le 3 ele­va­zio­ni fuo­ri ter­ra. In que­sto modo si dà la pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­re mag­gio­re cuba­tu­ra di quel­la con­sen­ti­ta dal­le vec­chie NTA, sep­pur nel rispet­to degli indi­ci di edi­fi­ca­zio­ne, lad­do­ve l’altezza media degli edi­fi­ci adia­cen­ti è infe­rio­re a 10 m..

Discor­so ana­lo­go vale per le zone B2, dove non solo l’altezza mas­si­ma ammis­si­bi­le vie­ne dero­ga­ta con la stes­sa rego­la del­le zone B1, ma vie­ne pure can­cel­la­to il limi­te del­le 2 ele­va­zio­ni fuo­ri terra.

Anche la dimi­nu­zio­ne del­la super­fi­cie del lot­to mini­mo per la rea­liz­za­zio­ne di inter­ven­ti nel­le zone D1 a 1000 metri qua­dra­ti è una modi­fi­ca che può com­por­ta­re “nuo­vo peso urba­ni­sti­co”, per­ché così facen­do il nume­ro di uni­tà edi­li­zie rea­liz­za­bi­li aumenta.

Nel­la nota prot. 24027 del 19 dicem­bre 2019, il Geom. Gabrie­le rife­ri­va che la spe­ci­fi­ca­zio­ne del­le desti­na­zio­ni d’uso nel­le zone D1 ha “solo reso leg­gi­bi­le quan­to già pre­vi­sto dal D.M. 1444/68 art. 2 ove si rile­va che le zone D) sono le par­ti del ter­ri­to­rio desti­na­te a nuo­vi inse­dia­men­ti per impian­ti indu­stria­li o ad essi assi­mi­la­ti; peral­tro anche il pare­re lega­le n. 204.11.01 reso dall’Ufficio Legi­sla­ti­vo e Lega­le del­la Regio­ne Sici­lia­na, ha chia­ri­to che una atti­vi­tà com­mer­cia­le ‘non sia ipo­tiz­za­bi­le una sua assi­mi­la­zio­ne alla cate­go­ria di atti­vi­tà indu­stria­li – sep­pu­re come impre­sa di ser­vi­zi’” con­clu­den­do che “indi­pen­den­te­men­te dal­la pre­ci­sa­zio­ne o meno del­le atti­vi­tà con­sen­ti­te nel­le zone D, anche in pre­sen­za del­le nor­me ori­gi­na­rie solo quel­le atti­vi­tà avreb­be­ro potu­to esse­re ammes­se”.

Quin­di da tali affer­ma­zio­ni sem­bre­reb­be che tali scel­te sono sta­te det­ta­te dal­la Leg­ge, e quin­di la pri­ma doman­da da por­si è: l’ARTA, appro­van­do il PRG, ha pre­vi­sto del­le desti­na­zio­ni non con­sen­ti­te dal­la Legge?

Tra l’altro, affer­ma­re che le zone D sono riser­va­te agli inse­dia­men­ti indu­stria­li o ad essi assi­mi­la­ti, esclu­den­do le altre atti­vi­tà, signi­fi­ca che nes­su­na atti­vi­tà che non sia indu­stria­le è con­sen­ti­ta nel­le zone D2 e D3. Ovve­ro che nes­su­na atti­vi­tà com­mer­cia­le è con­sen­ti­ta nel­le zone D di Pan­tel­le­ria, com­pre­sa la zona D2 dove sono sta­te pre­vi­ste a segui­to del­le modi­fi­che alle NTA di cui alla Deli­be­ra n. 88 del 2014.

Il D.M. 1444/68, all’art. 5 par­la di inse­dia­men­ti pro­dut­ti­vi ricom­pren­den­do anche quel­li com­mer­cia­li e dire­zio­na­li. Quin­di gli inse­dia­men­ti pro­dut­ti­vi che pos­so­no esse­re col­lo­ca­ti all’interno del­le zone D, com­pren­do­no, se non diver­sa­men­te spe­ci­fi­ca­to, anche quel­li commerciali.

Per tale ragio­ne, il pri­mo com­ma dell’art. 18 del­le NTA dice che le zone D1 “sono le aree desti­na­te a inse­dia­men­ti indu­stria­li, comun­que pro­dut­ti­vi”. Con­sen­ten­do anche le atti­vi­tà com­mer­cia­li. Con le modi­fi­che alle NTA, nel­lo stes­so arti­co­lo è sta­to aggiun­to un com­ma che affer­ma: “le desti­na­zio­ni d’uso ammes­se sono: indu­stria­le com­pre­sa la pic­co­la indu­stria di com­ple­ta­men­to e di nuo­vo impian­to; arti­gia­na­le”, con­trad­di­cen­do quan­to ripor­ta­to nel pri­mo com­ma del­lo stes­so arti­co­lo. Quin­di tali modi­fi­che, inve­ce che chia­ri­re con­fon­do­no anco­ra di più.

Il pare­re dell’Ufficio legi­sla­ti­vo e lega­le del­la Regio­ne Sici­lia­na n. 204.11.01, cita­to dal Geom. Gabrie­le, poi, riguar­da la pos­si­bi­li­tà di rea­liz­za­re un com­ples­so cine­ma­to­gra­fi­co mul­ti­sa­la all’interno di un Con­sor­zio A.S.I..

Quin­di un con­te­sto diver­so da quel­lo in ogget­to. Infat­ti, biso­gna tener con­to del­la dif­fe­ren­za tra le zone D comu­na­li e le zone indu­stria­li A.S.I.. Que­sto per­ché l’obiettivo dei Con­sor­zi A.S.I., come vie­ne spe­ci­fi­ca­to nel sud­det­to pare­re, “è quel­lo di pro­muo­ve­re lo svi­lup­po ‘dell’attività obiet­ti­va­men­te indu­stria­le’ all’interno del­le aree dagli stes­si gesti­te”. Men­tre quel­lo del­le zone D Comu­na­li è quel­lo di indi­vi­dua­re le zone in cui con­sen­ti­re pre­va­len­te­men­te le atti­vi­tà produttive.

A tal fine, nel “Rego­la­men­to in mate­ria di com­mer­cio” del PRG, alle­ga­to al n. 58 al D.D. n. 384 del 17/05/2005, si pre­ve­de che le nuo­ve atti­vi­tà clas­si­fi­ca­bi­li come medie strut­tu­re di ven­di­ta dei pro­dot­ti del 1° e 3° rag­grup­pa­men­to, la cui super­fi­cie di ven­di­ta non può supe­ra­re i 600 metri qua­dra­ti, devo­no esse­re ubi­ca­te nel­le zone C di espan­sio­ne e nel­le aree D1 e D2.

Tale Rego­la­men­to non è sta­to modi­fi­ca­to, per cui le pre­vi­sio­ni con­te­nu­te nel­le nuo­ve NTA riguar­do le zone D1 crea­no ulte­rio­re con­fu­sio­ne e si pon­go­no in con­tra­sto con lo stesso.

Ma anco­ra, anche nel caso in cui si voles­se­ro assi­mi­la­re le zone D comu­na­li alle Aree indu­stria­li dei Con­sor­zi A.S.I., biso­gne­reb­be tener con­to di quan­to pre­vi­sto dall’art. 30 del­la L. R. 4 apri­le 1995, n. 29 che pre­ve­de che “le atti­vi­tà di distri­bu­zio­ne com­mer­cia­le sono equi­pa­ra­te all’attività di pro­du­zio­ne indu­stria­le pur­chè gli eser­ci­zi com­mer­cia­li abbia­no un fat­tu­ra­to annuo pari alme­no a lire 1.000 milio­ni ed alme­no cin­que dipen­den­ti”.

La scel­ta di desti­na­re le aree D1 alle atti­vi­tà indu­stria­li e arti­gia­na­li, esclu­den­do quel­le com­mer­cia­li, non discen­de quin­di da un obbli­go di Leg­ge, ma da una pre­ci­sa scel­ta poli­ti­ca. La con­se­guen­za di tale scel­ta è quel­la di limi­ta­re le super­fi­ci del ter­ri­to­rio in cui poter ubi­ca­re le atti­vi­tà com­mer­cia­li clas­si­fi­ca­bi­li come medie strut­tu­re di ven­di­ta. Così facen­do aumen­ta il “peso urba­ni­sti­co” di tali zone, il che costi­tui­sce una varian­te signi­fi­ca­ti­va allo stru­men­to urbanistico.

Per tut­te le ragio­ni espres­se, rispon­den­do al que­si­to posto dall’interrogante, si può con­clu­de­re affer­ma­re con cer­tez­za che l’iter di appro­va­zio­ne del­le modi­fi­che alle NTA non si è con­clu­so con l’approvazione del­la Deli­be­ra Con­si­lia­re n. 88 del 2014 in quan­to gli atti anda­va­no tra­smes­si all’ARTA per la defi­ni­ti­va approvazione.

Inol­tre, essen­do tra­scor­si oltre 3 anni dal­la sud­det­ta deli­be­ra­zio­ne con­si­lia­re, le sud­det­te modi­fi­che devo­no esse­re con­si­de­ra­te deca­du­te nel 2017.

Que­sto è quan­to si doveva.

Cor­dia­li saluti.

Ange­lo Parisi