Pantelleria, isola di vento e di cultura, mostre e gallerie

Pantelleria, isola di vento e di cultura, mostre e gallerie

25/08/2025 0 Di Lucia Boldi

Pantelleria, isola di vento e di cultura, mostre e gallerie

Gallerie d’arte, mostre, installazioni, ma anche di istituzioni e circoli culturali: l’isola ha fame di arte e cultura e ha trovato molti ‘temerari’ che su queste muse hanno scommesso, con ottima fortuna

di Lucia Boldi

Sull’isola di Pan­tel­le­ria sta acca­den­do qual­co­sa di mol­to inte­res­san­te, qua­si un pic­co­lo “scar­to sto­ri­co”. Per anni l’isola è sta­ta vista soprat­tut­to come natu­ra estre­ma: ven­to, mare, dam­mu­si, silen­zio. L’arte e la cul­tu­ra uffi­cia­le era­no mar­gi­na­li, affi­da­te a pochi even­ti isti­tu­zio­na­li o a ini­zia­ti­ve locali.

Ora inve­ce assi­stia­mo non solo a un fio­ri­re simul­ta­neo di gal­le­rie d’arte pri­va­te come theDepot.it in via Roma, Le Alco­ve in Cor­so Umber­to, Totah a Scau­ri, ma anche di spa­zi espo­si­ti­vi a Mona­ste­ro – la Can­ti­na Valen­za con la Mostra foto­gra­fi­ca Raci­na di Mario Valen­za - e instal­la­zio­ni pub­bli­che come “Non è tut­to come sem­bra” al por­to di Scauri.

E poi mostre di arti­sti lega­ti all’isola: da Nico­la Fer­ra­ri con la sua mostra Luni­tu­di­ne, a Clau­dio Zinet­ti con Colori&Linee fino al Mae­stro Miche­le Cos­sy­ro con Nostos II alla Media­te­ca Comu­na­le, oltre a pro­get­ti per­for­ma­ti­vi come Magne­ti­ca dal 22 al 24 ago­sto, ed even­ti alla Col­li­na di Lore­da­na.

È come se Pan­tel­le­ria stes­se diven­tan­do un labo­ra­to­rio cul­tu­ra­le a cie­lo aper­to, dove l’arte non è solo con­su­mo turi­sti­co, ma un modo per ripen­sa­re l’isola: dar­le un vol­to con­tem­po­ra­neo, inter­na­zio­na­le, e insie­me radicato.

Pro­via­mo a capi­re insie­me le cau­se di que­sto “scar­to sto­ri­co”, da dove nasce il biso­gno di cul­tu­ra e di bel­lez­za. For­se che la bel­lez­za natu­ra­le non basta più? C’è biso­gno di un lin­guag­gio che la inter­pre­ti e la sfi­di? O la comu­ni­tà ini­zia a per­ce­pi­re che la cul­tu­ra può esse­re anche eco­no­mia, attrat­ti­va, identità?

L’Università Popolare di Pantelleria: la vera sfida è il sincretismo culturale

Que­sto fio­ri­re cul­tu­ra­le non riguar­da solo  mostre o even­ti tem­po­ra­nei, ma anche isti­tu­zio­ni cul­tu­ra­li sta­bi­li, come dimo­stra l’Università Popo­la­re di Pan­tel­le­ria (UNIPANT).

Per Fran­ce­sca Mar­ruc­ci, Pre­si­den­te dell’Unipant, che offre even­ti cul­tu­ra­li di tut­ti i gene­ri, cine­ma, arte, musi­ca, tea­tro, libri, il poten­zia­le del­l’i­so­la è nel­l’in­con­tro del­le sue ani­me ed è tut­to anco­ra da espri­me­re: “Abbia­mo fon­da­to l’Unipant con l’auspicio che potes­se far incon­tra­re la comu­ni­tà pan­te­sca, con le sue tra­di­zio­ni, la sua cul­tu­ra iso­la­na, il dia­let­to, la cuci­na, la sto­ria, con il patri­mo­nio cul­tu­ra­le di tut­te quel­le per­so­ne che han­no scel­to di vive­re sul­l’i­so­la e ormai sono iso­la­ne. Que­sto sin­cre­ti­smo cul­tu­ra­le è la vera ric­chez­za di Pan­tel­le­ria, il luo­go d’in­con­tro idea­le in cui le varie sapien­ze si mesco­la­no: nien­te si per­de e tut­to vie­ne valo­riz­za­to. Per­se­guen­do que­sto scam­bio reci­pro­co, anco­ra tan­to poten­zia­le c’è da sco­pri­re ed è una con­ti­nua cre­sci­ta col­let­ti­va per tut­ti noi.”

È pro­prio così. Pan­tel­le­ria sta viven­do una rina­sci­ta che non sosti­tui­sce la sua natu­ra sel­vag­gia, ma la ampli­fi­ca, la tra­du­ce, la ren­de leg­gi­bi­le al mon­do. La cul­tu­ra gene­ra arte, l’arte rive­la bel­lez­za, la bel­lez­za ali­men­ta cul­tu­ra: un flus­so con­ti­nuo che nutre l’anima.

La resilienza e la bellezza

For­se, in perio­di sto­ri­ca­men­te tumul­tuo­si o dif­fi­ci­li, il biso­gno di tro­va­re sen­so, con­so­la­zio­ne o anche solo momen­ti di bel­lez­za può esse­re vis­su­to come un mec­ca­ni­smo di resi­lien­za. L’antropologia sug­ge­ri­sce che l’arte e la bel­lez­za non sia­no supe­rflue, ben­sì com­po­nen­ti affer­ma­ti­ve dell’esperienza uma­na, stru­men­ti per tra­sfor­ma­re la real­tà (anche dura) in qual­co­sa di più sop­por­ta­bi­le, memo­ra­bi­le, col­let­ti­va­men­te connettivo.
Sen­za distur­ba­re socio­lo­gi e antro­po­lo­gi pos­sia­mo dire che l’arte è il biso­gno uma­no di lascia­re una trac­cia di bel­lez­za nel mon­do. E Pan­tel­le­ria è pie­na di trac­ce di bellezza.

E allo­ra cos’­ha spin­to que­sti gal­le­ri­sti ad apri­re spa­zi espo­si­ti­vi pro­prio a Pan­tel­le­ria e non in altri luo­ghi? Sono teme­ra­ri o visionari?

TheDepot: l’arte è cultura e la cultura porta sviluppo

Pan­tel­le­ria è casa. Io ho ori­gi­ni pan­te­sche – affer­ma Aure­lio Mustac­cio­li, tito­la­re e cura­to­re insie­me a Lau­ra Bog­ge­ro di TheDepot.ite sen­ti­vo il biso­gno di por­ta­re qui qual­co­sa che è sem­pre sta­ta par­te del­la mia vita, ma che qui man­ca­va. L’isola non è solo mare, ven­to e tra­mon­ti. Non è uno sco­glio den­tro una pal­la di vetro con la neve. Pan­tel­le­ria può diven­ta­re di più. E que­sto di più pas­sa anche da una rina­sci­ta cul­tu­ra­le.

Al TheDepot.it, ter­mi­na oggi, 25 ago­sto la mostra “Spi­ne” del­la scul­tri­ce e pit­tri­ce Gabriel­la Fur­no, nata in Fran­cia e for­ma­ta­si all’Accademia del­le Bel­le Arti di Pari­gi. Nel­la sua arte inda­ga il cor­po, la memo­ria e le feri­te dell’umanità, tra­mi­te mate­ria­li for­ti e mate­ri­ci: resi­na, fibra, bron­zo, pol­ve­ri spe­cia­li. Le sue ope­re par­la­no di resi­sten­za cul­tu­ra­le, iden­ti­tà migran­te e con­nes­sio­ni post­co­lo­nia­li, spes­so com­bi­nan­do for­me monu­men­ta­li con rifles­sio­ni con­cet­tua­li – un dia­lo­go con le sto­rie indi­vi­dua­li e col­let­ti­ve. Dal 28 ago­sto sarà inau­gu­ra­ta una per­so­na­le di Filip­po Pan­se­ca in memo­ria alla sua arte visio­na­ria, pro­vo­ca­to­ria, spettacolare.

Il nostro è uno sguar­do mol­to per­so­na­le – affer­ma Aure­lio Mustac­cio­lilavo­ria­mo con gio­va­ni o arti­sti sto­ri­ciz­za­ti che rite­nia­mo abbia­no mes­sag­gi e lin­guag­gio ori­gi­na­li. Sen­za sepa­ra­zio­ni rigi­de. Il tem­po e il luo­go dell’arte è uno.
L’arte è cul­tu­ra e la cul­tu­ra por­ta svi­lup­po. Il nostro valo­re aggiun­to è nel­la quan­ti­tà di arte di cui ci sia­mo nutri­ti con uno sguar­do alla tec­no­lo­gia: oltre allo spa­zio fisi­co, theDepot.it è anche una piat­ta­for­ma digi­ta­le aper­ta al mer­ca­to inter­na­zio­na­le. Col­la­bo­ria­mo inol­tre con la bloc­k­chain Ani­ma per cer­ti­fi­ca­re auten­ti­ci­tà e NFT. Sia­mo su un’isola, ma non per que­sto dob­bia­mo esse­re iso­la­ti e pro­vin­cia­li: cre­dia­mo in un arte che viag­gia, che par­la più lin­gue e che rima­ne rile­van­te ovun­que.

Totah: da Manhattan a Scauri

Com­pi­to comun­que arduo: ogni mostra, ogni qua­dro, ogni scul­tu­ra che arri­va qui a Pan­tel­le­ria deve “osa­re”, sta­re accan­to ad un pae­sag­gio che è già di per sé un capo­la­vo­ro. Quin­di “la sfi­da” è dupli­ce: per gli arti­sti, che devo­no crea­re qual­co­sa capa­ce di dia­lo­ga­re con un con­te­sto così poten­te, ma anche per l’isola, che deve acco­glie­re nuo­ve for­me di bel­lez­za sen­za smar­ri­re la pro­pria identità.

Per Davi­de Totah, tito­la­re e cura­to­re di Totah a Scau­ri, l’idea di apri­re una gal­le­ria sull’isola nasce pro­prio da una dupli­ce pas­sio­ne: per l’isola, che ha “sco­per­to” cin­que anni fa e per l’arte. Davi­de pos­sie­de già una gal­le­ria a Man­hat­tan Down­to­wn, nell’East Vil­la­ge, dove coc­co­la e segue i suoi arti­sti di fama mon­dia­le, da Mara De Luca a Ken­ny Sharf, da Mel Broch­ner e Ken­ny Scharf e altri anco­ra. La pic­co­la Totah di Scau­ri nascon­de un pro­get­to più gran­de: un’accogliente dimo­ra a Zighi­dì dove poter ospi­ta­re a tem­po inde­fi­ni­to i suoi arti­sti tut­ti insie­me, e spe­ri­men­ta­re un’arte influen­za­ta, ispi­ra­ta, imbi­bi­ta del silen­zio e del­la bel­lez­za dell’isola.

Da Totah attual­men­te è in cor­so la mostra “Cabin Fever” di Luca Pan­craz­zi, arti­sta inter­na­zio­na­le pre­sen­te (anche) al MoMA di New­York – In slang ame­ri­ca­no, cabin fever signi­fi­ca irre­quie­tez­za, ner­vo­si­smo o agi­ta­zio­ne che si pro­va quan­do si rima­ne chiu­si trop­po a lun­go in un posto iso­la­to (let­te­ral­men­te: “la feb­bre da capanna”).
Attra­ver­so l’utilizzo di acri­li­ci su car­te di diver­so spes­so­re, Pan­craz­zi ela­bo­ra imma­gi­ni che assor­bo­no ele­men­ti del pae­sag­gio urba­no: traf­fi­co, segna­le­ti­ca, impal­ca­tu­re, tra­sfor­man­do­li in com­po­si­zio­ni scan­di­te da un rigo­ro­so for­ma­li­smo, fat­to di sim­me­trie cicliche.

Le Alcove e il Circolo Culturale Corso Umberto I: l’isola in immagini e parole

Un’opera arti­sti­ca non è mero orna­men­to, ma dia­lo­go con una natu­ra che è già ope­ra d’arte; non è solo mer­ca­to, ma atto vita­le, un istin­to che met­te radi­ci anche tra ven­to e pie­tre; non è intrat­te­ni­men­to, ma resi­sten­za alla brut­tez­za del mon­do, un modo di affer­ma­re che la vita ha anco­ra sen­so attra­ver­so for­me, colo­ri, immagini.

E Resi­sten­za si chia­ma per l’appunto la mostra foto­gra­fi­ca di 66 scat­ti di Car­lot­ta Vigo, alla gal­le­ria Le Alco­ve di Gereon Pilz Van der Grin­ten. La gio­va­ne foto­gra­fa ha scel­to Pan­tel­le­ria come sua nuo­va casa. La sua mostra espri­me la ricer­ca di una bel­lez­za pro­fon­da, invi­si­bi­le agli occhi fret­to­lo­si. Per una vol­ta a espri­me­re bel­lez­za non è il mare, né le vigne, né i muret­ti a sec­co, ma le per­so­ne che lavo­ra­no: macel­lai, pesca­to­ri, artigiani.

La gal­le­ria sita in Cor­so Umber­to I, vici­no alla sede del Cir­co­lo Cul­tu­ra­le Cor­so Umber­to, fa par­te di un pro­get­to di riqua­li­fi­ca­zio­ne del cor­so pedo­na­le, dove si svol­go­no mostre d’arte, even­ti cul­tu­ra­li e ini­zia­ti­ve par­te­ci­pa­ti­ve. Nell’ambito dei cicli esti­vi “Sot­to il cie­lo del Cor­so”, sono sta­te orga­niz­za­te per­for­man­ce che inte­gra­no foto­gra­fia, musi­ca e per­for­man­ce. Tra que­ste, ad esem­pio, la pre­sen­ta­zio­ne del libro “Colo­ri & linee” di Clau­dio Zinet­ti, con ver­nis­sa­ge foto­gra­fi­co accom­pa­gna­to dal­la musi­ca di Sil­via D’Aietti.

Pantelleria non si limita a resistere: sta fiorendo e lo fa con il linguaggio universale della cultura e dell’arte

A Pan­tel­le­ria il pub­bli­co del­le gal­le­rie d’arte si rive­la curio­so, pre­pa­ra­to e par­te­ci­pe. Non si trat­ta dun­que di una sem­pli­ce moda sta­gio­na­le, ma di un feno­me­no che met­te in moto dina­mi­che pre­ci­se: l’offerta cul­tu­ra­le cre­sce per­ché tro­va un ter­re­no fer­ti­le, una doman­da rea­le. Eppu­re non è solo il mer­ca­to a rego­la­re que­sto incon­tro. Qui l’arte diven­ta anche iden­ti­tà, dia­lo­go e rico­no­sci­men­to col­let­ti­vo. Più che un atto di con­su­mo, la visi­ta in gal­le­ria è un gesto di appar­te­nen­za: un modo per dire che l’isola non è sol­tan­to natu­ra e ven­to, ma anche pen­sie­ro e bellezza.

Dun­que l’arte e il biso­gno di cul­tu­ra rispon­do­no a un biso­gno essen­zia­le quan­to respi­ra­re o nutrir­si: solo che è il nutri­men­to scel­to da chi vuo­le vive­re con mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za. In un luo­go dove la natu­ra ha sem­pre det­ta­to i tem­pi, oggi anche l’arte recla­ma il suo spa­zio. Pan­tel­le­ria non si limi­ta a resi­ste­re: sta fio­ren­do e lo fa con il lin­guag­gio uni­ver­sa­le del­la cul­tu­ra e dell’arte.

Non è più neces­sa­rio pas­seg­gia­re tra i quar­tie­ri sim­bo­lo del­le gal­le­rie d’arte — da Chel­sea a New York, a Le Marais a Pari­gi, fino a May­fair a Lon­dra — per imbat­ter­si in mostre e ver­nis­sa­ge. A Pan­tel­le­ria, ormai, basta una pas­seg­gia­ta tra i vico­li del pae­se, dam­mu­si e vigne­ti: l’isola si è gua­da­gna­ta la sua pic­co­la, orgo­glio­sa map­pa dell’arte.


Foto di coper­ti­na di Tom­ma­so Brignone