Pantelleria Immagina un’isola sostenibile In data 18 giugno si è svolto il primo incontro …
Pantelleria, isola di vento e di cultura, mostre e gallerie
25/08/2025Pantelleria, isola di vento e di cultura, mostre e gallerie
Gallerie d’arte, mostre, installazioni, ma anche di istituzioni e circoli culturali: l’isola ha fame di arte e cultura e ha trovato molti ‘temerari’ che su queste muse hanno scommesso, con ottima fortuna
di Lucia Boldi
Sull’isola di Pantelleria sta accadendo qualcosa di molto interessante, quasi un piccolo “scarto storico”. Per anni l’isola è stata vista soprattutto come natura estrema: vento, mare, dammusi, silenzio. L’arte e la cultura ufficiale erano marginali, affidate a pochi eventi istituzionali o a iniziative locali.
Ora invece assistiamo non solo a un fiorire simultaneo di gallerie d’arte private come theDepot.it in via Roma, Le Alcove in Corso Umberto, Totah a Scauri, ma anche di spazi espositivi a Monastero – la Cantina Valenza con la Mostra fotografica Racina di Mario Valenza - e installazioni pubbliche come “Non è tutto come sembra” al porto di Scauri.
E poi mostre di artisti legati all’isola: da Nicola Ferrari con la sua mostra Lunitudine, a Claudio Zinetti con Colori&Linee fino al Maestro Michele Cossyro con Nostos II alla Mediateca Comunale, oltre a progetti performativi come Magnetica dal 22 al 24 agosto, ed eventi alla Collina di Loredana.
È come se Pantelleria stesse diventando un laboratorio culturale a cielo aperto, dove l’arte non è solo consumo turistico, ma un modo per ripensare l’isola: darle un volto contemporaneo, internazionale, e insieme radicato.
Proviamo a capire insieme le cause di questo “scarto storico”, da dove nasce il bisogno di cultura e di bellezza. Forse che la bellezza naturale non basta più? C’è bisogno di un linguaggio che la interpreti e la sfidi? O la comunità inizia a percepire che la cultura può essere anche economia, attrattiva, identità?
L’Università Popolare di Pantelleria: la vera sfida è il sincretismo culturale
Questo fiorire culturale non riguarda solo mostre o eventi temporanei, ma anche istituzioni culturali stabili, come dimostra l’Università Popolare di Pantelleria (UNIPANT).
Per Francesca Marrucci, Presidente dell’Unipant, che offre eventi culturali di tutti i generi, cinema, arte, musica, teatro, libri, il potenziale dell’isola è nell’incontro delle sue anime ed è tutto ancora da esprimere: “Abbiamo fondato l’Unipant con l’auspicio che potesse far incontrare la comunità pantesca, con le sue tradizioni, la sua cultura isolana, il dialetto, la cucina, la storia, con il patrimonio culturale di tutte quelle persone che hanno scelto di vivere sull’isola e ormai sono isolane. Questo sincretismo culturale è la vera ricchezza di Pantelleria, il luogo d’incontro ideale in cui le varie sapienze si mescolano: niente si perde e tutto viene valorizzato. Perseguendo questo scambio reciproco, ancora tanto potenziale c’è da scoprire ed è una continua crescita collettiva per tutti noi.”
È proprio così. Pantelleria sta vivendo una rinascita che non sostituisce la sua natura selvaggia, ma la amplifica, la traduce, la rende leggibile al mondo. La cultura genera arte, l’arte rivela bellezza, la bellezza alimenta cultura: un flusso continuo che nutre l’anima.
La resilienza e la bellezza
Forse, in periodi storicamente tumultuosi o difficili, il bisogno di trovare senso, consolazione o anche solo momenti di bellezza può essere vissuto come un meccanismo di resilienza. L’antropologia suggerisce che l’arte e la bellezza non siano superflue, bensì componenti affermative dell’esperienza umana, strumenti per trasformare la realtà (anche dura) in qualcosa di più sopportabile, memorabile, collettivamente connettivo.
Senza disturbare sociologi e antropologi possiamo dire che l’arte è il bisogno umano di lasciare una traccia di bellezza nel mondo. E Pantelleria è piena di tracce di bellezza.
E allora cos’ha spinto questi galleristi ad aprire spazi espositivi proprio a Pantelleria e non in altri luoghi? Sono temerari o visionari?
TheDepot: l’arte è cultura e la cultura porta sviluppo
“Pantelleria è casa. Io ho origini pantesche – afferma Aurelio Mustaccioli, titolare e curatore insieme a Laura Boggero di TheDepot.it – e sentivo il bisogno di portare qui qualcosa che è sempre stata parte della mia vita, ma che qui mancava. L’isola non è solo mare, vento e tramonti. Non è uno scoglio dentro una palla di vetro con la neve. Pantelleria può diventare di più. E questo di più passa anche da una rinascita culturale.”
Al TheDepot.it, termina oggi, 25 agosto la mostra “Spine” della scultrice e pittrice Gabriella Furno, nata in Francia e formatasi all’Accademia delle Belle Arti di Parigi. Nella sua arte indaga il corpo, la memoria e le ferite dell’umanità, tramite materiali forti e materici: resina, fibra, bronzo, polveri speciali. Le sue opere parlano di resistenza culturale, identità migrante e connessioni postcoloniali, spesso combinando forme monumentali con riflessioni concettuali – un dialogo con le storie individuali e collettive. Dal 28 agosto sarà inaugurata una personale di Filippo Panseca in memoria alla sua arte visionaria, provocatoria, spettacolare.
“Il nostro è uno sguardo molto personale – afferma Aurelio Mustaccioli – lavoriamo con giovani o artisti storicizzati che riteniamo abbiano messaggi e linguaggio originali. Senza separazioni rigide. Il tempo e il luogo dell’arte è uno.
L’arte è cultura e la cultura porta sviluppo. Il nostro valore aggiunto è nella quantità di arte di cui ci siamo nutriti con uno sguardo alla tecnologia: oltre allo spazio fisico, theDepot.it è anche una piattaforma digitale aperta al mercato internazionale. Collaboriamo inoltre con la blockchain Anima per certificare autenticità e NFT. Siamo su un’isola, ma non per questo dobbiamo essere isolati e provinciali: crediamo in un arte che viaggia, che parla più lingue e che rimane rilevante ovunque.”
Totah: da Manhattan a Scauri
Compito comunque arduo: ogni mostra, ogni quadro, ogni scultura che arriva qui a Pantelleria deve “osare”, stare accanto ad un paesaggio che è già di per sé un capolavoro. Quindi “la sfida” è duplice: per gli artisti, che devono creare qualcosa capace di dialogare con un contesto così potente, ma anche per l’isola, che deve accogliere nuove forme di bellezza senza smarrire la propria identità.
Per Davide Totah, titolare e curatore di Totah a Scauri, l’idea di aprire una galleria sull’isola nasce proprio da una duplice passione: per l’isola, che ha “scoperto” cinque anni fa e per l’arte. Davide possiede già una galleria a Manhattan Downtown, nell’East Village, dove coccola e segue i suoi artisti di fama mondiale, da Mara De Luca a Kenny Sharf, da Mel Brochner e Kenny Scharf e altri ancora. La piccola Totah di Scauri nasconde un progetto più grande: un’accogliente dimora a Zighidì dove poter ospitare a tempo indefinito i suoi artisti tutti insieme, e sperimentare un’arte influenzata, ispirata, imbibita del silenzio e della bellezza dell’isola.
Da Totah attualmente è in corso la mostra “Cabin Fever” di Luca Pancrazzi, artista internazionale presente (anche) al MoMA di NewYork – In slang americano, cabin fever significa irrequietezza, nervosismo o agitazione che si prova quando si rimane chiusi troppo a lungo in un posto isolato (letteralmente: “la febbre da capanna”).
Attraverso l’utilizzo di acrilici su carte di diverso spessore, Pancrazzi elabora immagini che assorbono elementi del paesaggio urbano: traffico, segnaletica, impalcature, trasformandoli in composizioni scandite da un rigoroso formalismo, fatto di simmetrie cicliche.
Le Alcove e il Circolo Culturale Corso Umberto I: l’isola in immagini e parole
Un’opera artistica non è mero ornamento, ma dialogo con una natura che è già opera d’arte; non è solo mercato, ma atto vitale, un istinto che mette radici anche tra vento e pietre; non è intrattenimento, ma resistenza alla bruttezza del mondo, un modo di affermare che la vita ha ancora senso attraverso forme, colori, immagini.
E Resistenza si chiama per l’appunto la mostra fotografica di 66 scatti di Carlotta Vigo, alla galleria Le Alcove di Gereon Pilz Van der Grinten. La giovane fotografa ha scelto Pantelleria come sua nuova casa. La sua mostra esprime la ricerca di una bellezza profonda, invisibile agli occhi frettolosi. Per una volta a esprimere bellezza non è il mare, né le vigne, né i muretti a secco, ma le persone che lavorano: macellai, pescatori, artigiani.
La galleria sita in Corso Umberto I, vicino alla sede del Circolo Culturale Corso Umberto, fa parte di un progetto di riqualificazione del corso pedonale, dove si svolgono mostre d’arte, eventi culturali e iniziative partecipative. Nell’ambito dei cicli estivi “Sotto il cielo del Corso”, sono state organizzate performance che integrano fotografia, musica e performance. Tra queste, ad esempio, la presentazione del libro “Colori & linee” di Claudio Zinetti, con vernissage fotografico accompagnato dalla musica di Silvia D’Aietti.
Pantelleria non si limita a resistere: sta fiorendo e lo fa con il linguaggio universale della cultura e dell’arte
A Pantelleria il pubblico delle gallerie d’arte si rivela curioso, preparato e partecipe. Non si tratta dunque di una semplice moda stagionale, ma di un fenomeno che mette in moto dinamiche precise: l’offerta culturale cresce perché trova un terreno fertile, una domanda reale. Eppure non è solo il mercato a regolare questo incontro. Qui l’arte diventa anche identità, dialogo e riconoscimento collettivo. Più che un atto di consumo, la visita in galleria è un gesto di appartenenza: un modo per dire che l’isola non è soltanto natura e vento, ma anche pensiero e bellezza.
Dunque l’arte e il bisogno di cultura rispondono a un bisogno essenziale quanto respirare o nutrirsi: solo che è il nutrimento scelto da chi vuole vivere con maggiore consapevolezza. In un luogo dove la natura ha sempre dettato i tempi, oggi anche l’arte reclama il suo spazio. Pantelleria non si limita a resistere: sta fiorendo e lo fa con il linguaggio universale della cultura e dell’arte.
Non è più necessario passeggiare tra i quartieri simbolo delle gallerie d’arte — da Chelsea a New York, a Le Marais a Parigi, fino a Mayfair a Londra — per imbattersi in mostre e vernissage. A Pantelleria, ormai, basta una passeggiata tra i vicoli del paese, dammusi e vigneti: l’isola si è guadagnata la sua piccola, orgogliosa mappa dell’arte.
Foto di copertina di Tommaso Brignone

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

