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“Progetto da Pantelleria”compie vent’anni: cinque storie, un’isola
13/08/2026“Progetto da Pantelleria”compie vent’anni: cinque storie, un’isola e una camicia rosa
di Lucia Boldi
C’è una cosa che in vent’anni di “Progetto da Pantelleria” non è mai cambiata: la camicia rosa di Italo Cucci.
La indossava anche ieri sera, nella Sala Consiliare del Comune, per la ventesima edizione del premio. La stessa camicia scelta in tutte le precedenti edizioni, diventata ormai una sorta di divisa portafortuna di una manifestazione che dal 2007 racconta persone che con Pantelleria hanno intrecciato un pezzo importante della propria vita.
La ventesima edizione si è aperta con un nome che sul palco non c’era, ma che in qualche modo è riuscito comunque ad arrivare fino a Pantelleria: quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Non potendo, per il ruolo istituzionale che ricopre, ricevere il premio, al Presidente è stata inviata una targa di “Progetto da Pantelleria”, accompagnata da una selezione di prodotti d’eccellenza dell’isola.
In apertura di serata Italo Cucci ha letto al pubblico la lettera di ringraziamento giunta dal Quirinale, firmata da Simone Guerrini, segretario particolare del Presidente della Repubblica.
Un riconoscimento che, pur senza una premiazione formale, ha aggiunto un tassello particolare alla storia ventennale della manifestazione: questa volta è stata Pantelleria, attraverso alcuni dei suoi prodotti e dei suoi simboli, a raggiungere il Quirinale.
E forse è stato proprio questo il tratto più bello della serata: più che cinque premiazioni, cinque modi completamente diversi di appartenere alla stessa isola.
C’è chi Pantelleria l’ha trasformata in musica, come Gianni Belvisi, autore di Walking On The Black Stones, composizione ispirata alle pietre nere dell’isola e al paesaggio vulcanico sul quale è cresciuto.
Chi invece l’ha incontrata quasi con sorpresa, come Carmine Vitale, oggi direttore del Parco Nazionale, premiato anche per il lavoro dedicato alla conservazione della biodiversità del Lago.
Vitale, con la moglie Federica e la figlia Chiara tra il pubblico, nel ricevere il premio ha lasciato per qualche minuto da parte progetti e incarichi per tornare al giorno del suo primo arrivo. Ha raccontato lo stupore di trovarsi davanti un’isola tanto verde e lussureggiante nonostante quella vicinanza all’Africa che, prima di conoscerla, gliel’aveva fatta immaginare probabilmente diversa.
E poi c’è chi da Pantelleria è partito davvero dal basso. Agostino Consolo oggi lavora come economista alla Banca Centrale Europea e nella sua vita professionale si occupa di PIL, tassi d’interesse, spesa pubblica, dazi e grandi questioni economiche internazionali. Ma quando gli è stato chiesto di raccontare il suo rapporto con l’isola, i numeri sono scomparsi.
Sono ricomparsi invece i capperi che raccoglieva da ragazzo, le tazze e i bicchieri portati ai tavoli del Tikirriki e dell’Ossidiana. E “A Zacinto”, scelta per raccontare quel sentimento particolare che lega una persona al luogo dal quale è partita e al quale continua, in qualche modo, a tornare.
Forse è proprio questa la misura di un premio che arriva alla ventesima edizione: non tanto ciò che una persona è diventata, quanto il pezzo di Pantelleria che ha continuato a portarsi dietro.
Lo racconta anche la storia di Daniele Alongi, comandante di linea con 3.500 ore di volo e presidente del Circolo Velico, capace di passare dal cielo al mare con una naturalezza che dice molto del suo eclettismo. Sotto la sua presidenza il Circolo ha investito soprattutto sui giovani e sulla scuola vela, arrivando a ottenere nel 2023 un importante riconoscimento dalla Federazione Italiana Vela.
E lo racconta, in maniera ancora diversa, Gino Pavia. Ortopedico in pensione, potrebbe semplicemente godersi il tempo finalmente libero. Invece continua a prestare la propria opera nell’ospedale di Pantelleria.
Salvatore Gabriele lo ha sottolineato durante la serata: bisogna essere grandi per continuare a farlo quando non si è più obbligati a farlo. Italo Cucci ha preferito una definizione decisamente più personale: Pavia è il suo “ortopedico del cuore”, quello che riesce ancora ad alleviargli, ha aggiunto sorridendo, i dolori della vecchiaia.
Intorno ai cinque premiati, la storia del premio.
Con Cucci c’erano Salvatore Gabriele, che “Progetto da Pantelleria” lo ha ideato e accompagnato in questi vent’anni, Mariano Rodo, presidente del Rotary Club Pantelleria, e Arturo Morettino, sponsor della serata.
E anche il dono destinato ai premiati parlava dell’isola senza ricorrere ai consueti simboli: una miscela di caffè ideata a Pantelleria, con caratteristiche di aromaticità e intensità pensate per richiamare le sue rocce nere. Un modo curioso per provare a mettere Pantelleria persino dentro una tazzina.
Nel finale la vicesindaca Adele Pineda ha fatto quello che inevitabilmente si fa quando si arriva a un anniversario importante: ha guardato indietro. Ha ricordato di conoscere tutti i protagonisti della serata, alcuni fin dagli esordi delle loro carriere, e ha rivolto un pensiero a Mascia Maluta, per anni alla conduzione del premio, e a Kakù, lo scultore pantesco premiato nella scorsa edizione e scomparso proprio nel giorno in cui “Progetto da Pantelleria” celebrava i suoi vent’anni.
Poi lo sguardo è tornato al presente e ai prossimi appuntamenti dell’isola, con l’annuncio della quarta Rassegna del Mare, prevista a fine agosto e che vedrà la presenza di Aldo Cazzullo.
Ma una ventesima edizione aveva bisogno anche di chiudere un cerchio.
Così è tornato Fabio Capello, primo premiato nel 2007, nuovamente chiamato a ricevere il riconoscimento vent’anni dopo.
In mezzo ci sono stati Riccardo Muti, Luca Zingaretti, Carole Bouquet, Roberto Andò, Isabella Ferrari e tanti altri. Ma soprattutto ci sono state venti estati e altrettante serate nelle quali Pantelleria ha scelto qualcuno a cui dire: un pezzo della tua storia, grande o piccolo che sia, appartiene anche a quest’isola.
Fabio Capello ha aperto l’albo d’oro vent’anni fa e Fabio Capello lo ha simbolicamente riaperto ieri sera.
Alla fine sono rimaste cinque targhe consegnate, qualche ricordo, molta emozione e storie che sembravano lontanissime tra loro: dalla BCE ai capperi, dalle 3.500 ore di volo a un reparto d’ospedale, dalla musica alle acque del Lago.
A tenerle insieme, ancora una volta, una piccola isola nel mezzo del Mediterraneo.

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.








