Da Bagheria a Pantelleria: Lucia Boldi presenta il suo nuovo romanzo “Cicalis”

05/08/2026 0 Di Giacomo Policardo

Un’atmosfera magica e una serata ricca di emozioni quella di ieri nel giardino arabo di Ketty D’Ancona per la presentazione del secondo libro dell’autrice

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di Gia­co­mo Policardo

Nel sug­ge­sti­vo giar­di­no ara­bo di Ket­ty D’An­co­na, Lucia Bol­di ci ha pre­sen­ta­to ieri sera il suo secon­do roman­zo, Cica­lis. L’au­tri­ce non lascia nul­la al caso: tre anni fa, pro­prio il 4 ago­sto, pre­sen­ta­va nel­lo stes­so luo­go Cucu­rum­mà. Ha volu­to quin­di sce­glie­re la stes­sa data e la stes­sa loca­tion per far­ci cono­sce­re la sua nuo­va opera.

Lucia Bol­di alza l’a­sti­cel­la con un roman­zo più strut­tu­ra­to nel­la costru­zio­ne del­le sce­ne e dei per­so­nag­gi. Lei stes­sa dichia­ra che non si trat­ta di una sto­ria d’a­mo­re nel sen­so clas­si­co, ma di un libro che par­la anche d’a­mo­re. I pro­ta­go­ni­sti prin­ci­pa­li sono Rosa Cam­ma­ra­ta e, soprat­tut­to, le cica­le.

La sera­ta, con­dot­ta da una straor­di­na­ria Fran­ce­sca Mar­ruc­ci, dopo il sim­pa­ti­co salu­to del­l’As­ses­so­re alla Cul­tu­ra, Ade­le Pine­da, che ha con­ces­so il patro­ci­nio all’e­ven­to, ha invi­ta­to noi del pub­bli­co, let­to­ri e poten­zia­li tali, ad apri­re una vec­chia sca­to­la di lat­ta che potrem­mo defi­ni­re magi­ca e cha ha un ruo­lo car­di­ne nel romanzo.

Infat­ti, alla sua aper­tu­ra, si dif­fon­de­va un can­to che crea­va un’at­mo­sfe­ra cari­ca di sug­ge­stio­ne: pro­prio il can­to del­le cica­le. Lucia ha rac­con­ta­to che gli edi­to­ri avreb­be­ro pre­fe­ri­to tito­li come Il Baglio del­le Cica­le, ma lei ha insi­sti­to per Cica­lis. For­se pro­prio per quel­la “S” fina­le che evo­ca il fri­ni­re degli inset­ti; quel­le cica­le che a Pan­tel­le­ria pur­trop­po non si sen­to­no can­ta­re, ma che ieri, gra­zie a un dispo­si­ti­vo audio, han­no ricrea­to un ambien­te fantastico.

I pro­ta­go­ni­sti, dice­va­mo, sono Rosa Cam­ma­ra­ta, Totuc­cio e mol­ti altri per­so­nag­gi che potre­te sco­pri­re leg­gen­do il libro. Un plau­so va ai due let­to­ri che han­no inter­pre­ta­to le pagi­ne in modo coin­vol­gen­te, a par­ti­re dal­la straor­di­na­ria Ales­san­dra Rai­chi, capa­ce di far­ci sogna­re. Nono­stan­te un pic­co­lo incon­ve­nien­te tec­ni­co con il micro­fo­no, abbia­mo potu­to apprez­za­re anco­ra di più le sue doti: quan­do si fa tea­tro, infat­ti, non è il micro­fo­no a fare la dif­fe­ren­za, ma il luo­go e la capa­ci­tà inter­pre­ta­ti­va nel far com­pren­de­re la tra­ma. Accan­to a lei un emo­zio­na­to Dani­lo Giglio che ci ha ripor­ta­to le paro­le del pro­ta­go­ni­sta maschi­le, Totuccio.

E la tra­ma è pro­prio come quel­la sca­to­la, aper­ta ieri duran­te un’o­ra e mez­za di pre­sen­ta­zio­ne; un con­te­ni­to­re in cui Rosa Cam­ma­ra­ta rac­chiu­de segre­ti e veri­tà nasco­ste, come sot­to­li­nea la stes­sa autri­ce. Dopo le pri­me let­tu­re di Ales­san­dra Rai­chi, Fran­ce­sca Mar­ruc­ci ha chia­ma­to in cau­sa il nume­ro­so pub­bli­co pre­sen­te: «Voi ave­te del­le veri­tà nasco­ste? Pre­fe­ri­re­ste rive­lar­le o pre­fe­ri­re­ste tener­ve­le den­tro? Ali­men­tan­do il NON DETTO?». Tra i pre­sen­ti c’e­ra chi scuo­te­va la testa, chi ammet­te­va di pre­fe­ri­re il silen­zio e chi, come la stes­sa Ales­san­dra, ha con­fi­da­to che bru­ce­reb­be cer­te veri­tà al ven­to come vec­chie scar­tof­fie piut­to­sto che lasciar­le leg­ge­re a qualcuno.

La paro­la chia­ve di que­sto roman­zo è dun­que la veri­tà: una veri­tà che spes­so fa male, con­tro­ver­sa e dif­fi­ci­le da pro­nun­cia­re. Pre­sa dal­la tra­ma e dai per­so­nag­gi di Cica­lis, Lucia Bol­di ha spes­so rischia­to di far­si sfug­gi­re qual­che det­ta­glio di trop­po, ma è sta­ta pron­ta­men­te fer­ma­ta da Leon­ti­na (det­ta Lea), la sua più cara ami­ca: «Atten­ta Lucia, fer­ma­ti! Non sve­la­re trop­po!». Giu­sta­men­te: il libro va let­to per esse­re scoperto.

Per­so­nal­men­te, sono rima­sto mol­to col­pi­to dal­la let­tu­ra di Dani­lo Giglio nel­l’in­ter­pre­ta­re Totuc­cio, l’au­to­re di una let­te­ra d’ad­dio pri­ma di par­ti­re per l’A­me­ri­ca. In quel­le righe si rac­con­ta del­la tra­ver­sa­ta su una nave tra­bal­lan­te, dura­ta due set­ti­ma­ne tra la fame e il rol­lio del­le onde, con il timo­re costan­te di non rive­de­re più Rosa. Tra gli odo­ri di mare e di naf­ta, Totuc­cio cer­ca­va di ritro­va­re il ricor­do di Rosa, del loro lega­me e del bam­bi­no che avreb­be dovu­to crescere.

È sta­ta una pre­sen­ta­zio­ne dav­ve­ro inten­sa. A un cer­to pun­to la sca­to­la si è chiu­sa, la sera­ta è arri­va­ta al ter­mi­ne e il can­to del­le cica­le si è spen­to, lascian­do­ci con un piz­zi­co di ama­rez­za e mol­ta emo­zio­ne. Sarem­mo rima­sti volen­tie­ri un’al­tra ora, anco­ra incan­ta­ti da quell’atmosfera.

Ora non ci rima­ne che leg­ge­re Cica­lis e lasciar­ci con­qui­sta­re dai suoi miste­ri e dai suoi segreti.

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Foto di Ange­lo Pari­si e Giu­sy Andaloro