Lucia Boldi ha presentato Cucurummà a Hammamet: il racconto

Lucia Boldi ha presentato Cucurummà a Hammamet: il racconto

29/10/2025 0 Di Lucia Boldi

Dall’altra sponda.

Cronaca di una scrittrice pantesca (di adozione) ad Hammamet

Emozioni mediterranee fra parole e musica al Centre Culturel International de Hammamet

di Lucia Boldi

Non so se fos­se la magia del luo­go o l’energia del­le per­so­ne, ma ieri ad Ham­ma­met ho sen­ti­to qual­co­sa di pro­fon­do. Non era una pre­sen­ta­zio­ne come tut­te le altre.
Per­ché que­sta vol­ta mi tro­va­vo sull’altra sponda.
Nel roman­zo, infat­ti, le due iso­le — Pan­tel­le­ria e Djer­ba — si osser­va­no da lon­ta­no, sepa­ra­te da un trat­to di mare e uni­te da un desti­no comune.
Ma ieri, per la pri­ma vol­ta, ero io a tro­var­mi di fron­te a quel mare, a guar­da­re ver­so Pan­tel­le­ria, come fan­no i per­so­nag­gi tuni­si­ni del libro.
È sta­to un capo­vol­gi­men­to di sguar­di e di pro­spet­ti­ve: io che ho scrit­to di loro, ora ero nel loro mon­do, e sen­ti­vo che la sto­ria mi resti­tui­va lo sguardo.

Era­no pre­sen­ti più di cin­quan­ta per­so­ne — per la mag­gior par­te ita­lia­ni dell’Associazione Ita­lia­ni di Tuni­sia, fon­da­ta da Dona­to Ladik — ieri nel­la splen­di­da dār Seba­stian, l’antica casa diven­ta­ta rifu­gio per arti­sti e pen­sa­to­ri del Medi­ter­ra­neo, per par­te­ci­pa­re all’incontro dedi­ca­to al mio roman­zo Cucurummà.

Io ero lì, emo­zio­na­ta, sedu­ta su una pol­tro­na di pel­le fra Dona­to, che ha con­dot­to la pre­sen­ta­zio­ne con gar­bo e pas­sio­ne, e Clau­dio Leto, roma­no dal­le ori­gi­ni sici­lia­ne che ha let­to alcu­ni bra­ni del libro con accen­ti in sici­lia­no, sor­pren­den­do tut­ti per natu­ra­lez­za e calo­re. Sul­lo sfon­do, le note mor­bi­de del mae­stro Lino Mastro­nar­di alla chi­tar­ra han­no avvol­to la sala in un’atmosfera inti­ma, qua­si sospesa.

Abbia­mo par­la­to di tan­te cose: del­la sto­ria del libro, cer­to, ma anche di Pan­tel­le­ria, di tra­di­zio­ni, di Rama­dan, di amo­re e per­si­no di rivo­lu­zio­ni ara­be. Ogni paro­la era un pon­te fra due spon­de del Medi­ter­ra­neo, un modo per rico­no­scer­si e sen­tir­si par­te del­lo stes­so mare.

Alla fine, il pub­bli­co ha volu­to saper­ne di più su Pan­tel­le­ria: sono arri­va­te tan­te doman­de, curio­se e affet­tuo­se, su quell’isola nera e ven­to­sa che nel roman­zo diven­ta qua­si un per­so­nag­gio. Un’isola che incu­rio­si­sce, attrae, chia­ma, e che mol­ti han­no det­to di voler cono­sce­re di persona.

Ho lascia­to la dār Seba­stian con la sen­sa­zio­ne che quel dia­lo­go non si fos­se chiu­so, ma solo spo­sta­to nel cuo­re di chi ascol­ta­va. Le distan­ze si sono sciol­te: tra le lin­gue, le reli­gio­ni, le sponde.

Resta­va solo il Medi­ter­ra­neo, e noi dentro.

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