Diario delle prove: Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno Lucia Boldi ha deciso di…
Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Tony Princiotto
20/09/2025Diario delle prove. Aspettando l’asinello, un attore speciale al giorno: Tony Princiotto
Il primo giorno di prove ero emozionata. Non sapevo se sarei stata all’altezza, se avrei trovato il modo giusto per interagire con loro. Mi chiedevo se mi avrebbero fatto spazio, se sarei riuscita a piacere, o se invece mi avrebbero vista come una rompiscatole piombata a rovinare i loro equilibri.
Avevo in mano un’idea, una commedia dal titolo Aspettando l’asinello, ma non sapevo ancora come sarebbe stata accolta. Loro erano già un gruppo, io ero l’intrusa. Loro si conoscevano, io no. Loro avevano i loro tempi, io la mia fretta di provare, capire, costruire. Poi è bastato poco: un sorriso, uno sguardo curioso, una frase sgrammaticata ma piena di verità. È stato come aprire una porta. Da quel momento ho capito che non sarei stata la regista distante, ma parte di un viaggio comune.
Quella paura iniziale — di non essere all’altezza, di non piacere, di disturbare — si è trasformata piano piano in gratitudine. Perché mi hanno accolta. E perché da subito mi hanno insegnato che non serve “essere perfetti”: serve esserci.
2 – Tony Princiotto
All’inizio il rapporto con Tony mi spaventava. Sapevo che portava con sé alcune fragilità psico-fisiche, che però non oscurano mai la sua dolcezza.
Con una donna riesco ad avvicinarmi con più spontaneità, con un uomo faccio più fatica. Non so perché, forse è una barriera che porto dentro da sempre. So che è un limite mio, un errore, ma non potevo far finta che non esistesse.
Poi però, con il suo sorriso sempre pronto e il suo modo di guardare gli altri per sentirsi al sicuro, Tony mi ha insegnato che le barriere non hanno senso. Che quello che conta non è se sei uomo o donna, ma quanto sai aprirti, metterti in ascolto, accogliere.
Nella commedia interpreterà uno degli asinelli. Indosserà le orecchie di peluche che ho comprato su Amazon: buffe, tenere, perfette per lui.
Tony sorride sempre, con gli occhi e con le labbra, però le parole per lui sono macigni. Ogni volta che prova a pronunciarne una sembra dover scalare una montagna. Eppure ci prova, si impegna, non si arrende. Nella commedia avrà una sola frase. Un copione per una frase soltanto, che però non riesce a ricordare. Così la tengo io in mano, pronta a dirla al posto suo. Lui la ripete, con fatica, con tenacia. Sorride. E intanto entra in agitazione: quando si avvicina il suo turno, stringe il copione tra le mani, guarda tutti, cerca conferme. Ha bisogno di sapere che sì, è proprio adesso, è il suo momento.
C’è stato un giorno, durante le prove, in cui tutti avevamo deciso di rivederci mercoledì alle 18.30. Lui ci ha guardati serio: “Io… forse… non vengo. Devo… tagliare i capelli”
Un impegno enorme, dichiarato con la stessa gravità con cui si annuncia un’operazione. Perché Tony ci tiene, e vuole che lo sappiamo.
Cosa mi insegna Tony?
Che la semplicità può essere una forma di eroismo.
Che dietro un sorriso sempre acceso si nasconde un coraggio silenzioso: affrontare ogni parola è come scalare una montagna ma lui non smette di provarci.
Mi insegna che la vita non si misura in quante frasi riusciamo a pronunciare, ma nella forza con cui diciamo anche solo una parola.
Mi insegna che la timidezza può sciogliersi, e che anche un “non posso, devo tagliarmi i capelli” è un modo per dirci: “io ci sono, fate spazio anche a me”.
Con Tony capisco che la tenerezza è una rivoluzione. La tenerezza è un gesto che sembra piccolo, fragile, quasi scontato — un sorriso, uno sguardo che cerca conferma. Eppure ha la forza di cambiare radicalmente le relazioni, di scardinare muri di diffidenza, di disarmare la paura.
Con Tony lo si vede benissimo: lui non ha grandi discorsi da fare, non porta in scena una parte complessa. Porta la sua dolcezza. E quella dolcezza ha il potere di tenere insieme il gruppo, di sciogliere le tensioni, di ricordare a tutti che non conta la perfezione ma la presenza.
La sera, dopo le prove, sua madre mi domanda sempre: «Com’è andato Tony?»
È una domanda che sembra piccola, ma dentro ci sta tutto: la preoccupazione, la speranza, la cura infinita. Io allora penso al suo sorriso, al copione stretto tra le mani, al modo in cui cerca i nostri sguardi per capire se è il momento giusto.
E rispondo: «È andato bene».
Perché Tony, anche quando sbaglia, anche quando dimentica, va sempre bene. Lui è già riuscito: nel suo coraggio, nella sua attenzione agli altri, nella tenerezza che porta dentro e che regala a tutti noi. Per questo dico “la tenerezza è una rivoluzione”: perché è un’arma non violenta che ribalta le gerarchie e i ruoli. Non sono le frasi fluide a conquistare, ma l’impegno per dirne una sola.
Lucia Boldi

Lucia Boldi, nata a Palermo nel 1961, ama definirsi una collezionista di storie e di emozioni. Da giovanissima ha firmato articoli di attualità per il giornale L’Ora. Negli anni ottanta, nella storica via Libertà, ha aperto una boutique, diventata presto luogo di nicchia per le appassionate di moda. Per quasi quarant’anni ha ricercato la bellezza nei vestiti e fatto emozionare tante donne grazie alla linea ardita di un abito, alla consistenza eterea di un caftano in seta o alla forma originale di una collana. Quando la moda ha smesso di darle il batticuore, ha scoperto che con la penna poteva ricreare lo stesso incanto. Scegliere le collezioni o scrivere libri sono due attività che, a suo dire, si somigliano: si tratta sempre di esprimere la propria personalità e i propri sentimenti, anche se in maniera diversa. Cucurummà è il suo romanzo d’esordio.

