“Una decisione incomprensibile e inaccettabile quella dell’Ufficio Scolastico Provinciale che ha deciso l’accorpamento delle classi…
L’Ass. Pineda sulle ‘classi pollaio’: Pantelleria dimenticata!
20/09/2025Adele Pineda parla della questione ‘classi pollaio’ e dell’importanza di tenere alta l’attenzione sulla vicenda: “Troppo spesso Pantelleria è dimenticata dalle istituzioni più in alto, ma non rinunciamo ai nostri diritti.”
di Francesca Marrucci
La questione ‘classi pollaio’ a Pantelleria continua a far discutere e deve essere tenuta alta l’attenzione perché altrimenti anche questa questione finirà nel dimenticatoio e ancora un a volta Pantelleria sarà vittima della propria insularità e subirà l’ennesima privazione dei propri diritti. Questo, in sostanza, il nocciolo della lunga chiacchierata che abbiamo fatto con l’Assessora alla Pubblica Istruzione, Adele Pineda, che è anch’essa insegnante e che non nasconde preoccupazione e perplessità per la situazione che si è creata nelle scuole isolane.
Assessora, la preoccupazione delle famiglie è grande e non è campata in aria…
Il grido di protesta delle famiglie è condiviso e ampiamente sostenuto da questa Amministrazione, che si è già attivata affinché possa essere trovata una soluzione. Le decisioni assunte per un territorio come quello di Pantelleria non possono fondarsi solo sui numeri! Lo sappiamo che per forza di cose l’isola ha numeri bassi, ma questo non può pregiudicare il diritto allo studio dei nostri ragazzi. Accorpare in una sola classe studenti che hanno fatto scelte diverse, lede fortemente il diritto allo studio dei nostri ragazzi.
Perché si parla di ‘classi pollaio’ in questi casi?
La classe così come è stata accorpata prevede 28 studenti e tre docenti, quindi 31 persone in una stessa aula, che tra l’altro ho avuto modo di visitare. La normativa prevede per ogni studente uno spazio minimo di 1,96 mq per far sì che gli standard igienico-sanitari e di sicurezza possano dirsi adeguati. Non dobbiamo dimenticare che nella classe ci sono anche tre studenti BES, di cui uno con disabilità grave, che, a maggior ragione, in uno spazio più stretto del dovuto e con la presenza di tanti studenti così vicini, avrà ancora più difficoltà. Ecco che anche nel nostro caso la definizione ‘classe pollaio’ è adatta.
Mettere insieme studenti che hanno scelto indirizzi così diversi tra loro cosa comporta?
Come si fa a pensare di accorpare in un’unica classe due indirizzi come il Liceo Scientifico e Scienze Umane che hanno notevoli differenze sia nelle discipline che vengono insegnate, sia nei contenuti della stessa disciplina? Immaginiamo anche le difficoltà dei docenti che dovranno ritrovarsi a gestire queste situazioni con ragazzi che hanno competenze di base diverse, esigenze di apprendimento diverse e tutti devono, comunque, raggiungere lo stesso successo formativo. E come?
Bisogna garantire la libertà di scelta ai nostri ragazzi e così non è. Inoltre, dobbiamo garantire il rispetto delle loro aspirazioni, delle loro attitudini, dei loro bisogni, dei loro desideri, in modo di garantire loro una formazione adeguata. Il dirigente scolastico ha già fatto presente la situazione, ma non c’è stato alcun riscontro.
La particolarità e l’insularità di Pantelleria spesso non viene considerata dai cosiddetti ‘piani alti’ e si prendono decisioni come se fossimo sulla terra ferma, ma le possibilità dei nostri ragazzi sono limitate dal mare…
Esatto. Un ragazzo di Pantelleria non può frequentare un altro istituto in un paese vicino, perché dovrebbe trasferirsi sulla terra ferma. Già questo in parte succede ed è un fenomeno preoccupante perché porta all’allontanamento precoce dei giovani dall’isola e costa tantissimo alle famiglie. E le famiglie che non hanno le possibilità economiche?
Questo è un problema che non riguarda solo la scuola e dà l’idea di isolamento in cui viviamo. Quando scrivi pec su pec e ti accorgi che non serve a niente, ad un certo punto capisci che devi cercare delle strade alternative. E non parlo della richiesta del ‘favore’ al politico ‘amico’. Io sono contraria a questi metodi perché stiamo parlando di diritti, non di favori.
È importante tenere alta l’attenzione su questa questione?
Sì, e visto che le istituzioni che stanno più in alto non sempre hanno la sensibilità e l’interesse di ascoltare e risolvere i problemi di chi sta più in basso nella gerarchia istituzionale, sensibilità che invece continuiamo ad auspicare, è importante chiamare in causa i media e dare ampia eco a questa vicenda, nella speranza che qualcuno si ‘svegli’.
L’ho già fatto per i referti oncologici e intendo farlo anche per altre questioni come questa. Le polemiche vanno sollevate, non vanno tenute nel cassetto se si vogliono risposte. Io non solo un politico, non ho tessere di partito, non faccio differenze, l’importante è che si diano risposte alla comunità pantesca. Non possiamo rinunciare ai nostri diritti.
Perché questa ‘assenza’ delle istituzioni superiori?
Purtroppo, chi sta in alto spesso ignora completamente le necessità e le difficoltà di chi vive nelle zone marginali. Noi ci troviamo ad affrontare sfide quotidiane che non sempre sono di competenza del Comune, come in questo caso. Il nostro territorio non ha solo bisogno di aiuto dal punto di vista economico, ma anche di supporto e attenzione dall’esterno per le competenze che vanno oltre il territorio comunale. Secondo me, questa attenzione per Pantelleria è spesso venuta a mancare.
Faccio un esempio. Dal 2000 a Pantelleria manca il Consiglio di Istituto e da quando c’è stato il nuovo Piano di dimensionamento nel 2024, manca anche il Consiglio di Circolo. A questo proposito ho scritto una nota direttamente al Ministro Valditara, la nota è stata reiterata, ma ad oggi non si è avuto alcun riscontro. Sono consapevole che occorre una modifica normativa per arrivare alla soluzione che tutti noi auspichiamo, ma trovo inaccettabile che un’Istituzione non risponda ad un’altra Istituzione, perché così la distanza tra territori e Governo sembra davvero insormontabile.
Speriamo allora che almeno grazie ai media si smuova qualcosa. Io continuerò questa battaglia convintamente.
Ringraziamo l’Assessora Pineda per questa interessante intervista che solleva questioni molto care ai panteschi. In effetti è singolare che per l’intitolazione dell’aeroporto, questione che certo non cambia la vita della comunità pantesca, si sia disturbato un Ministro e l’Enac in quattro e quattr’otto abbia avviato l’iter burocratico, in un Paese come l’Italia in cui tutto ha tempi biblici, ma per gli studenti panteschi invece tutto tace, anche dall’Ufficio Scolastico Provinciale. Il diritto all’istruzione non è importante come il nome di un aeroporto? Magari non è così, ma così pare.
La speranza ora è nell’azione presso l’ARS dei parlamentari Safina e Ciminnisi, con l’auspicio che anche altri partiti mostrino interesse e preoccupazione per il futuro dei nostri ragazzi e dell’isola e si uniscano alla protesta, mostrando una sensibilità che finora è mancata da troppe parti.
Onde evitare che si generi confusione, come è ovvio dal fatto che sia scritto non in corsivo, l’ultima parte del testo non fa parte dell’intervista, ma delle considerazioni della Redattrice. Lo specifichiamo a causa di segnalazioni errate arrivate in Redazione e a tutela delle dichiarazioni dell’Assessora Pineda.

Ho iniziato a 16 anni a scrivere sui giornali locali, per poi crearne uno, Punto a Capo, passando poi ai quotidiani e infine all’online.
Oggi, oltre a dirigere Punto a Capo Online e Punto a Capo Sport, collaboro con altri quotidiani online e dirigo l’Ufficio Stampa di Punto a Capo.
Inoltre, sono traduttrice, insegnante e Presidente della Onlus che pubblica il giornale. Faccio tante cose, probabilmente troppe, adoro scrivere, leggere e viaggiare e ho bisogno sempre di nuovi stimoli, di iniziare nuove avventure e creare nuovi progetti.

