Armani è tornato nella sua terra natia. Da Pantelleria a Piacenza

Armani è tornato nella sua terra natia. Da Pantelleria a Piacenza

10/09/2025 0 Di Giampietro Comolli

Armani è tornato nella sua terra natia. Un ricordo

Da Pantelleria a Piacenza, l’isola segue lo stilista nel suo ultimo viaggio con affetto e commozione nei ricordi di un altro piacentino pantesco, il nostro Giampietro Comolli, giornalista ed esperto di vini

di Giam­pie­tro Comolli
In que­sti gior­ni è sta­to scrit­to di tut­to e di più sul gran­de sti­li­sta e crea­to­re del­la moda ita­lia­na nel mon­do. È sta­to sepol­to nel­la sua ter­ra di ori­gi­ne che ha lascia­to per lavo­ra­re e fare car­rie­ra. È nato esat­ta­men­te 20 anni pri­ma di chi scri­ve, entram­bi del Can­cro come segno, ma 20 anni esat­ti di dif­fe­ren­za più qual­che giorno.
Pia­cen­za è cit­tà pro­vin­cia­le del­le pic­co­le cose, mol­to lega­ta ai soli­ti luo­ghi, soli­te stra­de e nego­zi. È sta­to sepol­to a Rival­ta, un pic­co­lo bor­go con un gran­de castel­lo, ric­co di sto­ria a stra­piom­bo sul fiu­me Treb­bia. Nel­la chie­set­ta di San Mar­ti­no l’or­ga­no suo­na­va le note più spi­ri­tua­li di Giu­sep­pe Ver­di (un altro pia­cen­ti­no noto) del Requiem e il par­ro­co ha ricor­da­to che “…è sta­to custo­de del­la bel­lez­za crea­ta da Dio… affi­dia­mo Gior­gio alla Tua gra­zia e rive­sti­lo del tuo splen­do­re…”.

Armani e la sua Piacenza

Arma­ni nato in cit­tà era soli­to da bam­bi­no anda­re a fare scam­pa­gna­te in fami­glia pro­prio lun­go il “suo” fiu­me come mol­ti dico­no. Un fiu­me che fece inna­mo­ra­re per qual­che mese anche Hemig­way. Da qui la scel­ta di Rival­ta e tan­ti ricor­di.  Il cimi­te­ro dove ripo­sa è fuo­ri dal bor­go, ver­so la col­li­na, con alcu­ni cipres­si svet­tan­ti all’in­gres­so: una cap­pel­la di fami­glia mol­to sobria. 
Ho avu­to modo, sen­za nes­sun rap­por­to diret­to, di ave­re dei sem­pli­ci con­tat­ti con il signor Armani.
Il pri­mo riguar­da pro­prio la “sua” famo­sa giac­ca dop­pio pet­to che acqui­stai nel nego­zio Pel­liz­za­ri, su insi­sten­za del tito­la­re, nel 1975: giac­ca leg­ge­ris­si­ma, ade­ren­te che segna­va, ma non vol­ga­re, le for­me maschi­li con sobrie­tà ed ele­gan­za. Era mar­chio Hit­man di Nino Cer­ru­ti, ma già por­ta­va anche il suo nome sul­la tar­ghet­ta. Scel­si quel colo­re stra­no, fra il gri­gio e il cre­ma e il ver­de pastel­lo, tut­to intes­su­to e inta­glia­to con i revers sottilissimi. 

Armani, l’osteria e la grisaglia

Mi è capi­ta­to per caso di incon­trar­lo negli anni suc­ces­si­vi e fino al 1986 nel­la stes­sa oste­ria di Stat­to che fre­quen­ta­vo vici­no a casa mia fra Rival­ta e Pigaz­za­no, gesti­ta da 3 sorelle.
Gli pia­ce­va­no i piat­ti loca­li, soprat­tut­to un salu­me par­ti­co­la­re, la cop­pa. In zona ave­va pre­so casa la mam­ma con cui pran­za­va. Negli ulti­mi anni era pre­sen­te anche la nipo­te Rober­ta. Ave­va un mag­gio­li­no bian­co spider.
Solo una vol­ta, in oste­ria, mi sono avvi­ci­na­to con l’a­mi­co Gigi Attal­la per rac­con­tar­gli del­l’ac­qui­sto del­la sua giac­ca. Sti­mo­la­to mi spie­gò che il colo­re così arti­co­la­to e diver­si­fi­ca­to crea­to da fili di tes­su­to (intes­su­ti e arieg­gia­ti, ovve­ro destrut­tu­ra­ti) diver­si pren­de­va for­ma dal ter­mi­ne “gri­sa­glia”, un ter­mi­ne popo­la­re pia­cen­ti­no che indi­ca­va un abi­to maschi­le dal colo­re inde­fi­ni­to fra il righe, il qua­dret­to, dai colo­ri tenui e pal­li­do into­na­ti al gri­gio chia­ro,  che da lon­ta­no sem­bra­va un colo­re uni­co. Era l’a­bi­to impor­tan­te dei maschiet­ti attem­pa­ti del tempo. 

Lei sa cucinare i veri pisarei e faso?

Un secon­do incon­tro, casual­men­te, è sta­to sul­la ter­raz­za del­la Mostra del Cine­ma di Vene­zia nel 2002, era il 29 ago­sto, per la festa di Sofia Loren insie­me ad Arma­ni, coe­ta­nei, per un brin­di­si con un cali­ce di bol­li­ci­ne di Giu­lio Fer­ra­ri. Galeot­to fu il vino, ma soprat­tut­to l’in­ter­ven­to di una gran­de gior­na­li­sta di Mon­da­do­ri come Lau­ra Del­li Col­li che fece incon­tra­re “due piacentini”.
Un con­te­sto e un momen­to indi­men­ti­ca­bi­le, ma sem­pre dan­do­mi “del Lei” ovvia­men­te! E mi apo­stro­fò subi­to: “Lei sa cuci­na­re i veri pisa­rei e faso?” Per chi non lo sa, il  piat­to tipi­co pia­cen­ti­no che ogni cuo­co a casa sua (e in bar­ca) dove­va saper fare mol­to bene. Lui era aman­te del­la pasta, com­pre­so i tor­tel­li ricot­ta ed erbe e degli spa­ghet­ti al pomodoro.

Intuitivo, creativo, ematico ma non troppo, estremamente altruista e benefattore nascosto

Se pos­so per­met­ter­mi un bana­le pare­re sul­l’uo­mo, devo dare atto che in lui c’e­ra un qual­co­sa di for­te­men­te crea­ti­vo, tre­men­da­men­te intui­ti­vo, empa­ti­co, ma non trop­po, qua­si por­ta­to a vive­re (den­tro)  un suo modus viven­di, con la voglia di crea­re sem­pre qual­co­sa di sicu­ro, sem­pre acco­glien­te e giu­sta­men­te dispo­ni­bi­le, estre­ma­men­te altrui­sta, bene­fat­to­re, ma sem­pre il più pos­si­bi­le di nasco­sto e mol­to riservato. 
E poi l’ul­ti­mo incon­tro a Pan­tel­le­ria nel­l’a­go­sto del 2022, gra­zie all’a­mi­co allo­ra sin­da­co pan­te­sco Vin­cen­zo Cam­po e alla Capi­ta­ne­ria di Por­to del­l’i­so­la. Ci fu un incon­tro sul­la bar­ca Main dove sco­prii una cuci­na mega­ga­lat­ti­ca, nel sen­so di attrez­za­tu­ra, gran­dez­za, como­di­tà, da gran­de risto­ran­te. Quel­l’an­no la casa pan­te­sca di Arma­ni fu qua­si avvol­ta dal­le fiam­me di un incendio.
Con mol­ta discre­zio­ne Arma­ni donò un cospi­cuo fon­do al Comu­ne per pre­ve­ni­re le neces­si­tà da incen­di in zone abi­ta­te e per rea­liz­za­re impian­ti per i bam­bi­ni pan­te­schi. In silen­zio, come era soli­to fare. 
E anco­ra in que­sta occa­sio­ne si ripe­tè. Mi pre­sen­tai anco­ra sot­to­li­nean­do la “comu­ne pia­cen­ti­ni­tà” di nasci­ta, ma giro­va­go per lavo­ro. Mi doman­dò qua­le era il mio lavo­ro. Gli rispo­si: il vino. A quel pun­to por­tò me e gli altri in cuci­na e ebbi modi di sco­pri­re un ango­lo “ben for­ni­to” del­la can­ti­na del signor Arma­ni che mi sarà dif­fi­ci­le dimenticare.