The Dammuso Circle scrive alla Regione Siciliana e al Ministero delle Infrastrutture: Pantelleria non chiede…
Pantelleria e le crociere: prima di tutto, capire se l’isola può sostenerle
30/09/2026Pantelleria e le crociere: prima di tutto, capire se l’isola può sostenerle
La recente presentazione di Pantelleria e Lampedusa al mercato crocieristico internazionale merita attenzione, ma soprattutto prudenza.
Il progetto viene presentato come rivolto al segmento delle small ships, boutique e luxury cruises, quindi a navi più piccole rispetto alla crocieristica tradizionale. È certamente una differenza importante, ma non sufficiente, da sola, a rendere l’iniziativa automaticamente compatibile con Pantelleria.
Il punto vero non è stabilire se una nave possa arrivare davanti all’isola. Il punto è capire se Pantelleria sia davvero in grado di gestire in modo sostenibile nuovi flussi di visitatori concentrati in poche ore.
Esperienze di altre piccole isole mediterranee mostrano che le navi possono restare alla fonda e sbarcare i passeggeri attraverso i tender. Ma il fatto che una soluzione sia tecnicamente possibile altrove non significa che sia automaticamente adatta a Pantelleria.
La nostra isola ha limiti evidenti: viabilità ridotta, difficoltà nella distribuzione dell’acqua, problemi nella gestione dei rifiuti, servizi che in alcuni periodi dell’anno sono già sotto pressione, un territorio fragile e luoghi che non possono essere sottoposti a carichi indiscriminati.
Per questo, prima di parlare di opportunità, occorre conoscere dati molto più precisi.
Quante navi? Quanti passeggeri per scalo? Quanti scali in un anno? In quali mesi? Dove resterebbero le navi? Dove avverrebbe lo sbarco? Quale sistema di trasporto verrebbe utilizzato sull’isola? Quali luoghi sarebbero interessati dalle escursioni? E soprattutto: chi stabilirebbe i limiti e chi ne garantirebbe il rispetto nel tempo?
C’è anche un rischio che va evitato: utilizzare espressioni come “turismo di qualità” o “lusso” come se fossero, di per sé, una garanzia di sostenibilità.
Una nave con 150 o 200 passeggeri resta comunque un flusso concentrato, che arriva in un momento preciso e deve essere gestito con attenzione.
Per questo, se il progetto dovesse andare avanti, sarebbe necessario immaginare fin dall’inizio un modello diverso da quello delle escursioni di massa: gruppi numericamente limitati, distribuiti contemporaneamente su più itinerari, in modo da evitare concentrazioni nei luoghi più delicati.
Pantelleria avrebbe le caratteristiche per costruire percorsi differenziati: paesaggio agricolo e dammusi, archeologia, cantine e passito, capperi e produzioni locali, Parco, terme, borghi, artigianato e gastronomia. L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare più attrazioni e più punti di visita, anziché convogliare tutti i passeggeri negli stessi tre o quattro luoghi.
Anche la durata dello scalo merita una riflessione. Le classiche soste di poche ore, spesso attorno alle otto, rischiano di produrre visite rapide e concentrate. Soste più lunghe potrebbero invece consentire una distribuzione migliore dei flussi, dare a un maggior numero di persone la possibilità di visitare siti diversi e favorire una ricaduta economica più diffusa sul territorio.
Questo richiederebbe però una vera organizzazione: guide, trasporti, prenotazioni, accessi contingentati dove necessario, coordinamento tra operatori e una programmazione condivisa.
Anche il richiamo alla destagionalizzazione va valutato con attenzione. In linea teorica, concentrare eventuali scali tra aprile e giugno e tra settembre e novembre, evitando luglio e agosto, potrebbe ridurre la pressione nei mesi di punta. Ma destagionalizzare non significa semplicemente portare più persone sull’isola in altri mesi: significa avere servizi e attività effettivamente pronti ad accoglierle.
Pantelleria deve quindi evitare di adattare se stessa alle esigenze del mercato crocieristico.
Prima viene l’isola, poi eventualmente il progetto.
Se si vorrà proseguire su questa strada, sarà necessario fissare in anticipo condizioni molto chiare: numero massimo di passeggeri, numero massimo di scali, periodi dell’anno, un solo approdo per volta, gruppi di visita contingentati, modalità di sbarco, gestione dei trasporti e tutela dei luoghi più sensibili.
Sarebbe inoltre opportuno che, prima di definire il modello, venisse avviato un confronto concreto con associazioni locali, operatori turistici, categorie economiche e soggetti che conoscono il territorio, così da capire non soltanto se l’iniziativa sia tecnicamente possibile, ma se possa produrre benefici reali senza alterare gli equilibri dell’isola.
Non basta sapere che una nave può arrivare.
Bisogna capire come arriva, quante persone porta, dove vanno, per quanto tempo restano e quale Pantelleria vogliamo far conoscere.
The Dammuso Circle

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