Il 4 agosto Alice Bernardo inaugura VENTUNO – XXI e si racconta

Il 4 agosto Alice Bernardo inaugura VENTUNO – XXI e si racconta

03/08/2026 0 Di Francesca Marrucci

L’Arte come domanda: intervista ad Alice Bernardo in occasione dell’inaugurazione della mostra VENTUNO il 4 agosto a Scauri

di Fran­ce­sca Marrucci

Ali­ce è tor­na­ta. Lo dicia­mo un’al­tra vol­ta. Ali­ce Ber­nar­do va e vie­ne, non solo fisi­ca­men­te, dal­l’i­so­la. Quel­la di Ali­ce è un’a­ni­ma bel­la, inquie­ta, crea­ti­va all’e­stre­mo, che vive di sti­mo­li, sco­per­te, nuo­ve avven­tu­re. Ali­ce non soprav­vi­ve, vive. Non si accon­ten­ta, non si cro­gio­la nel­le tan­te atti­vi­tà impren­di­to­ria­li e cul­tu­ra­li che ha costrui­to in que­sti anni come una for­tez­za con­tro la ras­se­gna­zio­ne che spes­so col­pi­sce gli iso­la­ni, lei va sem­pre oltre, si met­te alla pro­va. Cresce.

E allo­ra lo dicia­mo di nuo­vo: Ali­ce è tor­na­ta. Si pre­sen­ta di nuo­vo a noi nel­la sua veste più inti­ma, crea­ti­va e rifles­si­va, si met­te a nudo, come solo un arti­sta sa fare e si espo­ne, con­vin­ta che ogni vita abbia tan­to da dire, per­si­no nel silenzio.

Doma­ni, 4 ago­sto, a Scau­ri, nel­l’ex-pani­fi­cio di Mar­ro­ne, inau­gu­ra VENTUNO – XXI e ce ne par­la, o alme­no pro­va a par­lar­ce­ne, per­ché un’o­pe­ra con­cet­tua­le è qua­si una bla­sfe­mia spie­gar­la. XXI è Ali­ce. Ve ne ren­de­re­te con­to anche voi, nel visi­ta­re l’e­spo­si­zio­ne che chiu­de­rà il 25 ago­sto, tut­ti i gior­ni dal­le 18,00 alle 23,00 in Via Sali­ta San Gae­ta­no a Scauri.

Un nuovo progetto, una mostra ma non solo. Di cosa si tratta?

La mia pri­ma mostra, dal tito­lo VIVI, risa­le all’agosto del 2014 e fu inau­gu­ra­ta al Castel­lo di Pan­tel­le­ria. Ricor­do anco­ra la gran­de sod­di­sfa­zio­ne: si crea­ro­no per­fi­no del­le file per entra­re nel­la came­ra espe­rien­zia­le e mi stu­pi­va vede­re per­so­ne usci­re pian­gen­do o tor­na­re più di una vol­ta. Fu un suc­ces­so anche dal pun­to di vista del­le ven­di­te: allo­ra le mie ope­re ave­va­no prez­zi più acces­si­bi­li e riu­scii a ven­der­le qua­si tutte.

La secon­da mostra, SE-MEN, arri­vò l’8 mar­zo 2015 alla Media­te­ca. Ave­vo scel­to un perio­do non turi­sti­co per­ché vole­vo capi­re se avrei rice­vu­to la stes­sa rispo­sta, e così fu. C’erano instal­la­zio­ni, video­pro­ie­zio­ni e la stan­za del ven­to: uti­liz­zai ogni spa­zio, tra­sfor­man­do­lo in una par­te dell’esperienza.

Poi mi sono fer­ma­ta e ho intra­pre­so la stra­da com­mer­cia­le. Oggi rico­no­sco quan­to quel per­cor­so sia sta­to impor­tan­te: mi ha per­mes­so di met­te­re i pie­di per ter­ra e di impa­ra­re a fare i con­ti non sol­tan­to con i nume­ri, ma anche con me stes­sa e con i miei limiti.

Poi c’è stata ZERO lo scorso anno…

Sì, nel dicem­bre del 2025, dopo die­ci anni, è arri­va­ta la mia ter­za mostra: ZERO. Come sede ho scel­to il nego­zio di via Napo­li 2, che tut­ti cono­sce­va­no come “Fir­ma­to Ali­ce”. Un luo­go che mi ha dato tan­to e che tan­to mi ha tolto.

ZERO è sta­ta una mostra par­ti­co­la­re. Tut­to si svol­ge­va al buio: per vede­re e leg­ge­re, i visi­ta­to­ri entra­va­no con una pic­co­la tor­cia. Come sem­pre, ave­vo scel­to con cura anche la musi­ca che accom­pa­gna­va il per­cor­so. Io ero lì, immo­bi­le nel buio, come un’opera tra le altre. Sede­vo con il capo coper­to e davan­ti a me c’era un sem­pli­ce car­tel­lo: “Si pre­ga di non distur­ba­re”, una fra­se dal dupli­ce signi­fi­ca­to. Vole­vo ricrea­re un luo­go solen­ne, nel qua­le il buio si unis­se al silen­zio del­le persone.

Negli ex came­ri­ni di pro­va si tro­va­va la Matri­ce. I qua­dri, inve­ce, ave­va­no sol­tan­to tito­li nume­ri­ci: 1, 2, 3… fino al nume­ro 10. Men­tre rima­ne­vo sedu­ta, osser­va­vo i visi­ta­to­ri e cer­ca­vo di capi­re che cosa riu­scis­se­ro dav­ve­ro a vede­re. C’era anche un qua­dro nasco­sto, nota­to sol­tan­to da pochi: mol­te per­so­ne si fer­ma­no davan­ti a ciò che appa­re, ma non guar­da­no die­tro, dove potreb­be celar­si altro.

Per me ZERO è sta­ta un’esperienza che non pos­so defi­ni­re né una fine né un ini­zio. Era sem­pli­ce­men­te zero. Eppu­re, quel­la vol­ta, con­ta­vo fino a dieci.

E VENTUNO – XXI? Come nasce?

Ades­so, il 4 ago­sto, gior­no del mio qua­ran­ta­no­ve­si­mo com­plean­no, inau­gu­ro una nuo­va mostra: VENTUNO. Un altro nume­ro? Mol­ti si chie­de­ran­no che cosa signi­fi­chi. Qual­cu­no mi ha det­to: “È il peso dell’anima”. Sì, anche. Ma non sol­tan­to. Di que­sta mostra non so anco­ra par­la­re fino in fon­do, per­ché VENTUNO non è una rispo­sta. È una doman­da. E la pri­ma doman­da è:

Che cos’è l’Arte? E chi è l’Artista?

Quale ti aspetti sarà la reazione di chi verrà a XXI?

Anche duran­te la mostra pre­ce­den­te ho visto uomi­ni e don­ne com­muo­ver­si, usci­re tra­sfor­ma­ti o ritor­na­re più vol­te. Per VENTUNO, più che una rea­zio­ne pre­con­fe­zio­na­ta, mi aspet­to di con­di­vi­de­re una ricerca.

Finita la mostra cosa succederà? Cosa farà Alice?

Io? Mi lascio libera.