L’illusione della conoscenza nell’era dell’ignoranza digitale

L’illusione della conoscenza nell’era dell’ignoranza digitale

27/07/2026 1 Di Angelo Parisi

L’illusione della conoscenza nell’era dell’ignoranza digitale

Come la rete e i social si sono trasformati in trappole di pigrizia mentale, alimentando complottismo e intolleranza

di Ange­lo Parisi

Lo ammet­to, mi sono sba­glia­to. Mi ero illu­so che l’essere uma­no fos­se asse­ta­to di cono­scen­za e che, per dis­se­tar­si, aves­se solo biso­gno di acce­de­re libe­ra­men­te a dati e docu­men­ti. Risor­se un tem­po riser­va­te a pochi elet­ti, a chi pote­va per­met­ter­si di fre­quen­ta­re gran­di libre­rie, biblio­te­che e pub­bli­ca­zio­ni scientifiche.
Pen­sa­vo che la rete e i social potes­se­ro col­ma­re que­sto diva­rio, offren­do a chiun­que, a pre­scin­de­re dal­le pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che, la pos­si­bi­li­tà di stu­dia­re, capi­re e crescere.
Inve­ce, con il pas­sa­re degli anni, il web e i social si sono rive­la­ti un boo­me­rang. Han­no ali­men­ta­to la pigri­zia men­ta­le e per­mes­so a pochi sog­get­ti di fare pro­se­li­ti, dif­fon­den­do fal­si­tà e teo­rie stram­pa­la­te che han­no fat­to pre­sa su trop­pe persone.

Dalla Terra piatta alle lampade a LED: il rifiuto della scienza

Ecco per­ché ci ritro­via­mo con chi rin­ne­ga seco­li di scien­za soste­nen­do che la Ter­ra sia piat­ta, igno­ran­do che già gli anti­chi mate­ma­ti­ci e filo­so­fi gre­ci ne cal­co­la­ro­no il rag­gio con una pre­ci­sio­ne disarmante.
C’è chi cre­de che l’uo­mo non sia mai usci­to dall’atmosfera ter­re­stre, nega lo sbar­co sul­la Luna e defi­ni­sce fal­se le imma­gi­ni dei satel­li­ti o del­la Sta­zio­ne Spa­zia­le. C’è per­si­no chi si con­vin­ce che il Sole e la Luna sia­no solo due enor­mi lam­pa­de a LED pron­te ad accen­der­si e spe­gner­si a comando.
Eppu­re baste­reb­be pochis­si­mo per veri­fi­ca­re la real­tà. Baste­reb­be ripe­te­re gli espe­ri­men­ti dei gre­ci o osser­va­re il cie­lo come fece­ro i babi­lo­ne­si, usan­do stru­men­ti sem­pli­ci come un baston­ci­no pian­ta­to a ter­ra e misu­ran­do­ne l’om­bra a mez­zo­gior­no in due luo­ghi diver­si di cui si cono­sce la distanza.

L’odio dei predicatori e la manipolazione dei concetti

Non mi stu­pi­sce, allo­ra, che in un simi­le sub­stra­to cul­tu­ra­le rie­sca­no ad ave­re la meglio i pre­di­ca­to­ri d’odio con il loro revi­sio­ni­smo sto­ri­co disar­man­te. Come ex gene­ra­li dell’esercito che si van­ta­no di tre lau­ree ma, inve­ce di dif­fon­de­re cul­tu­ra, semi­na­no odio.
Par­la­no di “nor­ma­li­tà” e “anor­ma­li­tà”, come se in natu­ra esi­stes­se un cri­te­rio asso­lu­to per defi­nir­le. La nor­ma­li­tà è un con­cet­to rela­ti­vo e non può esse­re ridot­ta a un sem­pli­ce dato sta­ti­sti­co per giu­sti­fi­ca­re pregiudizi.
Soste­ne­re che una per­so­na omo­ses­sua­le sia “anor­ma­le” solo per­ché la mag­gio­ran­za si defi­ni­sce ete­ro­ses­sua­le è una pura spe­cu­la­zio­ne. Soste­ne­re che non ser­va­no dirit­ti per­ché si può gui­da­re o far­si cura­re in ospe­da­le è un’as­sur­di­tà: se vales­se que­sta logi­ca, nean­che gli ete­ro­ses­sua­li dovreb­be­ro ave­re altri dirit­ti al di fuo­ri del­la paten­te e del­le cure mediche.

Un’identità meticcia: la vera storia d’Italia e di Roma

Iden­ti­fi­ca­re l’i­ta­lia­ni­tà con un’u­ni­ca etnia o colo­re del­la pel­le signi­fi­ca can­cel­la­re mil­len­ni di sto­ria. Chi ama richia­ma­re la gran­dez­za del­l’an­ti­ca Roma dimen­ti­ca che i cit­ta­di­ni roma­ni appar­te­ne­va­no a popo­li diver­si com­pre­si tra il Nord Euro­pa e il Nord Afri­ca. Gli abi­tan­ti di Egit­to, Libia, Tuni­sia o Maroc­co era­no cit­ta­di­ni del­l’im­pe­ro e cir­co­la­va­no libe­ra­men­te a Roma, sen­za che nes­su­no dices­se loro di “remi­gra­re” a casa pro­pria, per­ché Roma era la loro casa.
Signi­fi­ca anche dimen­ti­ca­re i tan­ti popo­li che si sono inse­dia­ti nel­la nostra peni­so­la: gre­ci, feni­ci, car­ta­gi­ne­si, van­da­li, nor­man­ni, fran­ce­si, spa­gno­li, ger­ma­ni e ara­bi, tut­ti fon­da­men­ta­li nel pla­sma­re l’i­den­ti­tà ita­lia­na moderna.
E signi­fi­ca per­si­no dimen­ti­ca­re le pagi­ne buie del­la sto­ria recen­te, quan­do l’e­span­sio­ne colo­nia­le fino al Cor­no d’A­fri­ca este­se la cit­ta­di­nan­za a libi­ci ed etio­pi. Il colo­re del­la pel­le non basta per defi­ni­re l’i­den­ti­tà di un Paese.

Religione, laicità e il tempo negato alla verifica

Lo stes­so vale per la religione. 
Il cri­stia­ne­si­mo non era la fede degli anti­chi roma­ni, che era­no inve­ce poli­tei­sti al pun­to da costrui­re il Pan­theon pro­prio per acco­glie­re tut­ti gli dei. 
Il cri­stia­ne­si­mo è nato in Medio Orien­te ed è sta­to por­ta­to a Roma da colo­ro che oggi ver­reb­be­ro defi­ni­ti migran­ti, giun­ti via mare e per­se­gui­ta­ti per seco­li da chi vole­va man­te­ne­re la tra­di­zio­ne politeista.
Chi si appel­la a quel­la cul­tu­ra, quin­di, non può pre­ten­de­re l’o­mo­ge­nei­tà religiosa. 
Biso­gne­reb­be poi esse­re coe­ren­ti e ricor­da­re che la nostra Costi­tu­zio­ne, frut­to del­le tra­di­zio­ni, garan­ti­sce la lai­ci­tà del­lo Sta­to e la liber­tà di cul­to per tutti.
Baste­reb­be­ro due minu­ti di ricer­ca sul web per far emer­ge­re le con­trad­di­zio­ni di cer­te teo­rie e smentirle. 
Due minu­ti che in trop­pi con­ti­nua­no a non voler dedicare.