Mediterraneo d’Autore, ultima pagina. Riflessioni

Mediterraneo d’Autore, ultima pagina. Riflessioni

06/07/2026 0 Di Lucia Boldi

Mediterraneo d’Autore, ultima pagina

di Lucia Boldi

Alla ter­za e ulti­ma gior­na­ta non c’ero. Per­ciò, se pos­si­bi­le, oggi sono anco­ra più (dis)informata del soli­to. Dopo aver rac­con­ta­to le pri­me due da spet­ta­tri­ce (dis)informata, que­sta vol­ta ho lascia­to che fos­se­ro altri a riem­pi­re le sedie dell’Hangar Nervi.

Mi resta, però, un’impressione com­ples­si­va. Medi­ter­ra­neo d’Autore ha por­ta­to a Pan­tel­le­ria nomi impor­tan­ti del gior­na­li­smo, del­la poli­ti­ca, del­la cul­tu­ra e del­le isti­tu­zio­ni. Per tre gior­ni Pan­tel­le­ria, que­sta pic­co­la e bel­lis­si­ma iso­la di ottan­ta­quat­tro chi­lo­me­tri qua­dra­ti, è diven­ta­ta il pun­to d’incontro di tan­te voci diver­se, un luo­go impor­tan­te di con­fron­to nazio­na­le. E que­sto è già un risul­ta­to non scontato.

In que­sti tre gior­ni si è par­la­to di Trump, guer­re, immi­gra­zio­ne, Euro­pa, diplo­ma­zia, intel­li­gen­za arti­fi­cia­le e nuo­vi equi­li­bri mon­dia­li. Temi enor­mi. Qual­cu­no avrà tro­va­to rispo­ste, io no; qual­cun altro, for­se, nuo­ve domande.

Ho capi­to, però, che il pro­ta­go­ni­sta del­la ras­se­gna non era il Medi­ter­ra­neo che bagna Pan­tel­le­ria, quel­lo che ogni sera ci rega­la un tra­mon­to diver­so. Era il gran­de Medi­ter­ra­neo: quel­lo del­la geo­po­li­ti­ca, del­le migra­zio­ni, del­le guer­re, dell’economia e del­la diplo­ma­zia. Un mare che da mil­len­ni uni­sce popo­li, cul­tu­re e reli­gio­ni e, allo stes­so tem­po, li divi­de con con­flit­ti, inte­res­si e frontiere.

For­se il sen­so del­la ras­se­gna era pro­prio que­sto: non fer­mar­si ai pro­ble­mi dell’isola, ma usa­re Pan­tel­le­ria come un osser­va­to­rio pri­vi­le­gia­to per guar­da­re ai pro­ble­mi del mon­do. Pen­sa­re in gran­de. E, da que­sto pun­to di vista, l’obiettivo è sta­to cer­ta­men­te raggiunto.

Del resto, Pan­tel­le­ria il Medi­ter­ra­neo non lo osser­va da lon­ta­no: lo vive ogni gior­no, nel­le sue bel­lez­ze e nel­le sue con­trad­di­zio­ni, nei col­le­ga­men­ti dif­fi­ci­li, nell’accoglienza, nel­le par­ten­ze e negli incon­tri. È un’isola pic­co­la, ma affac­cia­ta su un mare che da sem­pre deci­de il desti­no dei popoli.

Se il festi­val tor­ne­rà, mi augu­ro che con­ti­nui a cre­sce­re. E che, accan­to ai gran­di temi del­la poli­ti­ca inter­na­zio­na­le, riser­vi sem­pre più spa­zio anche al luo­go che lo ospi­ta. Per­ché Pan­tel­le­ria non è sol­tan­to la sede di Medi­ter­ra­neo d’Autore: è Mediterraneo.

Ades­so l’Hangar Ner­vi tor­ne­rà al suo silen­zio. I riflet­to­ri si spe­gne­ran­no, i libri rima­sti tor­ne­ran­no negli sca­to­lo­ni, i rela­to­ri ripren­de­ran­no gli aerei e Pan­tel­le­ria farà quel­lo che le rie­sce meglio: smet­te­re di par­la­re del Medi­ter­ra­neo… e rico­min­cia­re sem­pli­ce­men­te a viverlo.

Io, inve­ce, mi por­to a casa qual­che appun­to, qual­che rifles­sio­ne e una curio­si­tà irri­sol­ta: il ter­zo abi­to di Myr­ta Merlino.