Tra lacrime e mare, Pantelleria inaugura “Profondo”

26/06/2026 0 Di Lucia Boldi

Tra lacrime e mare, Pantelleria inaugura “Profondo”, il secondo murale di San Giacomo

di Lucia Boldi

Le lacri­me del sin­da­co Fabri­zio D’Ancona, la voce incri­na­ta del­la con­si­glie­ra Nadia Fer­ran­des e un mura­le che rac­con­ta il mare nel­le sue infi­ni­te pro­fon­di­tà. È sta­ta un’inaugurazione inten­sa quel­la di ieri sera nel quar­tie­re San Gia­co­mo, dove è sta­to sve­la­to “Pro­fon­do”, il secon­do mura­le del pro­get­to che tra­sfor­me­rà le fac­cia­te del­le case popo­la­ri in una gal­le­ria d’arte a cie­lo aperto.

L’autore, Rober­to Cired­du, in arte Cire­dz, non era pre­sen­te. Poche ore pri­ma ave­va già lascia­to Pan­tel­le­ria, diret­to in Sici­lia e poi in Olan­da per nuo­vi pro­get­ti arti­sti­ci. Le sue paro­le, rac­col­te nei set­te gior­ni tra­scor­si sull’isola, han­no però accom­pa­gna­to ideal­men­te la cerimonia.

L’emozione ha attra­ver­sa­to tut­ta la sera­ta. A far affio­ra­re le lacri­me del sin­da­co Fabri­zio D’Ancona è sta­to il rac­con­to del coman­dan­te del­la Capi­ta­ne­ria di Por­to, Clau­dio Mar­ro­ne, che insie­me ai suoi uomi­ni — i suoi “ange­li del mare” — ha rie­vo­ca­to le dram­ma­ti­che ope­ra­zio­ni di soc­cor­so del nau­fra­gio dell’aprile 2011, quan­do un bar­co­ne di migran­ti si are­nò all’Arenella. Le sue paro­le han­no ripor­ta­to alla memo­ria una del­le pagi­ne più dolo­ro­se vis­su­te dall’isola. Anche Nadia Fer­ran­des si è com­mos­sa dedi­can­do ideal­men­te il mura­le al padre, scom­par­so da poco.

L’opera nasce dall’incontro tra l’artista e Pan­tel­le­ria. «Ave­va­mo pre­pa­ra­to alcu­ne boz­ze — rac­con­ta Cire­dz — ma ho volu­to aspet­ta­re di arri­va­re sull’isola pri­ma di sce­glie­re cosa dipin­ge­re. Già dall’aereo ho sen­ti­to un’energia for­tis­si­ma. Io sono un iso­la­no e tra la Sar­de­gna occi­den­ta­le e Pan­tel­le­ria ho per­ce­pi­to mol­te affinità.»

Da quel­la sen­sa­zio­ne è nato “Pro­fon­do”, un tito­lo che rac­chiu­de la pro­fon­di­tà del mare ma anche quel­la uma­na di chi vive quest’isola.

Nel­le sue ope­re Cire­dz riflet­te spes­so sul rap­por­to tra natu­ra e uomo. Se il cemen­to rap­pre­sen­ta «il sim­bo­lo del nostro sog­gior­no sul pia­ne­ta», a Pan­tel­le­ria, dice sen­za esi­ta­zio­ne, «ha vin­to la natu­ra». Per­fi­no il sole ha impo­sto i suoi rit­mi di lavo­ro, costrin­gen­do­lo a inter­rom­pe­re la pit­tu­ra nel­le ore più calde.

Ad affa­sci­nar­lo sono sta­ti soprat­tut­to i colo­ri mute­vo­li del­la ter­ra e del­le pie­tre pan­te­sche. Un’impressione che non si tra­du­ce in una ripro­du­zio­ne fede­le dei colo­ri dell’isola, ma nell’energia che attra­ver­sa il mura­le, svi­lup­pa­to secon­do la sua per­so­na­le ricer­ca cro­ma­ti­ca nei toni del blu e del grigio.

Per Cire­dz un’opera pub­bli­ca non deve esse­re eter­na. «L’arte mura­le nasce, vive e muo­re. Mi pia­ce­reb­be tor­na­re qui tra qual­che anno per vede­re come il sole e la sal­se­di­ne avran­no tra­sfor­ma­to il dipin­to. Anche quel­lo sarà par­te dell’opera.»
Set­te gior­ni sono basta­ti per rea­liz­zar­la, ma anche per sen­tir­si a casa. «Mi è dispia­ciu­to ripar­ti­re subi­to. Avrei volu­to cono­sce­re anco­ra meglio Pantelleria.»

La cura­tri­ce Patri­zia Impa­sta­to rac­con­ta di aver scel­to Cire­dz per la sua capa­ci­tà di tra­sfor­ma­re gli ele­men­ti natu­ra­li in un lin­guag­gio essen­zia­le e raf­fi­na­to. «Ha una sen­si­bi­li­tà straor­di­na­ria nel­le varia­zio­ni tona­li e lavo­ra com­ple­ta­men­te a mano libe­ra, lascian­do­si gui­da­re dall’energia del luo­go. È una per­so­na riser­va­ta, gene­ro­sa, che non ama met­ter­si in mostra: pre­fe­ri­sce che par­li­no le sue opere.»

Il pro­get­to, for­te­men­te volu­to dal­la con­si­glie­ra Nadia Fer­ran­des, pro­se­gui­rà con altri due mura­les. Le quat­tro pare­ti del quar­tie­re San Gia­co­mo diven­te­ran­no così una gal­le­ria per­ma­nen­te a cie­lo aper­to, affi­da­ta ogni vol­ta a un arti­sta inter­na­zio­na­le diver­so, chia­ma­to a lascia­re a Pan­tel­le­ria una per­so­na­le inter­pre­ta­zio­ne dell’isola.

A chiu­de­re la pre­sen­ta­zio­ne è sta­to il raf­fi­na­to inter­ven­to dell’assessore alla Cul­tu­ra Ade­le Pine­da, che ha riper­cor­so il signi­fi­ca­to del mare nel­la let­te­ra­tu­ra, da I Mala­vo­glia a Ulis­se fino alla Divi­na Com­me­dia: un mare che acco­glie e resti­tui­sce, che sal­va ma può anche togliere.

Ieri sera non è sta­to inau­gu­ra­to sol­tan­to un mura­le. Si è par­la­to di mare, di padri, di vite sal­va­te e di vite per­du­te. È il segno che “Pro­fon­do”, anco­ra pri­ma di entra­re nel pae­sag­gio di San Gia­co­mo, è già entra­to nel­la memo­ria emo­ti­va di Pantelleria.