Bukkuràm riapre le sue gallerie: un luogo dove imparare la pace

25/06/2026 1 Di Lucia Boldi

Bukkuràm riapre le sue gallerie

Non un monumento alla guerra, ma un luogo dove imparare la pace

di Lucia Boldi

Ieri, mer­co­le­dì 24 giu­gno, è sta­to inau­gu­ra­to il bun­ker-museo di Buk­ku­ràm, il nuo­vo spa­zio dedi­ca­to alla memo­ria sto­ri­ca di Pan­tel­le­ria, resti­tui­to alla comu­ni­tà gra­zie al lavo­ro dell’Associazione Bar­ba­ca­ne in col­la­bo­ra­zio­ne con il Par­co Nazio­na­le Iso­la di Pan­tel­le­ria. Tan­ti i cit­ta­di­ni pre­sen­ti, spin­ti dal­la curio­si­tà di entra­re per la pri­ma vol­ta in un luo­go rima­sto nasco­sto per decen­ni e oggi tra­sfor­ma­to in un per­cor­so musea­le capa­ce di rac­con­ta­re uno dei capi­to­li più inten­si del­la sto­ria dell’isola.

Alla ceri­mo­nia sono inter­ve­nu­ti il pre­si­den­te dell’Associazione Bar­ba­ca­ne, Car­mi­ne Acier­no, il pre­si­den­te del Par­co Nazio­na­le Iso­la di Pan­tel­le­ria, Ita­lo Cuc­ci, il diret­to­re del Par­co Car­mi­ne Vita­le e il sin­da­co Fabri­zio D’Ancona, ognu­no offren­do una diver­sa chia­ve di let­tu­ra di un pro­get­to che guar­da al pas­sa­to ma par­la soprat­tut­to al futuro.

Quan­do Car­mi­ne Acier­no rac­con­ta Buk­ku­ràm non par­la mai sem­pli­ce­men­te di un recu­pe­ro edi­li­zio. Par­la di memoria.

“Mi sono emo­zio­na­to come un archeo­lo­go davan­ti a un impor­tan­te reper­to sto­ri­co”, ha con­fes­sa­to, ricor­dan­do la pri­ma vol­ta in cui è entra­to in quel­la strut­tu­ra sca­va­ta nel­la mon­ta­gna. Un’emozione nata non dal ritro­va­men­to di reper­ti ecce­zio­na­li, ma dal­la con­sa­pe­vo­lez­za di aver ripor­ta­to alla luce un luo­go rima­sto pra­ti­ca­men­te immu­ta­to per decenni.

L’idea di inter­ve­ni­re su Buk­ku­ràm è nata dopo il suc­ces­so del recu­pe­ro del­la posta­zio­ne del­la Vela. Da lì la deci­sio­ne di affron­ta­re un pro­get­to anco­ra più ambi­zio­so: resti­tui­re alla col­let­ti­vi­tà una posta­zio­ne inca­ver­na­ta e l’intera area cir­co­stan­te, in stret­ta col­la­bo­ra­zio­ne con il Par­co Nazio­na­le. Il sito si tro­va­va in com­ple­to sta­to di abban­do­no da oltre vent’anni, con l’ingresso dete­rio­ra­to e gli ambien­ti inva­si da detri­ti. Mesi di boni­fi­ca, puli­zia e sani­fi­ca­zio­ne han­no per­mes­so di ren­der­lo nuo­va­men­te acces­si­bi­le al pubblico.

Ma, come spie­ga Acier­no, il risul­ta­to più impor­tan­te non è sta­to quel­lo materiale.

Duran­te i lavo­ri non sono emer­si sol­tan­to reper­ti del­la vita mili­ta­re del bun­ker. Sono rie­mer­si soprat­tut­to i ricor­di del­le per­so­ne. Mol­ti abi­tan­ti han­no ini­zia­to a rac­con­ta­re epi­so­di tra­man­da­ti dai geni­to­ri e dai non­ni, con­tri­buen­do a rico­strui­re una memo­ria col­let­ti­va che rischia­va di anda­re per­du­ta. “Die­tro ogni strut­tu­ra mili­ta­re – sot­to­li­nea – non ci sono sol­tan­to ope­re e stra­te­gie, ma soprat­tut­to per­so­ne.” È que­sto il valo­re più pro­fon­do del pro­get­to: tra­sfor­ma­re un luo­go nato per la guer­ra in uno spa­zio dove la sto­ria tor­na ad ave­re un vol­to umano.

Ed è pro­prio que­sta sen­sa­zio­ne che accom­pa­gna il visi­ta­to­re fin dal pri­mo pas­so den­tro il bunker.
Le pare­ti, segna­te dall’umidità, custo­di­sco­no armi, elmet­ti, pro­iet­ti­li e docu­men­ti d’epoca. Un moni­tor pro­iet­ta le testi­mo­nian­ze di chi ha vis­su­to que­gli anni o ne con­ser­va anco­ra la memo­ria fami­lia­re. Quan­do si imboc­ca inve­ce la lun­ga gal­le­ria sca­va­ta nel­la mon­ta­gna, pri­ma anco­ra di vede­re, si sen­te. Un odo­re inten­so di pie­tra chiu­sa, di umi­di­tà, qua­si di tem­po fer­mo, inva­de le nari­ci. È un’atmosfera sospe­sa, miste­rio­sa, come se quel­le pare­ti con­ser­vas­se­ro anco­ra il respi­ro del­le per­so­ne che vi cer­ca­ro­no rifu­gio più di ottan­ta anni fa.

Tan­tis­si­mi i visi­ta­to­ri pre­sen­ti ieri pome­rig­gio. Tra le testi­mo­nian­ze, quel­la di Eri­na Alman­za, che vive da sem­pre nel­la con­tra­da Buk­ku­ràm. Da bam­bi­na fre­quen­ta­va le scuo­le ele­men­ta­ri ospi­ta­te nel­le caser­me pro­prio di fron­te al bun­ker. Eppu­re, rac­con­ta di non aver mai sapu­to che sot­to quel­la col­li­na esi­stes­se un intrec­cio di gal­le­rie. Pas­seg­gia­va spes­so in quel­la zona sen­za imma­gi­na­re che, pochi metri più in bas­so, fos­se custo­di­ta una par­te così impor­tan­te del­la sto­ria dell’isola.

Com­mo­ven­te il ricor­do di Fran­ce­sco Casa­no e del­la sorel­la Anna. I due che abi­ta­no a poche cen­ti­na­ia di metri dal bun­ker han­no rac­con­ta­to di quan­do la loro non­na pre­pa­ra­va e ven­de­va can­no­li con la ricot­ta ai sol­da­ti che allog­gia­va­no nel­le caser­me vici­ne, con­ti­nuan­do a far­lo per­fi­no duran­te i bom­bar­da­men­ti. Pic­co­li epi­so­di di vita quo­ti­dia­na che resti­tui­sco­no la dimen­sio­ne uma­na del­la guer­ra più di qual­sia­si reper­to esposto.

Nel suo inter­ven­to Acier­no ha affron­ta­to anche una doman­da ine­vi­ta­bi­le: per­ché recu­pe­ra­re oggi bun­ker e strut­tu­re mili­ta­ri, men­tre il mon­do con­ti­nua a cono­sce­re nuo­vi conflitti?

La rispo­sta è chia­ra: “Non voglia­mo glo­ri­fi­ca­re la guer­ra”, ha riba­di­to Acier­no. “Que­sti luo­ghi devo­no diven­ta­re stru­men­ti di conoscenza.”

Il pre­si­den­te del­la Bar­ba­ca­ne ha spie­ga­to che visi­ta­re un bun­ker signi­fi­ca com­pren­de­re con­cre­ta­men­te cosa abbia rap­pre­sen­ta­to la guer­ra per inte­re gene­ra­zio­ni e ricor­da­re che pace, liber­tà e demo­cra­zia non sono con­qui­ste defi­ni­ti­ve, ma valo­ri da custo­di­re ogni gior­no. Il suo auspi­cio è che soprat­tut­to i gio­va­ni entri­no in que­ste gal­le­rie con curio­si­tà e ne esca­no con rispet­to, con una mag­gio­re con­sa­pe­vo­lez­za del pas­sa­to e del valo­re del­la pace. “Cono­sce­re il pas­sa­to – ha con­clu­so – è fon­da­men­ta­le per costrui­re un futu­ro più con­sa­pe­vo­le e responsabile.”

Secon­do Acier­no, Pan­tel­le­ria pos­sie­de anco­ra un patri­mo­nio sto­ri­co-mili­ta­re in par­te sco­no­sciu­to. Buk­ku­ràm rap­pre­sen­ta sol­tan­to un pri­mo pas­so. L’auspicio è che altri siti pos­sa­no esse­re recu­pe­ra­ti gra­zie alla col­la­bo­ra­zio­ne tra isti­tu­zio­ni, asso­cia­zio­ni e volon­ta­ri, affin­ché la memo­ria dell’isola diven­ti sem­pre più patri­mo­nio condiviso.

Gli altri inter­ven­ti di ieri han­no con­fer­ma­to que­sta visio­ne. Ita­lo Cuc­ci ha intrec­cia­to il rac­con­to del bun­ker con i pro­pri ricor­di d’infanzia duran­te la Secon­da guer­ra mon­dia­le, sof­fer­man­do­si sul­le pre­zio­se pagi­ne del Resto del Car­li­no e del Cor­rie­re del­la Sera espo­ste all’interno del museo, gior­na­li degli anni 1938–1943 che rac­con­ta­no Pan­tel­le­ria nel pie­no del con­flit­to. Il sin­da­co Fabri­zio D’Ancona ha elo­gia­to la siner­gia tra Par­co e Asso­cia­zio­ne Bar­ba­ca­ne, men­tre Car­mi­ne Vita­le ha invi­ta­to a imma­gi­na­re il bun­ker non sol­tan­to come museo, ma anche come futu­ro spa­zio per spet­ta­co­li, incon­tri e ini­zia­ti­ve cul­tu­ra­li, sfrut­tan­do la straor­di­na­ria sug­ge­stio­ne dell’ipogeo.

Il bun­ker di Buk­ku­ràm – aper­to ai visi­ta­to­ri ogni gior­no a par­ti­re dal­le 18.30- nasce­va per pro­teg­ge­re gli uomi­ni dal­la guer­ra. Oggi, para­dos­sal­men­te, potreb­be pro­teg­ge­re la memo­ria del­la pace. Ed è for­se que­sto il desti­no più bel­lo che un bun­ker pos­sa avere.