Si terrà martedì 10 settembre 2024, alle ore 18.00 presso l’aula consiliare del Comune di…
I lettori scrivono, Salvatore Puccio: serve altro per il turismo a Pantelleria!
07/04/2026Carissimo/a editore,
la mia vuole essere una lettera aperta e non di critica partendo dalla realtà attuale dei cantieri in corso d’opera che hanno trasformato le strade in colabrodo in attesa del completamento e ripristino dei luoghi migliorati.
C’è un motto nel turismo che è legge e che va tenuto in alta considerazione e cioè: “un turista contento può fare venire 15 potenziali turisti, ma un turista che va via scontento, ne può fare perdere 30″ e questo col solo “passa parola”.
Quindi, prima di chiedere collegamenti a “Go Go”, bisogna analizzare la potenzialità dell’isola, la mancanza di manutenzione e la chiusura dei siti archeologici, le varie richieste di fruizione del mare e dei sentieri oltre ad individuare i potenziali clienti della bassa stagione che sembra siano gli abitanti del nord Europa e cioè Norvegesi, Svedesi, Finlandesi, islandesi, Danesi, Irlandesi che Non verrebbero MAI in alta stagione.
Fa pensare che si stanno per dare euro 80.000 in questa stagione all’ITA per un volo settimanale da Milano ed uno da Roma quando già venticinque/trenta anni fa le tre P (Ponzio, Perrone, Puccio) facevano 5 voli charter settimanali da Milano, Venezia, Bologna, Verona Roma e nello stesso periodo l ‘Alitalia faceva 4 voli settimanali due da Roma e due da Milano in concorrenza ed a prezzi accessibili per tutti e non avevamo contributi pubblici bensì vari tentativi di metterci il classico “Bastone fra le ruote”.
Concludendo, analizzare bene le richieste tenendo conto che le società aeree e di navigazione non ci collegano per beneficienza e debbono guadagnarci, diversamente alla prima occasione, ci abbandoneranno.
Bisogna creare l’artigianato. Fare continui corsi su come accogliere e che cosa offrire ad una clientela che da un’isola come pantelleria si aspetta un cibo e prodotti locali e vivere una vita bucolica dove il dammuso, i sentieri, la montagna ed il mare siano curati e fruibili e non ultimo che ci sia una classifica ufficiale dei dammusi che può andare dal modesto ad una stella (dammuso) e via via per finire al top con 5 dammusi e cioè come un 5 stelle alberghiero.
Sia i prodotti che i dammusi, che i ristoranti e quant’altro, potrebbero richiedere un marchio di qualità al Comune, al Parco fregiandosene ed i clienti essere garantiti sul prodotto e qualità da questi due enti.
Buon lavoro a chi vuole riuscire a risolvere i veri problemi che asfissiano l’isola.
Salvatore Puccio
Foto di Tommaso Brignone

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Quando penso al turismo pantesco, un’associazione di idee mi riporta a Manuncula, anziano fruttivendolo pantesco, padre di non so più quanti figli. Manuncula aveva perso una mano e un occhio durante, credo, la seconda guerra mondiale. In un’epoca in cui l’assistenzialismo ai danneggiati dalla guerra funzionava poco e male, seppur Manuncula conducesse una vita grama, continuava a sopravvivere con l’unica arte che conosceva, appunto facendo il fruttivendolo. I suoi prodotti non erano certo di prima scelta, anzi, al contrario, da lui trovavi frutta ai limiti dello scarto. Il turismo pantesco è questo: da sempre, dopo aver forzato l’economia a voltare pagina, gli operatori del settore, senza alcuna professionalità radicata culturalmente, insistono e sopravvivono vendendo un prodotto privo di sovrastrutture e di valorizzazione del territorio. La cosa grave è che la creazione di sovrastrutture e la valorizzazione del territorio dipendono sempre da scelte politiche affaristiche di parte. Mi sembra particolarmente assurdo lamentarsi oggi per la manutenzione delle strade, i siti archeologici chiusi, il denaro pubblico e privato finito dalle tasche comunali e degli operatori turistici in quelle delle compagnie aeree con la speranza di un vuoto per pieno che la crisi economica difficilmente permetterà, quando in realtà questa amministrazione comunale è stata voluta dagli stessi panteschi nella speranza vana che ripartendo da situazioni pregresse, si sarebbe potuto andare… avanti. Ma avanti dove, se la situazione è incredibilmente peggiorata a cominciare dall’accoglienza turistica? Altrettanto mi sembra assurdo vantarsi delle “tre P” come gloria dell’imprenditoria dell’epoca in cui non esisteva alcuna critica alla cura del territorio. Anzi al contrario, in quegli anni molte strade erano sterrate o non esistevano, la rete idrica nelle contrade era lungi dal venire, la nave ancorava al largo e si scendeva a terra con le lance. Quell’imprenditoria vendeva inconsapevolmente un’isola selvaggia e al tempo stesso ospitale: nulla di costruito ad hoc; semplicemente un territorio aspro e lontano dal concetto urbano di “natura”, mescolato a una cultura antropologicamente votata all’agricoltura e all’accoglienza. Le “tre P” hanno saputo vendere qualcosa che probabilmente nemmeno conoscevano. Oggi, dopo che la speculazione e l’affarismo politico ci ha messo le mani, quella Pantelleria non esiste più e mai potrà tornare. Nessuno sarà più in grado di “vendersi” come Manuncula.