8 marzo: più mimose per tutti… ma che c’è da festeggiare?

8 marzo: più mimose per tutti… ma che c’è da festeggiare?

08/03/2026 0 Di Laura Boggero

Più mimose per tutti… ma che c’è da festeggiare?

8 marzo, la cosiddetta Festa della Donna. E già la parola “festa” dovrebbe lasciarci perplessi. Perché le feste si fanno per i compleanni, le vittorie, le ricorrenze felici

di Lau­ra Boggero
Men­tre l’ 8 mar­zo, vie­ne rac­con­ta­to come la gior­na­ta del ricor­do di ope­ra­ie mor­te in fab­bri­ca, tra­ge­dia sim­bo­lo del­la con­di­zio­ne fem­mi­ni­le. Ed è la ver­sio­ne civil­men­te più impe­gna­ta, quel­la che dovreb­be gene­ra­re rifles­sio­ne e con­tri­zio­ne. Per­ché c’è anche chi, con più inco­scien­za e leg­ge­rez­za, si fer­ma all’allegria gial­la e pri­ma­ve­ri­le del­le mimose.

Comun­que sia, si trat­ta di una ver­sio­ne un po’ roman­za­ta del­la sto­ria. Fac­cia­mo un bre­ve excursus.
La gior­na­ta inter­na­zio­na­le del­le don­ne nasce all’inizio del Nove­cen­to nei movi­men­ti socia­li­sti e fem­mi­ni­sti euro­pei. Nel 1910, a Cope­na­ghen, la lea­der socia­li­sta Cla­ra Zet­kin pro­po­ne di isti­tui­re una gior­na­ta dedi­ca­ta ai dirit­ti del­le don­ne: voto, lavo­ro, rap­pre­sen­tan­za politica. 
Le pri­me cele­bra­zio­ni arri­va­no nel 1911 e si ten­go­no il 19 mar­zo in diver­si pae­si euro­pei. Poco dopo, il 25 mar­zo, infu­ria la tra­ge­dia ter­ri­bi­le (quel­la che oggi com­me­mo­ria­mo) dell’incendio del­la fab­bri­ca Trian­gle Shirt­wai­st a New York, in cui muo­io­no 146 lavo­ra­to­ri, per gran par­te donne. 
La data dell’ 8 mar­zo, inve­ce, entra uffi­cial­men­te nel­la sto­ria qual­che anno dopo, nel 1917, quan­do a San Pie­tro­bur­go le don­ne scen­do­no in piaz­za chie­den­do “pane e pace”. È la pro­te­sta che dà ini­zio alla rivo­lu­zio­ne russa.
Da allo­ra quel­la data è si è cri­stal­liz­za­ta nel calen­da­rio come sim­bo­lo del­le lot­te fem­mi­ni­li. Ma cosa è successo?
Una gior­na­ta nata per la riven­di­ca­zio­ne di dirit­ti, lavo­ro e par­te­ci­pa­zio­ne poli­ti­ca è sta­ta len­ta­men­te tra­sfor­ma­ta, col pas­sa­re dei decen­ni, in una cosa mol­to più ras­si­cu­ran­te: una festa con le mimose.
È il desti­no curio­so di mol­te idee for­ti. Col tem­po diven­ta­no più gen­ti­li, più deco­ra­ti­ve, più faci­li da dige­ri­re. Un po’ come se una pro­te­sta diven­tas­se un bouquet.
Ecco per­ché quan­do si dice “oggi festeg­gia­mo le don­ne”, biso­gne­reb­be fare un pen­sie­ro in più, che vada oltre il pur galan­te omag­gio floreale.
Se festeg­gia­te le don­ne come una spe­cie rara e pre­zio­sa che por­ta giu­bi­lo, come un feno­me­no for­tui­to del­la natu­ra che ha pro­dot­to crea­tu­re tan­to meri­te­vo­li di atten­zio­ne, sie­te fuo­ri stra­da. Se inve­ce vi ricor­da­te che que­sta gior­na­ta nasce da lot­te poli­ti­che, lavo­ro duro, parec­chia osti­na­zio­ne e resi­sten­za da ven­de­re, allo­ra for­se ha anco­ra un senso.
Le don­ne non han­no biso­gno di esse­re cele­bra­te come una cate­go­ria esotica.
Non sono una ricor­ren­za stagionale.
Sono sem­pli­ce­men­te metà del mon­do, con pre­gi e difet­ti indi­vi­dua­li. Quel­la metà che ha dovu­to lot­ta­re per cose che l’altra metà dava per scontate.
Poi, cer­to, rega­la­te pure le mimo­se: il limi­te tra cor­te­sia e reto­ri­ca è sot­ti­le e pos­sia­mo far fin­ta di igno­rar­lo, se il maz­zo­lin di fio­ri ci vie­ne por­to con sin­ce­ri­tà. Ma ricor­da­te che le don­ne non van­no cele­bra­te al dì di festa, ma pre­se mol­to sul serio tut­to l’anno.